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IMMIGRAZIONE - IDOS PRESENTA DOSSIER STATISTICO 2019 : PARADOSSO ITALIANO OLTRE UN MILIONE DI GIOVANI ITALIANI SENZA CITTADINANZA

(2019-10-14)

Stranieri in Italia e all’estero. E’ la condizione in cui si trovano i minori che da anni vivono e frequentano le scuole italiane, con cittadinanza di un Paese diverso e lontano, che non conoscono e di cui hanno sentito parlare indirettamente dai propri genitori. Un paradosso segnalato nelle anticipazioni del rapporto statistico sull’immigrazione,  curato da Idos in partenariato con “Confronti” e con il sostegno dell’8Xmille della Tavola Valdese, che sarà presentato e  distribuito gratuitamente al pubblico il prossimo 24 ottobre a Roma e in tutte le regioni e province autonome d’Italia.

Lo studio cade nel momento in cui è ripreso  l’iter legislativo, avviato il 3 ottobre scorso dalla Commissione Affari Costituzionali, che ha innescato, affermano i promotori dell’indagine, “un dibattito segnato da contrapposizioni ideologiche e strascichi polemici, spesso alimentati da un confuso inquadramento delle questioni”, che non tiene conto della realtà  oggettiva in cui versano quelli che il dossier definisce i minori “di seconda generazione”.

A fine 2018, il numero dei minori di genitori stranieri, che sono nati in Italia, è di oltre un milione, quasi il doppio rispetto al dato registrato nel 2011. All’inizio del2018 in Italia vivevano oltre 1,3 milioni di minori stranieri, cosiddetti di “seconda generazione”, dei quali il 75% nato nel nostro Paese e il 25% vi è giunto in tenera età. Tra questi, nell’anno scolastico 2017/2018 oltre 541 mila sono quelli che hanno frequentato la scuola in Italia, pari a due terzi (63,1%) dei circa 842 mila alunni stranieri complessivi presenti negli istituti di istruzione (9,7% degli scolari). La loro partecipazione ai percorsi scolastici è più significativa nelle scuole dell’infanzia (84,4%) e nelle primarie (75,2%). Le comunità coinvolte sono principalmente: cinese (82,3%), marocchina (76%) e quella tunisina (67%).

A prescindere da dove siano nati, lo studio sottolinea il paradosso in cui si trovano i giovani di “seconda generazione”, che si sono formati comunque in Italia, con “la cittadinanza di un Paese diverso e sovente lontano, nel quale spesso non sono mai stati o che hanno visitato solo in qualche breve vacanza, la cui lingua conoscono a volte in modo approssimativo e di cui hanno per lo più una conoscenza indiretta, attraverso i racconti e le foto dei genitori”. 

“E’ urgente riconoscere la cittadinanza italiana a questi giovani, perché sono parte integrante del presente e non solo del futuro del nostro paese – sostiene Claudio Paravati, direttore del Centro Studi e Rivista Confronti -; solo così potranno ridursi quei cortocircuiti identitari che ostacolano il percorso di crescita e integrazione nella società”.

Per Luca Di Sciullo, presidente del Centro Studi e Ricerche Idos, "l’incapacità di riformare, in 27 anni dal suo varo, la legge sulla cittadinanza già nata anacronistica, che agevola l’acquisizione per chi, pur volendo restare all’estero, vanta ascendenze di sangue addirittura precedenti all’Unità d’Italia e la sbarra a persone nate e insediate in Italia giunte alle terze generazioni, può finalmente risolversi ora a condizione che una visione realistica comune prevalga su sterili prese di posizioni ideologiche”. (14/10/2019 - ITL/ITNET)

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