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LAVORO - MORTI BIANCHE - DETTORI (CGIL) 17.000 VITTIME IN 10 ANNI. COORDINARE FORZE IN CAMPO. MIN. CATALFO (LAVORO): PERCORSO COMUNE E CONDIVISO. PIU' VIGILANZA. LANDINI: I NUOVI RISCHI"

(2019-10-15)

Integrazione delle banche dati, un'azione comune e condivisa tra i protagonisti che a vario titolo e competenze intervengono sulla prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro e un'adeguata formazione rivolta a tutti i lavoratori e le lavoratrici, sono gli assi su cui impostare una strategia nazionale per combattere il fenomeno degli infortuni e delle malattie professionali. "Strategia nazionale che l'Italia non ha mai avuto. Segno di una disattenzione su questi temi",  ha detto Rossana Dettori, segretaria nazionale della Cgil aprendo il dibattito alla conferenza “Cambiamento è... lavoro, sicurezza, prevenzione: le proposte della Cgil”, che ha chiuso il ciclo delle Giornate del lavoro promosse dalla confederazione. "Colmare questa lacuna significherebbe rendere davvero il nostro sistema paese conscio dei danni provocati dalla mancata prevenzione e dalla competizione basata sull'abbassamento dei diritti e delle tutele delle lavoratrici e dei lavoratori”.

Nel sottolineare come sia inaccettabile il dato impressionante di 17 mila vittime del lavoro, registrato negli ultimi dieci anni, Dettori ha indicato alcune proposte per invertire questa tendenza drammatica e rivolgendosi al governo ha lanciato un appello affinché faccia "tutto ciò che è in suo potere per dotare finalmente il nostro paese di una vera e propria strategia nazionale per la salute e la sicurezza sul lavoro in linea con l'Europa.” "Dotarsi di una strategia come sistema-paese - ha precisato - significherebbe definire le politiche di prevenzione da attuare, le risorse da impiegare, le sinergie da creare, gli obiettivi da raggiungere e i sistemi di valutazione di percorso e di risultato da impiegare, potendo tracciare nel perimetro temporaneo della strategia piani e programmi annuali di interventi mirati”.

Per far questo, la Cgil indica una strada, che è quella di "un coordinamento tra tutte le forze in campo, gli enti preposti e le parti sociali a sostegno” e il potenziamento del sistema istituzionale su salute e sicurezza, anche prevedendo l'applicazione integrale e senza eccezioni da parte delle Regioni dell'articolo 13, cioè l'utilizzo dei proventi delle sanzioni per un'efficace azione di prevenzione”. Questo percorso comprende anche “l'applicazione della normativa del testo unico ai settori ancora esclusi dall'articolo 3; si tratta di comparti di assoluta rilevanza come l'università, il mondo della scuola e della ricerca.

Il sindacato, ha precisato la sindacalista continuerà “il confronto col governo a partire da quelle che sono state le nostre richieste iniziali e partecipando ai tavoli tematici che si incardineranno soprattutto intorno alle priorità”; da questo punto di vista “abbiamo apprezzato che la prima delle iniziative del nuovo governo sia stata la scelta di partire dal tema della sicurezza sul lavoro e che tale percorso sia stato iniziato coinvolgendo ad unico tavolo tutti i soggetti istituzionali e sociali interessati”.

Tra i nodi da affrontare subito per la Cgil c’è quello della vigilanza sui luoghi di lavoro “attraverso una più chiara attribuzione delle competenze tra Stato e Regioni, superando farraginosità e disorganizzazione e affermando finalmente un giusto coordinamento dell'attività ispettiva. In quest'ottica sarebbe importante recuperare il ruolo delle parti sociali e favorire loro più alti livelli di partecipazione”.  Occorre poi “avviare una campagna di assunzioni di ispettori del lavoro e di medici del lavoro”, assunzioni di tecnici della prevenzione “che vadano a colmare i vuoti di organico determinatisi negli ultimi anni a causa del mancato turnover e che amplino l'efficacia e il raggio della vigilanza stessa e della prevenzione”. Per far questo servono “stanziamenti di risorse mirati e di livello sufficiente: non è accettabile non avere ispezioni e non garantire efficaci controlli per la carenza di personale nei diversi enti che ne sono deputati”.

Altro punto nodale per una strategia nazionale è quello della formazione, che deve coinvolgere "tutti i lavoratori e le lavoratrici, superando i comportamenti elusivi delle azioni che sono spesso la causa di molti incidenti sul lavoro e di molte malattie professionali". Sulla necessità di predisporre una buona formazione è intervenuto il direttore generale dell'Inail, Massimo Lucibello, che ha avanzato la proposta di fissare degli standard formativi nazionali, a cui le Regioni devono adeguarsi. Un percorso per il quale l'Inail stesso si candida a realizzare.

C'è bisogno del contributo di tutti gli attori che a vario titolo e competenze intervengono sul tema della prevenzione e sicurezza del lavoro. A ribadirlo è stato il ministro del lavoro, Nunzia Catalfo che ha parlato di "un dovere morale ed etico, prima che politico", intervenire tempestivamente su questi temi. Per questo, è necessario "avviare un percorso comune e condiviso con sindacati e istituzioni seguendo alcune direttive: integrare le banche dati sulla sicurezza; fissare un rating per le imprese che segnali le più virtuose; aumentare la vigilanza insieme a Inps, Asl, Agenzia nazionale del lavoro. 

Per Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, che ha concluso il dibattito della mattina, è necessario che, nell'impostare  un'adeguata formazione rivolta a tutti i lavoratori e a tutte le lavoratrici, non soltanto dipendenti, sia posto il giusto accento anche sui nuovi rischi legati alle innovazioni produttive e ai nuovi prodotti. Le imprese, ha detto, devono assumersi la responsabilità della prevenzione e della sicurezza sin dall'inizio della fase di progettazione delle macchine. (15/10/2019-ITL/ITNET)

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