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CULTURA ITALIANA NEL MONDO - FRANCIA - ANTEPRIMA RASSEGNA DI LUCA GIORDANO A PARIGI A COLLOQUIO CON CURATORI BELLENGER (DIRETT.CAPODIMONTE) E CAUSA (SUOR ORSOLA BENINCASA)

CULTURA ITALIANA NEL MONDO - FRANCIA - ANTEPRIMA RASSEGNA DI LUCA GIORDANO A PARIGI A COLLOQUIO CON CURATORI BELLENGER (DIRETT.CAPODIMONTE) E CAUSA (SUOR ORSOLA BENINCASA)

(2019-11-04)

  Prosegue la politica di promozione e di internazionalizzazione del prezioso Museo napoletano di Capodimonte, fortemente sostenuta dal suo direttore Sylvain Bellenger.
Dopo la mostra su Vincenzo Gemito  ( http://www.italiannetwork.it/news.aspx?id=59531), che ha recentemente inaugurato la ‘Stagione Napoletana’ a Parigi, arriva ora nella Ville Lumiere, sempre al Petit Palais, la grande rassegna su Luca Giordano (Napoli 1634 -1705).

“Christophe Leribault, Direttore del Petit Palais, dopo una visita a Napoli aveva espresso il desiderio di organizzare una mostra su Vincenzo Gemito o su Luca Giordano. Alla fine le abbiamo fatte entrambe, mettendo a punto anche un programma di incontri musicali edi appuntamenti cinematografici tutti dedicati a Napoli,”  afferma in un'intervista in anteprima ad Italian Network Sylvain Bellenger, che  approfondisce lo spirito dell'iniziativa:

“L’intento è promuovere all’estero il Museo Capodimonte, un'istituzione museale generosa che concede molti prestiti ma la cui identita’ non e’ riconosciuta e conosciuta come dovrebbe".

” Quella su Luca Giordano - precisa Bellenger - è  la prima mostra allestita in Francia. Un  riconoscimento dovuto. Pure essendo stato invitato da Luigi XIV a decorare gli appartamenti del Castello di Fontainebleau, in realtà  Luca Giordano non si e' mai recato in Francia. Tuttavia non sono pochi gli artisti francesi che lo hanno apprezzato nel corso dei loro soggiorni napoletani e si sono ispirati a lui. E non sono poche le opere di questo grande artista presenti nelle collezioni francesi. La particolarita’ di questo evento espositivo e’, quindi, proprio quella di riunire insieme i numerosissimi lavori di Giordano conservati nei musei d'oltralpe,  come quelli custoditi presso il museo di Brest, di Chambery o del Louvre".
"Accanto a questi dipinti ci saranno naturalmente le sue opere provenienti da raccolte italiane, molte da Napoli, e altre prestate dal Prado che illustreranno il suo periodo spagnolo. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che Giordano visse per dieci anni alla corte di Carlo II,” ha precisato Bellenger

Sulla brillantissima carriera di Luca Giordano si e’ soffermato anche Stefano Causa, curatore scientifico della mostra e professore all'Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli.
“E' stato  il pittore piu’ famoso, eclettico e talentuoso della seconda meta’ del Seicento. Un artista grandissimo che si impose in tutta Italia e anche all’estero diventando ricchissimo. Era, in effetti, anche un abile amministratore di denari, un imprenditore capace di autopromuoversi e ben inserito socialmente.
Un artista, tra l’altro, velocissimo che produsse tantissimo, piu’ di 5.000 opere. Non a caso era chiamato Luca Fa Presto,” ha spiegato Causa ammettendo che oggi, pur essendo molto studiato, Giordano e’  limitatamente conosciuto dal grande pubblico.  "Forse dipende dal fatto che Giordano, se paragonato ad altri artisti come magari Caravaggio, ha avuto una vita molto tranquilla. Non e’ stato un personaggio. E ieri come oggi hanno piu’ fortuna gli artisti maledetti.  Diversamente da Caravaggio,  per fare un esempio, prosegue Causa, Giordan ha elaborato una pittura per nulla realista, ricca di effetti speciali. Una pittura, poco accademica, dove la vita viene trasfigurata. Non e’ un caso che Giordano prediliga l’affresco che offre ampie pareti. Succede cosi’ che nel Settecento Luca Giordano viene completamente rimosso, dimenticato da tutti ma non dai francesi, pero',  che presero a copiarlo” ha aggiunto Causa.

Allestita cronologicamente con dei focus su alcuni generi come i ritratti, le opere religiose e quelle profane, la mostra allinea circa un centinaio di opere: un nucleo di lavori che permette di apprezzare la sua evoluzione stilistica e la sua capacita’ di assimilare le innovazioni del suo tempo passando dal tenebrismo di Ribera al barocco per arrivare infine ad elaborare delle ‘formule’ originali che sedussero tutti i suoi contemporanei

"Se indubbiamente all'inizio Giordano ha guardato molto Jusepe de Ribera, il celebre pittore spagnolo di nascita ma napoletano di adozione, e poi Lanfranco, con il tempo l'artista si avvicina ai maestri veneziani come Tiziano, Tintoretto, Veronese e anche a Pietro da Cortona e Domenichino,” fa presente Causa. “C'é una cosa, pero’, che stupisce: nessuno ha raccolto la sua eredita’. L’unico grande pittore che diversi decenni dopo lo ha capito e’ stato Goya, che ha ripreso la sua scrittura libera, improvvisata” ha precisato Causa.

Tra i dipinti piu’ rilevanti presenti lungo il percorso al Petit Palais l' "Apollo e Marsia", alcuni autoritratti, "Cristo davanti a Pilato", "Lucrezia e Tarquinio", "Ecce Homo", "Il sacrificio di Isacco", "San Gennaro che intercede per i malati di peste", "Arianna abbandonata", la "Crocefissione di San Pietro", il "Martirio di San Sebastiano", alcune "Veneri", "Diana ed Endimione", e "Bacco e Arianna". Gli ultimi due freschi di restauro.

Insieme ai dipinti la mostra propone anche un corpus di disegni, una produzione non molto nota che rivela un tratto veloce, ricco di inventiva e poesia, e una curiosita’ che porta l’artista a avvicinarsi tanto all’antico quanto alle composizioni rinascimentali ed a quelle piu’ contemporanee. 

"La produzione grafica di Giordano e’ fondamentale e notevolissima - stigmatizza Causa -  e si può affermare che egli fu uno dei piu’ grandi disegnatori del suo tempo. Purtroppo ci sono giunti pochi disegni. Se i dipinti che sono pervenuti sono  3.000-4.000, i suoi disegni sono neanche un centinaio. Molti, infatti, considerati poco rilevanti, sono andati distrutti. La mostra ne propone una ventina provenienti per lo piu’  provenienti dal Gabinetto di stampe di Capodimonte e del Louvre,”  conclude Causa.

Tra i disegni, da segnalare "Santa Cecilia circondata dagli angeli", "Giuditta con la testa di Oloferne",  e "Susanna e i vecchioni", un lavoro dalla particolare iconografia.

La mostra 'Luca Giordano (1634-1705). Il trionfo della pittura napoletana’ si apre il 14 novembre per chiudersi il 27 febbraio 2020. Ad aprile la retrospettiva sara’ allestita, con alcune modifiche, al Museo Capodimonte di Napoli. Un'occasione in più per visitare le opere dello splendido Museo napoletano. ((04/11/2019 - Letizia Guadagno- ITL/ITNET - copyright: e' fatto obbligo citare la fonte)

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Nato a Napoli il 18 Ottobre 1634, Luca Giordano studia nella sua città natale nella cerchia di Jusepe de Ribera. Dopo la sua prima opera, datata 1651,  prosegue nella notevole produzione di lavori ad olio e in affresco per chiese e palazzi.
Veloce nell’esecuzione, si dice abbia dipinto una Pala d'Altare di grandi dimensioni in un solo giorno.

Nel 1652 si reca a Roma, dove viene in contatto con l’ambiente di Pietro da Cortona la cui influenza è evidente nell'enorme affresco sul soffitto della Sala da Ballo di Palazzo Medici-Riccardi di Firenze, eseguito da Luca Giordano dal 1682 al 1686.
Molto interessato alle realizzazioni dei famosi pittori veneti, nel 1667 si reca a Venezia dove ammira in modo particolare gli affreschi di Tiziano Vecellio (1480-1576) che gli fornisce l'esempio di una pittura maggiormente  decorativa.

Nel 1692 viene invitato da Carlo II in Spagna dove realizza il ciclo di affreschi all’Escorial (considerati i suoi migliori lavori del periodo), al Cason di Buen Retiro, nella Sagrestia della Cattedrale di Toledo e nel Monastero di Nostra Signora di Guadalupe. 
Al Museo del Prado a Madrid, sono conservati 50 quadri, dipinti in Spagna, che testimoniano la sua instancabile energia.

Nel 1702 torna a Napoli dove esegue la sua ultima grande opera, il soffitto della Cappella del Tesoro della Certosa di San Martino, e delle tele per la chiesa di Santa Maria Egiziaca a Forcella. Luca Giordano muore a Napoli il 3 gennaio 1705.

Purtroppo, molti affreschi di Luca Giordano sono stati distrutti o danneggiati durante Seconda Guerra Mondiale tra cui il grande ciclo di San Benedetto del 1677 nell'abbazia di Montecassino. (04/11/2019 - Letizia Guadagno- ITL/ITNET - copyright: e' fatto obbligo citare la fonte).

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