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UNIVERSITA' ITALIANE NEL MONDO - A PARMA CONVEGNO SU "FROM MOLECULES TO DEVICES" PROMOSSO DAL DIPARTIMENTO DI SCIENZE CHIMICHE, DELLA VITA E DELLA SOSTENIBILITA'"

(2019-12-16)

Si è svolto il 6 dicembre scorso all’Università di Parma il Workshop "From molecules to devices", organizzato da Maria Careri, docente di Chimica Analitica nel Dipartimento di Eccellenza di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale dell’Ateneo di Parma e coordinatrice del Gruppo di lavoro “Dalle molecole ai dispositivi”, istituito nell’ambito di un progetto ministeriale finanziato dal MIUR.

Organizzato congiuntamente a “Bioanalitica 2019”, giornata scientifica del Gruppo di Bioanalitica della Divisione di Chimica Analitica della Società Chimica Italiana, l’evento ha registrato la presenza di oltre 80 iscritti e il coinvolgimento di studiosi impegnati nel campo della ricerca sulla realizzazione di dispositivi e sistemi “smart” basati su materiali innovativi con impiego di biomolecole o di recettori biomimetici per la sensoristica e per strumentazione analitica avanzata.

Come ha sottolineato Giorgio Dieci, Direttore del Dipartimento SCVSA, questa è stata la prima iniziativa congressuale organizzata nell’ambito del progetto del MIUR che prevede la creazione di un laboratorio interdisciplinare (COMP-HUB) la cui missione è "Merging chemical and biological complexity”. Le attività di COMP-HUB si sviluppano attorno a cinque sfide di innovazione di notevole portata di tipo interdisciplinare che identificano ciascuna un gruppo di lavoro.

Una delle cinque sfide in termini di innovazione è stata proprio quella affrontata dal gruppo di lavoro “Dalle molecole ai dispositivi”, che, come sottolineato da Maria Careri, ha discusso le nuove frontiere nel campo di dispositivi molecolari sensoristici sviluppati grazie all’apporto sinergico delle nanotecnologie e delle biotecnologie all’implementazione di nuovi strumenti diagnostici. Le tematiche hanno spaziato dall’impiego delle nanotecnologie, dei nanomateriali e delle tecnologie wireless per lo sviluppo di sensori miniaturizzati per diagnostica clinica all’impiego di tecnologie per la microfluidica digitale. Punto nodale per lo sviluppo di dispositivi sensoristici applicati alla diagnostica clinica e al “Point-of-Care Testing” è l’integrazione di diverse discipline, chimica analitica e chimica supramolecolare, fisica, biologia, scienza dei materiali e ingegneria elettronica.

L’interdisciplinarietà che ha contraddistinto il Workshop si è riflessa in un ricco programma con contributi di studiosi di varie discipline provenienti da varie Università ed Enti di ricerca italiani. Dopo la conferenza plenaria di Luca Prodi, dell’Università di Bologna, sulle nanotecnologie per tecniche sensoristiche e di imaging, hanno suscitato interesse le relazioni di Salvatore Iannotta di IMEM-CNR di Parma e di Francesco Baldini dell’IFAC-CNR di Firenze su dispositivi “smart” di sensoristica bioelettronica e ottica per la diagnostica, così come quelle di Ilaria De Munari e Stefano Selleri del Dipartimento di Ingegneria e Architettura dell’Ateneo su biosensori portatili wireless con tecnologia IoT e su dispositivi ottici innovativi per la diagnostica portatile.

È stata apprezzata anche la conferenza plenaria sui sensori impiegati nella tecnologia dei “nasi elettronici”, tenuta da Wolfgang Knoll, Managing Director dell’Austrian Institute of Technology di Vienna e Visiting Professor dell’Università di Parma.

La prof.ssa Careri ha sottolineato come abbia destato interesse, animando un vivace dibattito tra i partecipanti, la Tavola Rotonda sul tema “From Molecules to Sensing Devices nel Dipartimento di Eccellenza”. A questo momento di confronto del Dipartimento sul tema dei dispositivi molecolari, nel quale hanno portato la loro testimonianza i docenti Roberto Corradini, Enrico Dalcanale e Marco Giannetto del Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale, hanno partecipato numerosi altri relatori facendo emergere la complessità del tema dei dispositivi sensoristici, evidenziando le difficoltà connesse non solo alla loro realizzazione, ma anche alla loro verifica e validazione se applicati all’ambito clinico. L’obiettivo della ricerca sui “sensing devices” in futuro deve quindi andare oltre e comprendere il coinvolgimento di pazienti e del mondo clinico. (16/12/2019-ITL/ITNET)

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