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LAVORO - FORMAZIONE P.A. - A CHE PUNTO E' LA TRASFORMAZIONE DIGITALE DEL NOSTRO PAESE ?

(2020-01-28)

A che punto è la trasformazione digitale della P.A. in Italia al fine di favorire lo sviluppo del Paese ?  La risposta viene dall'Annuale report di FPA, società del gruppo Digital360, che ha analizzato lo statu quo dell'innovazione nella Pubblica Amministrazione italiana, con un focus su lavoro pubblico, Open Government, programmazione europea, sanità, politiche per le città, procurement pubblico e trasformazione digitale.

Secondo quanto affermato da  Gianni Dominici, Direttore Generale di FPA "Sono stati razionalizzati i processi ed è stata condivisa una visione di futuro ma ora c'è bisogno di persone competenti e motivate messe in condizione di fare cose straordinarie". In sostanza: il processo è proseguito. Tuttavia, poichè progredisca, avrà necessità di essere incentivato.

Anche se nell’indice di digitalizzazione della Commissione Europea (Desi) l’Italia si colloca ancora al 24º posto fra 28 Stati membri, nel 2019 sono stati accelerati diversi processi per la digitalizzazione. A fine dicembre 2019 l’Anagrafe nazionale per la popolazione residente (Anpr) ha superato i 5.300 comuni subentrati (erano circa 1.500 alla fine del 2018); il Sistema pubblico di identità digitale (Spid) ha raggiunto 5,4 milioni di identità digitali erogate al 1° dicembre 2019 (+2,2 milioni rispetto a inizio anno); a dicembre 2019, le transazioni su PagoPA si attestano a oltre 70 milioni, corrispondenti a 11,1 miliardi di euro incassati (a fine 2018 erano 2,8 miliardi).

È stata lanciata in fase di test l’app per i servizi pubblici “IO” ed è entrata del vivo della strategia italiana per il Cloud della PA.  E' stato istituito il Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione, a guida Paola Pisano,  ha lanciato la Strategia per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione del Paese.

Lo sblocco del turnover porterà ad assumere 450mila – 500mila nuovi lavoratori pubblici nei prossimi tre anni. Pur in una situazione di incertezza sul rinnovo contrattuale e nello stallo del processo di riforma della PA, una buona notizia dopo la costante riduzione del personale pubblico (193mila unità in meno in 10 anni), con un’età media arrivata a 50,6 anni, il sempre maggiore ricorso a figure flessibili (340mila i precari) e la grave carenza di competenze: i laureati nella PA italiana sono il 39,4%, il tasso più basso in Europa, e ciascun dipendente ha usufruito nell’anno di poco più di una giornata di formazione.

In questo contesto, però, i piani di assunzione dovranno essere calibrati sui reali fabbisogni del personale e legati al piano di performance dell’amministrazione. Le PA devono organizzarsi velocemente per effettuare rilevazioni dei fabbisogni, bandire concorsi in grado di testare anche competenze soft, svolgere quanto prima le selezioni. Poi bisogna potenziare la formazione, realizzare valutazioni delle performance (fino a oggi appiattite sulla produttività individuale) e garantire la piena diffusione dello Smart Working, spesso non ancora considerato una filosofia manageriale..(28/01/2020-ITL/ITNET)

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