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LAVORO - PUBBLICA AMMINISTRAZIONE ALL'INSEGNA INNOVAZIONE - MIN.DADONE: "IMPOSTAZIONE TAYLORISTICA STA TRAMONTANDO. FIL ROUGE : RESPONSABILITA'" .

(2019-10-01)

  "Come noto, il Governo italiano, e per esso, come EUPAE Italia, il Dipartimento della
Funzione Pubblica, ha assunto nel corso del 2017 la presidenza del Comitato
Settoriale Europeo sul Dialogo Sociale per le Amministrazioni Pubbliche Centrali e, in
questa veste, ha fortemente sostenuto l'iniziativa del CNEL riconoscendone la sua valenza
sociale.
Non esiste, infatti, identità europea senza una piena valorizzazione e una profonda
tutela della persona che lavora. Un principio ancora più importante, un baluardo di
civiltà in un’epoca in cui la globalizzazione economica e produttiva ha generato,
accanto a diffuso benessere, pesanti situazioni di sfruttamento e di compressione dei
diritti dei lavoratori in varie parti del mondo.
Tuttavia, nell’era della Quarta rivoluzione industriale non possiamo non porci il
problema del grande impatto della digitalizzazione sulle condizioni di lavoro, anche
nel settore delle Amministrazioni pubbliche. E non possiamo non cercare le strade
migliori per garantire una migliore conciliazione possibile tra vita professionale e vita
privata.

Per noi, infatti, al centro di ogni iniziativa e di ogni scelta c’è il lavoratore e il suo
progetto di vita. L’impostazione tayloristica sta tramontando e anche il pubblico
impiego deve prendere al volo il treno della modernizzazione. Esistono istituti di
conciliazione anche indipendenti dalla tecnologia, lo sappiamo, come l’orario
flessibile, il part-time, le varie forme di congedo. Tuttavia, modalità come il telelavoro
o il lavoro agile/smart working incarnano, da una parte, una sfida culturale e
organizzativa epocale sia sul piano individuale che collettivo, ma dall’altra
rappresentano un’occasione preziosissima per garantire maggiore sostenibilità
sociale e ambientale a tutto il sistema, con un evidente beneficio in termini di qualità
della vita del lavoratore, di annullamento delle emarginazioni geografiche o
comunque logistiche e persino di maggiore uguaglianza di genere sul fronte delle
opportunità professionali.

La realtà italiana ci insegna che i percorsi di innovazione, specie nel settore
pubblico, devono essere guidati e accompagnati. Il Field Study condotto nell’ambito
del progetto da Zoltan Vadkerti conferma questo dato. E il Governo italiano ne è
talmente consapevole da aver dedicato un vero e proprio dicastero alla
digitalizzazione.
Bisogna incoraggiare la svolta verso una visione del lavoro che sostituisca l’idea
dello scambio tra presenza fisica e salario con quella dell’obiettivo e della
responsabilità. Dobbiamo passare dalla logica dell’adempimento a quella del
risultato. Solo così si possono valorizzare i soggetti migliori, i bravi, quelli che
percepiscono la loro opera nella Pubblica amministrazione come un onore e una
missione.
La tecnologia in questo può essere decisiva. Tutte le ricerche dimostrano che forme
di smart working e lavoro agile accrescono la soddisfazione professionale, il senso di
appartenenza e, dunque, il rendimento, la produttività del lavoro.

Lo smart working, sulla base dei dati del Politecnico di Torino, coinvolge ormai
mezzo milione di lavoratori, che corrispondono complessivamente a circa il 13% della
forza lavoro impiegata nel settore privato: una grande azienda su 2 ne fa ricorso! Nel
lavoro pubblico hanno invece proceduto, con esperienze pilota, le più importanti
amministrazioni, a partire dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al Ministero
dell’economia e delle finanze, all’Inps, all’Inail, al Ministero dei Beni culturali, solo
per citarne alcune. Ma anche in questi casi si intuiscono importantissime potenzialità
di espansione, considerato che il 48% delle pubbliche amministrazioni si è dichiarato
favorevole ad avviare prestazioni lavorative in modalità “agile”.

Delocalizzazione e flessibilità organizzativa abbattono i costi del datore su vari fronti
e consentono al lavoratore di conciliare con più serenità, e minori spese, i tempi di
vita personale e professionale, con la possibilità, soprattutto per le donne, ma
ovviamente non solo, di far coesistere al meglio l’impegno sul lavoro con i carichi
familiari. L’impiego a distanza e digitalizzato si presta insomma quale immediato
strumento di sostegno alla genitorialità e in generale a coloro che hanno comunque
responsabilità di assistenza. Oltre a favorire l’accesso uguale di uomini e donne alle
posizioni apicali della Pubblica amministrazione.

Ma la digitalizzazione e il lavoro da remoto danno benefici enormi anche alla
comunità nel suo complesso: penso soprattutto alle esternalità ambientali, quindi alla
diminuzione di spostamenti casa-lavoro-casa, con un decongestionamento del
traffico e una riduzione delle emissioni inquinanti. Il beneficio riguarda, però, anche
il terreno economico e sociale: pensiamo ad esempio alla inevitabile diminuzione
degli incidenti stradali che vedremmo in parallelo alla riduzione del volume di traffico
e, di conseguenza, pensiamo pure alla minor spesa sanitaria connessa.
E’ così, anche così, che si costruisce la green economy cui noi puntiamo in modo
deciso. Ed è così, lo dico da ministro, che si persegue il nostro sogno di una Pubblica
amministrazione “zero emission”.

Non dimentichiamo poi le peculiarità di una realtà come quella italiana, fatta di
tanti piccoli o piccolissimi comuni e caratterizzata da frequenti deficit di carattere
logistico e infrastrutturale: la digitalizzazione può diventare il perno del rilancio per
quelle aree interne oggi colpite da un isolamento che sembra condannarle a una
morte lenta.

Certo, accanto alle grandi opportunità abbiamo il dovere di evidenziare i rischi
dell’innovazione sul lavoro. La flessibilità organizzativa può trasformarsi in invasività
dei tempi dedicati alla professione rispetto ai tempi di vita. La grande penetrazione
nella nostra esistenza dei più comuni strumenti tecnologici può causare, assieme alla
delocalizzazione, un aumento dell’intensità e probabilmente anche della quantità di
lavoro, in alcuni casi non pagato, che può portare a fenomeni indesiderati di stress
eccessivo, di alienazione e burnout. Senza dimenticare i pericoli sul fronte della tutela
della privacy.
Bisogna allora rendere credibile e tempestiva la valutazione del risultato finale, che
non può mancare, a pena del fallimento di questi nuovi modi di lavorare. Bisogna
garantire momenti di condivisione e socializzazione, e prevedere tempi di
disconnessione.

Insomma, le amministrazioni si stanno trasformando, si sta superando il modello
burocratico tradizionale e ci si muove verso una cultura di obiettivi e risultati.
In tal senso il Field Study e le Guidelines che vi accingete a varare in via definitiva
avranno il pregio di consegnare nelle mani di chi opera nelle amministrazioni centrali
di tutti i Paesi membri, dirigenza, responsabili delle risorse umane e sindacati, un
utile strumento per supportare adeguatamente i processi decisionali.
Io sono qui a testimoniare che l’Italia aderisce e intende sostenere fattivamente il
disegno Ue dell’Europa Sociale. Per noi la tecnologia deve essere al servizio della
sostenibilità e della qualità della vita di chi lavora. In definitiva, al servizio della
persona. (01/10/2019-ITL/ITNET)

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