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IMPRESE ITALIANE NEL MONDO - TUTELA MARCHI E BREVETTI - TUTELA ARRIVA ANCHE CON ARBITRATO INTERNAZIONALE E MEDIAZIONE

(2020-02-27)

  La proprietà intellettuale è un tema trasversale, con un alto potenziale di controversie, che spesso non vanno in giudizio, perché le parti, per motivi di riservatezza, questioni di tutela di immagine e esigenze nella rapidità della decisione finale, tendono a negoziare.

Per risolvere le controversie legate alla proprietà intellettuale la soluzione ideale è nell’arbitrato e nella mediazione, per riservatezza, tutela dell’immagine e rapidità nella decisione. Lo afferma la Camera di Commercio
Ad oggi sono strumenti ancora poco conosciuti nella materia della proprietà intellettuale, ma quando utilizzati i risultati sono positivi

Un caso su due di mediazione in Camera Arbitrale arriva all’accordo in un tempo minimo di 24 ore Oltre 950 mila euro è il valore medio dei casi di mediazione in materia di proprietà intellettuale

L’arbitrato è preferito dagli stranieri: quasi la metà è internazionale 

Le fattispecie piu' numerose: risoluzione del contratto di licenza e distribuzione del marchio e del know-how, diritto di esclusiva, violazione del diritto d’autore, confondibilità dei marchi, tutela del design, coesistenza di marchi sono alcune delle materie del contendere, gestite con i servizi di arbitrato e mediazione dalla Camera Arbitrale di Milano, società in-house della Camera di commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi. 

Gli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie in queste materie sono ad oggi ancora poco conosciuti e quindi poco diffusi, ma quando vengono utilizzati dagli avvocati e dalle parti i risultati sono positivi.

In 5 anni (2014-2018) sono stati 25 i casi di mediazione in materia di proprietà intellettuale (l’accordo è avvenuto nel 42% dei casi; tempo minimo dell’accordo 24h in un caso di diritto di privativa per lo sfruttamento di un’immagine, tempo massimo 1 anno per coesistenza di marchi). 952 mila euro è il valore medio delle controversie in mediazione.

Sono stati  22 i casi di arbitrato in materia di proprietà intellettuale, nel 40% dei casi si è trattato di un arbitrato internazionale (con almeno una delle parti straniera), 1 arbitrato su 4 in lingua inglese.
Proprietà intellettuale e arbitrato e mediazione hanno un forte legame, come si vede anche dalle relazioni che intercorrono tra Camera Arbitrale di Milano con gli organismi europei e internazionali in materia di tutela di marchi e brevetti. Camera Arbitrale ha un proprio rappresentante nello Stakeholders advisory board di EUIPO (l'ufficio dell'Unione Europea per la proprietà intellettuale, incaricato di gestire i marchi dell'Unione europea e i disegni e modelli comunitari registrati).
Il  23 gennaio scorso si è tenuta in Camera di commercio la prima Conferenza Camera Arbitrale di Milano e il Centro Arbitrato e Mediazione dell'WIPO (organizzazione mondiale su IP) che hanno affrontato il tema della protezione dei diritti di proprietà intellettuale in un mercato globalizzato, in particolare per i titolari di proprietà intellettuale italiani ed europei che muovono i primi passi verso l'internazionalizzazione.

E C'E' ANCHE LA POSSIBILITA' DI MEDIAZIONE  WIN WIN VIA SKYPE - IL CASO: ITALIA/CINA

La mediazione in materia di proprietà intellettuale è ancora poco conosciuta, ma quando utilizzata i risultati sono positivi, con soluzioni rapide e su misura. E’ quanto succede nei rapporti tra una designer italiana e un’azienda cinese che ricorrono alla mediazione in Camera Arbitrale di Milano per dirimere una controversia internazionale sulla violazione dei diritti di proprietà intellettuale. L’accordo viene raggiunto in 3 ore, via Skype, con la massima soddisfazione per entrambi. A fronte di richieste iniziali esclusivamente economiche, con posizioni inconciliabili e che avrebbero portato alla rottura definitiva dei rapporti commerciali, l’accordo raggiunto prevede una soluzione creativa e soddisfacente per entrambi: la designer può ampliare il suo portafoglio clienti e l’azienda può contare sulla collaborazione di una designer che con le proprie creazioni contribuisce ad accrescere il fatturato aziendale.

Le parti sono Marcella  una designer italiana di tessuti e una azienda cinese, la Xpo Foshan Textile, ((ndr: nome di fantasia), azienda cinese che produce e vende all’ingrosso tessuti per arredamento di alta qualità. Tra la designer e l’azienda intercorre un rapporto contrattuale, con esclusiva, protrattosi con reciproca soddisfazione, sino a interrompersi bruscamente 3 anni dopo, a causa delle difficoltà finanziarie in cui versa la società.

Un anno dopo, visitando il sito web di un Fiera di settore in Cina -Shenzen Home Fair-  Marcella si accorge che la Xpo Foshan Textile ha prodotto tessuti utilizzando le proposte che la designer aveva inoltrato prima dell’interruzione del rapporto contrattuale e per le quali non aveva percepito compenso. 
A seguito di una diffida dell'avvocato di Marcella e dopo una serie di proposte economiche, non andate a buon fine, il legale di Marcella invia una domanda di mediazione al servizio di mediazione della Camera Arbitrale di Milano. Xpo Foshan accetta e viene esperito un tentativo di mediazione via Skype. Dopo alcuni incontri con entrambe le parti, nelle quali il mediatore ha cercato di indagare la posizione, gli interessi e i bisogni dei due partecipanti, viene sottoscritto un accordo che soddisfa pienamente le parti.

Xpo Foshan Textile, in occasione della successiva fiera di settore, anche grazie alle linee disegnate da Marcella, ha ottenuto ordini per parecchie centinaia di euro, il che fa ben sperare per il risanamento della situazione finanziaria dell’azienda e il suo posizionamento sul mercato. Per questo motivo Xpo Foshan Textile versa a Marcella parte della iniziale richiesta in denaro, sottoscrive un contratto per 2 linee annuali per un totale di 15.000 Euro, oltre all’impegno, anch’esso formalizzato nell’accordo, a introdurre Marcella presso le aziende leader del settore in Cina, in modo che possa allargare il proprio portfolio clienti, come da tempo cerca di fare utilizzando intermediari non sempre corretti e che le imponevano commissioni molto alte.( 27/02/2020-ITL/ITNET)

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