Direttore responsabile Maria Ferrante − venerdì 29 maggio 2020 o consulta la mappa del sito
italialavorotv.it

Sponsor

DIRITTI DEI CITTADINI - EUROPA/CALO DEMOGRAFICO - CESE: DALLA UE PRIORITA' POLITICHE ATTIVE LAVORO, SOPRATTUTTO PER GIOVANI, E POLITICHE FAMIGLIA PROATTIVE PER DARE FIDUCIA NEL FUTURO

(2020-05-11)

Il CESE - Comitato Economico e Sociale Europeo - sostiene con forza l'idea di investire in politiche incentrate sulle persone e di prevedere misure per contenere la fuga dei cervelli dalle aree meno prospere dell'Europa verso gli Stati membri più ricchi.

L'Europa, considerato che la sua popolazione è al minimo storico in percentuale di quella mondiale e dato che un nuovo baby boom è improbabile, deve adottare un approccio globale se vuole invertire il suo declino demografico, favorendo l'occupazione e affidandosi a politiche economiche e sociali che possano ristabilire la fiducia dei suoi cittadini nel futuro, ha dichiarato il Comitato economico e sociale europeo (CESE) il 7 maggio.

Nel parere Sfide demografiche nell'UE alla luce delle disuguaglianze economiche e delle disparità di sviluppo, il CESE afferma che un approccio del genere dovrebbe dare priorità a politiche attive del mercato del lavoro volte a combattere la disoccupazione e a contribuire alla creazione di posti di lavoro di qualità, soprattutto per i giovani, i cui tassi di disoccupazione rimangono a un livello che è circa il doppio del tasso medio di disoccupazione in tutti gli Stati membri.

Un altro elemento fondamentale per garantire tendenze demografiche positive sono politiche della famiglia stabili e proattive e politiche del lavoro incentrate sulle persone, che promuovano l'equilibrio tra vita professionale e vita personale, quali il congedo parentale e il lavoro flessibile.

Servizi di custodia e di assistenza di elevata qualità per i bambini, le persone con disabilità e le persone anziane sono di primaria importanza e investire in servizi pubblici efficienti è indispensabile per stabilire standard di vita e di lavoro dignitosi e per un contesto ambientale in cui le persone vogliano lavorare, vivere e formare una famiglia.

Sebbene possa compensare le carenze di manodopera e di competenze, l'immigrazione non è la soluzione definitiva per affrontare le conseguenze dell'invecchiamento demografico in Europa, afferma il CESE nel suo parere.

Il parere, elaborato su richiesta della presidenza croata dell'UE, è stato adottato nella prima sessione plenaria del CESE seguita al diffondersi della pandemia di Covid-19; per la prima volta nella storia del CESE, la sessione si è tenuta a distanza e i membri hanno espresso il loro voto con procedura scritta.

Nel parere il CESE avverte delle rilevanti ripercussioni della crisi della pandemia di Covid-19 sulle future politiche dell'UE dirette a rispondere alle sfide demografiche e alle crescenti disuguaglianze tra gli Stati membri. Chiede all'UE di preparare con urgenza politiche pertinenti con una dotazione di fondi consistente per proteggere i cittadini dagli effetti della pandemia e dalle conseguenze sociali negative della crisi economica che è destinata a farvi seguito. Ciò dovrebbe essere fatto in consultazione con le parti sociali e la società civile organizzata.

"Gli Stati membri con politiche della famiglia solide, le quali riflettono le loro culture, si trovano in una situazione demografica migliore rispetto a quelli in cui tali politiche non esistono o sono deboli", ha affermato il relatore del parere, Stéphane Buffetaut. "Le politiche della famiglia sono tuttavia elementi di un quadro più ampio che ne garantisce l'efficacia: posti di lavoro, dinamica economica e sociale, una cultura favorevole alla famiglia, una politica degli alloggi adeguata, un sistema d'istruzione efficiente e politiche ambientali."

"L'obiettivo" - ha sottolineato - "è quello di garantire che avere figli, che assicurano il futuro dell'Europa, non abbia un effetto penalizzante sul tenore di vita o sulle prospettive di carriera."

Secondo il correlatore del parere, Adam Rogalewski, l'attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali rappresenta un fattore di grande importanza nel migliorare la situazione demografica dell'UE in virtù delle forti misure sociali che prevede.

"Gran parte del reddito della popolazione europea deriva in effetti dal lavoro, e senza creazione di posti di lavoro, prospettive del mercato del lavoro dinamiche, sicurezza nel mercato del lavoro e posti di lavoro di qualità è difficile creare una famiglia e offrirle condizioni di vita dignitose", ha aggiunto Rogalewski, "ecco perché il rimedio più praticabile ed efficace contro le conseguenze negative dell'invecchiamento demografico non consiste nel concentrarsi sull'aumento dei tassi di fecondità o della migrazione, ma piuttosto su una maggiore partecipazione della forza lavoro."

Il parere espone cifre che testimoniano del declino demografico dell'Europa e del fatto che il suo peso demografico è ai minimi storici, come mostra il fatto che la quota della sua popolazione rispetto a quella mondiale è scesa dal 27 % nel 1950 a meno del 10 % nel 2017.

Negli ultimi 25 anni, certe aree dell'Europa hanno registrato un calo costante della popolazione ogni anno, facendo segnare un numero di decessi superiore a quello delle nascite e un tasso di fecondità negli Stati membri spesso significativamente e durevolmente al disotto della soglia del rinnovo generazionale. Tale fenomeno riguarda un po' più della metà dei paesi dell'UE e cioè Germania, Bulgaria, Croazia, Spagna, Estonia, Finlandia, Grecia, Ungheria, Italia, Lettonia, Lituania, Portogallo, Romania e Slovenia.

Inoltre, malgrado la migrazione, l'Europa sta facendo segnare un incremento della proporzione delle persone di 65 anni e oltre sulla popolazione totale

Il problema potrebbe diventare particolarmente acuto nell'Europa centrale, orientale e meridionale, i cui paesi stanno assistendo a una fuga della forza lavoro a tutti i livelli di qualificazione e a una fuga dei cervelli a causa del fatto che i loro cittadini partono per andare a lavorare in paesi economicamente più forti. La maggior parte dei lavoratori che lasciano i loro paesi sono giovani nella cui istruzione e formazione questi hanno investito solo per vederne beneficiare altri paesi che possono offrire condizioni di lavoro e sociali migliori; ciò non fa altro che approfondire il divario tra l'Europa occidentale e quella meridionale e orientale.

A parere del CESE, sebbene la libertà di circolazione dei suoi cittadini sia una libertà fondamentale dell'UE, livelli così elevati di migrazione all'interno dell'UE possono presentare sfide particolari per gli Stati membri di origine di tali flussi, in quanto accelerano l'invecchiamento della loro popolazione e la perdita di forza lavoro e di competenze. Tale fenomeno comporta sfide anche per i paesi di destinazione dei flussi migratori.

"Si dovrebbe […] prestare attenzione a non incoraggiare la migrazione sistematica dei lavoratori con elevate qualifiche e competenze poiché ciò aggraverebbe ulteriormente il divario di competenze con i paesi in via di sviluppo, pregiudicandone lo sviluppo economico e sociale", sostiene il CESE nel suo parere.

Eliminare le disparità economiche e sociali tra l'ovest e il sud e l'est e l'ovest è il miglior modo di rallentare questo trasferimento della forza lavoro. In quest'ottica, il Fondo europeo di sviluppo regionale, il Fondo di coesione e il Fondo sociale europeo devono essere orientati in modo particolare ad aiutare i paesi dell'UE che presentano risultati economici meno buoni a sviluppare progetti per migliorare il loro sviluppo sociale ed economico affinché essi possano continuare o cominciare a essere attraenti per i loro stessi cittadini

Nel parere il CESE propone anche di riconoscere e sostenere l'attività dei prestatori di assistenza volontari, di solito membri della famiglia, che hanno scelto di non lavorare per prendersi cura e fornire assistenza a familiari malati o con disabilità e ad altri familiari non autosufficienti. Gli Stati membri dovrebbero prevedere uno statuto adeguato e un sostegno finanziario per queste persone e diritti a prestazioni del sistema di sicurezza sociale.

Non ci si può tuttavia attendere che i cambiamenti avvengano dall'oggi al domani. "La demografia è un ambito che si proietta nel lungo termine e richiede un'azione coordinata a livello europeo. L'UE dovrebbe elaborare orientamenti comuni basati sulla solidarietà tra le generazioni e sulla parità di genere, tenendo conto delle differenze tra culture e politiche sociali nazionali", è la riflessione conclusiva del CESE.(11/05/2020-ITL/ITNET)

Altri prodotti editoriali

Contatti

Contatti

Borsa italiana
Borsa italiana

© copyright 1996-2007 Italian Network
Edizioni Gesim SRL − Registrazione Tribunale di Roma n.87/96 − ItaliaLavoroTv iscrizione Tribunale di Roma n.147/07