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LAVORO - CGIL SICILIA / PIANO LAVORO: DISOCCUPAZIONE INSOSTENIBILE. IN 15 ANNI EMIGRATI 2 MILIONI GIOVANI CON TITOLO STUDIO ELEVATO. IN 13 ANNI -1 PUNTO PIL ANNUO E -110.000 POSTI LAVORO.

(2020-05-13)

  Il piano del lavoro proposto oggi da CGIL e presentato al Presidente della Regione Musumeci ed ai Ministri Provenzano (SUD) e Catalfo (Lavoro) dal Segretario Regionale Mannino e dal Segretario Generale Landini (vedi: http://www.italiannetwork.it/news.aspx?ln=it&id=61847) nasce all'esigenza di dare alla Sicilia un progetto che porti allo sviluppo e alla crescita dell'occupazione.
"Sono obiettivi centrali per la Cgil, che da tempo lavora a una sua proposta con l’auspicio che possa trovare il massimo della condivisione che ne agevoli l’attuazione." afferma Mannino che fa presente:
In questi mesi abbiamo ragionato sul persistere nell’isola di una situazione economica, sociale e occupazionale grave, dato confermato dalle indagini degli istituti di ricerca ma anche dalla grande quantità di vertenze che come sindacato ci troviamo ad affrontare. Su questa situazione si è innestata l’emergenza sanitaria che, con i provvedimenti che si sono resi necessari (lockdown, limitazione degli spostamenti, quarantena), ha reso ancora più difficile il contesto, facendo emergere ancora di più le fragilità economiche della nostra regione e allargando le fratture sociali.
Purtroppo non sappiamo quanto sarà pesante l’impatto sulla nostra economia: una valutazione compiuta potrà essere fatta solo a emergenza sanitaria conclusa. Siamo, però, di fronte ad un quadro impietoso sul piano finanziario e per la tenuta del nostro apparato produttivo. Siamo di fronte a una situazione occupazionale e sociale ancora più difficile del già difficile punto di partenza. Pertanto oggi, a maggior ragione, serve accelerare e produrre un cambiamento profondo nella politica economica e sociale della nostra regione.

  La nostra proposta è aperta a tutti i contributi e le sollecitazioni che nasceranno dal confronto, puntiamo cioè a una piano quanto più condiviso costruendo su questo la sua possibilità di attuazione ed esigibilità.

Poniamo tuttavia alcuni punti fermi: è un progetto che guarda in avanti basato sul rilancio dei settori produttivi in un'ottica di sostenibilità ambientale; è un progetto che punta alle riforme e alle riorganizzazioni necessarie per rilanciare il welfare, la sanità e la scuola e fare funzionare meglio il sistema pubblico della Regione; è un progetto che ha come capisaldi i diritti e la dignità dei lavoratori e dei pensionati per un innalzamento generale dei livelli di civiltà e di
benessere in questa terra. E' un progetto che guarda alle giovani generazioni e alle donne, e che punta a dare alla
Sicilia un futuro possibile.
L'unica migrazione che dobbiamo bloccare è quella forzata dei nostri giovani che scappano dalla loro terra. La crisi di oggi può e deve essere un incentivo forte a ripensare il nostro modello di sviluppo e ad agire per promuovere un benessere quanto più diffuso e i diritti di tutti.

La Sicilia, già prima dell’emergenza Covid-19, presentava un quadro socio-economico di grande fragilità non solo rispetto al resto del Paese ma anche rispetto allo stesso Mezzogiorno. I dati che seguono sono antecedenti all’epidemia. Per quanto riguarda il mercato del lavoro il differenziale tra il tasso di occupazione della Sicilia e quello del resto del Paese continua a essere di 18 punti, quantificabile in 500 mila occupati in meno. Il tasso di occupazione femminile oscilla ormai da diversi anni tra il 28% e il 29%, un indicatore che pone la Sicilia ai margini dell'Europa. E' necessario intervenire immediatamente perché con le previsioni demografiche dei prossimi anni, la variabile occupazione delle donne diventa di vitale importanza per accrescere l'occupazione complessiva nella nostra Regione.

Domanda e offerta di lavoro non si incrociano, non sono orientate, in buona sostanza non si realizzano pienamente quelle politiche attive del lavoro di cui la Sicilia ha tanto bisogno insieme ad una rivisitazione di quelle passive. A quest’ultimo proposito già prima della crisi vi era la necessità di estendere la concessione di ammortizzatori sociali a fasce che oggi ne risultano escluse e che sono privi di qualsiasi protezione sociale.

I dati dell'Osservatorio Statistico dell'INPS relativi al reddito e alla pensione di cittadinanza al 31/12/2019 collocano la nostra Regione, nel quadro nazionale, al secondo posto per la fruizione della misura. Al 31/12/2019 risultano in pagamento 181.214 prestazioni (di cui il 10% circa PDC, il rimanente RDC) che coinvolgono ben 466.505 persone pari al 9,33% della popolazione siciliana. Questa emergenza ha dimostrato come questo strumento lascia comunque privo di tutela ampie fasce della popolazione, inoltre, una disamina della misura evidenzia ulteriori criticità rispetto alla cosiddetta presa in carico delle persone e percentuali, purtroppo scarse, di ricollocazione lavorativa. L’impatto sul mercato del lavoro del reddito di cittadinanza è stato sin qui nullo. Inoltre, l'irrompere dei P.U.C. Progetti di Utilità Collettiva , promossi dagli Enti Locali, a cui sono tenuti ad offrire la propria disponibilità i beneficiari del RDC, può determinare la nascita di nuove sacche di precariato. Oggi tale strumento va rivisitato da sussidio bisogna renderlo parte di un progetto di inclusione attraverso il rafforzamento di servizi integrati per le fasce più deboli e il rafforzamento delle politiche attive.

La crisi porta con sé livelli di disoccupazione giovanile insostenibili. E' una continua emorragia di giovani che vanno via in conseguenza, anche, di un impoverimento delle aree interne che spopolandosi rischiano di divenire sempre più povere.
Per invertire questa tendenza ci vuole un ventaglio ampio di misure di sviluppo e misure dedicate. In questi anni in Sicilia si è assistito a un boom di tirocini formativi sia per l’ingente finanziamento pubblico (avviso 22/2018, Garanzia Giovani), sia per il basso costo per le aziende. Ma sono state tante le criticità: inefficienze della regione nella gestione dei bandi e nella corresponsione dei pagamenti ai tirocinanti, che peraltro percepiscono l’indennità mensile più bassa del Paese (300 euro), abusi da parte delle aziende. E’ evidente che la Regione deve rivedere la propria normativa in materia e sanzionare gli abusi, affinché lo strumento rientri nell’alveo delle sue finalità iniziali.

La perdita di capitale umano nel Mezzogiorno negli ultimi 15 anni è stata di oltre 2 milioni di persone, di cui oltre un milione nella fascia 15-34 anni e di queste buona parte con titolo di studio elevato.

Per quanto riguarda l'indice di vecchiaia sia l'Istat che la Svimez ipotizzano che si passerà nel giro di 40 anni dall'attuale 156 over 65 per ogni 100 giovani dai 0-14 anni ad oltre 300 over 65.
Questa dinamica produrrà effetti destabilizzanti sull'economia regionale. Merita un'attenta riflessione un indicatore comune alle tre città metropolitane della Sicilia sommando le persone in cerca di occupazione con gli inattivi della fascia 15-64 anni e rapportando il dato alla popolazione residente si ottiene un indicatore superiore al 40%. lo stesso indicatore per la città metropolitana di Milano si attesta al 19%.

Analizzando la dinamica degli aggregati economici negli ultimi anni, si evidenzia che è avvenuta una trasmutazione del modello economico nell'Isola. La Sicilia è ormai un'area di prevalente consumo, dove il grado di dipendenza dall'esterno si attesta mediamente intorno al 25% (peso delle importazioni nette di beni e servizi sul totale delle risorse disponibili) e il Pil negli ultimi tredici anni ha perso mediamente 1 punto all'anno, causando la perdita di oltre 110 mila occupati.

Questa terra continua ad avere i primati sulla povertà assoluta (12% delle famiglie) e su quella relativa (29% delle famiglie), con l’indice di Gini più alto tra le regioni italiane. E’evidente che in Sicilia oltre ad un reddito pro-capite basso c'è un problema di redistribuzione del reddito.
Perdura la crescente polverizzazione delle piccole aziende e calano sempre più le medie imprese industriali.

Una riflessione sul tessuto produttivo non può trascurare il tema degli appalti in termini di rispetto dei diritti contrattuali, contro ogni tentativo di dumping anche all’interno di appalti che insistono nella pubblica amministrazione.
Vi è anche un gap infrastrutturale con il resto del Paese che penalizza fortemente la mobilità delle persone e delle merci, poiché in economia esiste una stretta correlazione tra livello di reddito pro-capite e livello infrastrutturale, più alto è il livello di quest'ultimo più alto è il livello di reddito pro-capite.

Per quanto riguarda l'Autonomia differenziata vanno rilevati, al di là dei dati macroeconomici, i gap esistenti nel sud e in Sicilia rispetto al resto del Paese, in materia di servizi pubblici, sanità, scuola, infrastrutture e pressione fiscale relativa.
Occorre costruire un modello decentrato più vicino alle esigenze delle persone e dei territori. Occorre fissare i LEP in tutti i settori dove ancora non sono stati attuati e in alcuni casi neppure normati. Mettere in discussione il vincolo solidaristico che costituisce l'essenza di una comunità nazionale è un rischio che oggi l'intera comunità nazionale non può correre.
Con questo piano del lavoro pensiamo di fornire una proposta che consegni alla nostra Regione un modello economico e produttivo capace di includere nel mercato del lavoro le giovani generazioni e le donne, di creare nuova occupazione, abbattendo il triste dato generale che vede oggi, a vario titolo, il 40% della popolazione fuori dal circuito produttivo. Un modello in grado di incidere positivamente anche per bloccare il processo di spopolamento delle aree interne, mettendo anche a regime gli interventi oggi previsti da misure nazionali e comunitarie.  Segue .....(13/05/2020-ITL/ITNET)

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