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CULTURA ITALIANA NEL MONDO - FALSI D'ARTE - ALL' ATENEO DI ROMA TRE MOSTRA DI CAPOLAVORI "FALSI" SEQUESTRATI DAL COMANDO CARABINIERI PER LA TUTELA DEL PATRIMONIO CULTURALE

(2019-11-23)

Capolavori del Novecento sì, ma falsi. E allora come fare a distinguerli dagli originali
senza essere un esperto d’arte? Quali sono gli artisti più contraffatti? Quanto vale
il mercato nero del falso nell’arte?

A queste e altre domande risponde la mostra In difesa della bellezza allestita presso il
foyer dell’Aula Magna della Scuola di Lettere Filosofia Lingue dell’Università Roma Tre
e visitabile gratuitamente  fino al 18 dicembre.

L’arte materica di Burri con il suo Sacco, quella tecnologia e multimediale di Schifano,
quella espressionista di Sironi, quella futurista e rivoluzionaria di Balla e quella del
macchiaiolo Fattori con la sua Maremma toscana. Sono alcune delle 108 opere sequestrate
dai Nuclei del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC) ed
analizzate da studenti, docenti ed esperti del Laboratorio del falso dell’Università Roma Tre
ed esposte in mostra assieme ai primi risultati dello studio condotto sulle stesse.
“Una mostra – ha dichiarato il Rettore Luca Pietromarchi - prodotta dal Laboratorio del
falso che esalta le attività dei nostri master dedicati alla tutela del patrimonio culturale,
che sono a loro volta dei modelli di dialogo tra scienze umanistiche e scienze applicate,
nonché di collaborazione tra l’istituzione universitaria e l’Arma dei Carabinieri”.

In occasione del cinquantennale d’istituzione del Comando Carabinieri per la Tutela
Patrimonio Culturale il Rettore Pietromarchi ha consegnato al Comandante dei Carabinieri
TPC la targa al merito per l’alto ruolo svolto dal Comando stesso nella formazione
universitaria.

“L’arte – ha sottolineato il Gen.B. Roberto Riccardi, Comandante dei Carabinieri per la
Tutela Patrimonio Culturale - ha un valore che trascende qualunque stima economica, è
l’espressione della creatività umana, un sentiero luminoso che illumina il cammino della
Storia. Alterare quel valore è gettare il buio sulla luce. Perciò ritengo che il “Laboratorio
del falso” sia uno strumento prezioso, un’iniziativa lodevole e intelligente che va portata
avanti con il massimo impegno”.

Non solo dipinti su tavola, tela, carta, ricami e opere polimateriche d’arte contemporanea,
ma anche sculture ispirate al sacro e alla cultura giapponese, insieme a proiezioni in 3D
in una sezione multimediale ad hoc, curata dal Laboratorio geocartografico “Giuseppe Caraci”
del Dipartimento di Studi Umanistici di Roma Tre.

La diversa tipologia dei materiali falsificati, allusivi ad epoche ed aree geografiche diverse
(avori, superfici dipinte, leghe metalliche, pietre dure), ha richiesto approcci differenziati e
propri sia della diagnostica umanistica che di quella tecnologico-scientifica. Dalla
falsificazione di reperti archeologici (ceramiche, bronzetti, monete, affreschi) a quella di
famosi artisti contemporanei, che rimandano allo sviluppo storico della cultura euro-
mediterranea, fino alla più problematica valutazione della contraffazione di oggetti
pertinenti all’area asiatica, il percorso della mostra propone 7 sezioni tematiche: 1) Un
fenomeno da contrastare ad ampio raggio; 2) Autentici, falsi, pasticci; 3) Oltre i confini
disciplinari: lo sguardo sull’opera e dentro l’opera; 4) La difficoltà di distinguere tra vero e
falso; 5) Simulare cronologie, materiali e tecniche; 6) Danni culturali e danni economici del
falso nell’arte: casi di studio; 7) Il “peggio” e il “meglio” tra i falsi in mostra.

La presenza di nuclei consistenti di opere a firma dello stesso artista, ha permesso un’analisi
comparata dei dati. Una particolare attenzione è stata dedicata allo studio delle tecniche di
esecuzione, compreso l’esame grafologico delle firme e di altre iscrizioni presenti sul retro di
alcune opere, nonché alle ricerche d’archivio.
Attraverso la sintesi degli apparati didattici e la visione delle opere in mostra il visitatore
potrà quindi cogliere gli aspetti principali di un fenomeno, complesso e insidioso, che
bisogna conoscere per non farsi ingannare.

Il “Laboratorio del falso”, istituito presso il Dipartimento di Studi Umanistici (DSU) – Università
degli Studi Roma Tre, opera in sinergia con Laboratori del Dipartimento di Scienze (Spettroscopia
Raman, LIME, LASR3) dello stesso Ateneo, con enti esterni (INFN – Laboratori Nazionali di Frascati,
Roma, e Laboratori Nazionali del Sud, Catania; ArsMensurae), con Uffici del Ministero per i beni e
le attività culturali e per il turismo, con la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra e nell’ambito
del Distretto Tecnologico beni e attività Culturali (DTC) della Regione Lazio.

Sono stati coinvolti nello studio dei materiali, nella redazione degli apparati didattici e nella
comunicazione dei contenuti della mostra, studenti e docenti di Master di secondo  livello
attivi presso l’Università degli Studi Roma Tre, Dipartimento di Studi Umanistici (“Esperti nelle
attività di valutazione e di tutela del patrimonio culturale” e “Strumenti scientifici di supporto
alla  conoscenza e alla tutela del patrimonio culturale”), di Corsi di Alta Formazione attivi
presso l’Università degli Studi Roma Tre, Dipartimento di Scienze (“Diagnostica per i beni
culturali”) e presso l’Università della Tuscia, Dipartimento di Scienze Umanistiche, della
Comunicazione e del Turismo (“Storyteller e content curator. Strategie narrative per la
valorizzazione del patrimonio culturale”). (23/11/2019-ITL/ITNET)

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