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CULTURA ITALIANA NEL MONDO - FRANCIA - M. BORMAND (LOUVRE) e B. PAOLOZZI STROZZI CO-CURATORI MOSTRA "IL CORPO E L'ANIMA" ILLUSTRANO IN ANTEPRIMA IL CORPUS DI SCULTURE RINASCIMENTALI, DA SETTEMBRE AL LOUVRE. DA DONATELLO A MICHELANGELO

(2020-06-23)

  Si intitola ‘Il corpo e l’anima’ la mostra che il Louvre si appresta ad ospitare il prossimo autunno per rendere omaggio alla grande scultura italiana realizzata tra 1460 e il 1520 circa. Una rassegna, organizzata in collaborazione con il Museo del Castello Sforzesco di Milano, che si focalizza sul periodo che va dal pieno Rinascimento alla 'maniera moderna' e ci racconta come si caratterizzo’ la produzione scultorea italiana di quegli anni.

"Questo evento espositivo si iscrive in un preciso percorso: nel 2013 insieme a Beatrice Paolozzi Strozzi avevamo organizzato a Firenze e al Louvre una mostra dal titolo ‘La primavera del Rinascimento’. Finalita’ di quella rassegna 'illustrare cosa aveva prodotto il nuovo movimento artistico a Firenze in ambito scultoreo, tra il 1400 e il 1460, grazie a maestri come Donatello, Lorenzo Ghiberti, Luca della Robbia o Desiderio da Settignano'. Dopo quella mostra di grande successo, abbiamo riflettuto insieme alla curatrice sul seguito di quel progetto e abbiamo pensato di soffermarci sui 60 anni successivi, considerati l’apogeo del Rinascimento.  Abbiamo, tuttavia, deciso di allargare il campo di osservazione dal punto di vista geografico e di spaziare oltre Firenze.

Gli anni che seguono la Pace di Lodi firmata nel 1454 sono caratterizzati, in effetti, da intensi scambi culturali e artistici che coinvolgono l’Italia tutta con la conseguente diffusione del discorso umanistico e un grande movimento di artisti e delle loro opere,” dichiara in un'intervista in anteprima ad Italian Network Marc Bormand, Curatore Capo del patrimonio, Sezione Sculture, al Louvre e curatore della mostra insieme a Beatrice Paolozzi Strozzi, direttrice del Museo Nazionale del Bargello a Firenze dal 2001 al 2014, e Francesca Tasso, curatrice delle collezioni artistiche del Castello Sforzesco di
Milano.
Il progetto espositivo si propone, dunque, di approfondire quello che accadde in quei sessanta anni non solo a Firenze ma anche nei ‘focolai' sparsi in tutto il paese, come venne diversamente adottato o rielaborato il nuovo linguaggio artistico e come si arrivo’ all’inizio del nuovo secolo ad una sintesi, un ideale comune.

"La mostra si apre nel segno della varietà dei linguaggi espressivi del secondo ‘400 con una dominanza della scultura in tutte le sue forme e materiali – dalla statuaria al rilievo, dal marmo, al bronzo, alla terracotta, lo stucco, il legno –, ma a confronto costante con altre forme d’arte, a cominciare dalla pittura, anch’essa largamente presente con opere di grande rilevanza. E poi, disegni, incisioni, oreficeria, ceramica, medaglie… È una varietà che corrisponde alla situazione
politica e culturale dell’Italia del secondo ‘400, con le sue innumerevoli corti, grandi e piccole, che tutte cercano nell’arte – come Firenze aveva insegnato – l’affermazione e la dimostrazione del loro prestigio e della loro legittimità.

A questa varietà corrispondono però alcuni denominatori comuni, che la mostra mette in luce. Prima di tutto l’influenza e il fascino che ormai ovunque esercita la classicità, con la quale tutti gli artisti si confrontano e che impone la figura umana, il suo agire e il suo ‘sentire’ al centro del mondo. Poi l’importanza che alcuni grandi maestri ebbero nei diversi
centri italiani da Nord a Sud e nelle varie corti in cui furono chiamati ad operare: a cominciare da Donatello – il vero ‘catalizzatore’ del rinnovamento espressivo, non soltanto nella scultura – ma poi anche Pollaiolo,Verrocchio, Mantegna, o – per la pittura – il Perugino o Leonardo,” spiega Beatrice Paolozzi Strozzi.

"Chiaramente il fil rouge dell’esposizione è il confronto stilistico dei diversi linguaggi, la difesa delle proprie tradizioni espressive, che in qualche modo ogni territorio tende a mantenere come segno della propria identità, pur rinnovandosi in nome della ‘rinascita’ dell’antico, ormai imprescindibile: è il caso della scultura lombarda e padana che oppone all’influsso ovunque predominante dei toscani la propria tradizione fortemente espressiva e riconoscibile,” continua la curatrice sottolineando come la mostra, che si apre nel segno della varietà, si chiuda pero’ in quello dell’unità.

"Nel nuovo secolo, nella Roma di Giulio II e di Leone X, si arriverà infatti alla sintesi, al distillato perfetto di tutti i diversi accenti dell’arte italiana attraverso le opere di Raffaello e di Michelangelo” precisa Beatrice Paolozzi Strozzi.
Per raccontare la variegata produzione scultorea di questo periodo, che passa dall'amore per l’antico all’accentuata espressivita’ sino all’elaborazione di modelli eleganti e armoniosi, la rassegna allinea circa centocinquanta opere suddivise in quattro diverse sezioni. Un corpus ricchissimo di lavori prestati da prestigiosi musei italiani ed internazionali che permettono di apprezzare le varie fasi e i tanti maestri di quegli anni.

"Le prime due sezioni sono dedicate a temi ricorrenti, sia profani che sacri, a dimostrare che in entrambi i generi, pur in forme diverse, si afferma nel secondo ‘400 l’attenzione alla varietà dei movimenti, all’ espressività talvolta estrema dei gesti e dei volti, che devono trasmettere e comunicare l’intera gamma delle emozioni umane: quelle che Aby Warburg definì “pathosformeln”, appartenute all’arte classica, e che il Rinascimento riscoprì e impiegò anche nei soggetti sacri,”
osserva Beatrice Paolozzi Strozzi.

"Le due ultime sezioni illustrano, invece, il progressivo ridursi delle tante e diverse cifre stilistiche che contraddistinguono la scultura e più in generale l’arte italiana del ‘400 verso un ideale comune di solennità e di armonia formale sull’esempio delle grandi opere romane di Raffaello e di Michelangelo, che rappresentano al tempo stesso le fondamenta e i vertici della cosìddetta “maniera moderna”, non a caso definita anche “maniera italiana,” afferma la curatrice.
Ogni sezione propone un approfondimento: un tema specifico che mette in rilievo alcuni aspetti particolari. Si va all’espressione del furore declinato al femminile all'illustrazione dei temi sacri, al classicismo raffinatissimo nei rilievi e nei bronzetti degli ‘studioli’ principeschi sino all’influenza che esercitò la scoperta del Laocoonte.
Lungo il percorso opere celeberrime ma anche lavori meno noti spesso difficilmente accessibili perche’ conservati in piccoli comuni lontani dai circuiti piu’ turistici.

Accanto ad alcuni capolavori di Donatello come la 'Crocefissione' in bronzo dal Museo del Bargello di Firenze e ‘Il Compianto ’ dal Victoria and Albert Museum di Londra, ci saranno l’Amore-Arciere del giovane Michelangelo proveniente da New York e i suoi ‘Schiavi', conservati al Louvre. E ancora la ‘Flagellazione del Cristo’ del senese Francesco di Giorgio Martini dalla Gallerie Nazionale dell’Umbria a Perugia, la 'Pietà' del Bellano dal Jacquemart-André di Parigi restaurata per l’occasione, la 'Crocifissione' di Bertoldo dal Bargello e l'imponente ‘Cristo’ in marmo di Cristoforo Solari proveniente dalla sagrestia della Cattedrale di Milano, un'opera poco visibile risalente all’inizio del XVI secolo. E poi creazioni del Pollaiolo e Tullio Lombardo…
“Ci saranno alcune figure dei gruppi statuari emiliani e lombardi, una novità per molti visitatori: a parte le famose “teste parlanti” di Guido Mazzoni, figure come quella della Maddalena sotto la croce di Giovanni Angelo Del Maino, con le sete rutilanti della sua veste preziosa e l’oro zecchino dei lunghi capelli.

Da segnalare anche alcune opere in arrivo da collezioni private come il ‘Redentore' del Bramantino della collezione Thyssen; la 'Musa Clio' di Giovanni Santi della collezione Corsini; il busto di San Domenico, opera rarissima e di grande suggestione, di Niccolò dell’Arca dalla collezione Cavallini Sgarbi; un affresco poco noto del Perugino e uno splendido
'Cristo in pietà' di Andrea della Robbia, questi ultimi due prestati dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze,” aggiunge la curatrice.

Da non perdere, infine, alcune creazioni prestate da collezionisti privati, pressoché inedite, che saranno presentate per la prima volta al pubblico internazionale e all’esame degli studiosi come un bozzetto in terracotta preparatorio dell’Allegoria della Carità di Mino da Fiesole, per il Monumento a Ugo di Toscana alla Badia Fiorentina.

La mostra che si apre al Louvre il 25 settembre, dove rimarra’ sino al 10 gennaio 2021, sara’ poi allestita al Castello Sforzesco a Milano.

“Cosi’ come per la precedente rassegna, abbiamo cercato di fare in modo che le due mostre, a Parigi e a Milano, presentino le stesse opere. A causa dell’emergenza sanitaria che ci ha costretto a spostare le date, dobbiamo avere le ultime riconferme ma confido nella generosità dei colleghi.

Ci saranno, tuttavia, alcuni disegni che, a causa della loro delicatezza, non potranno essere esposti in entrambe le tappe cosi' come i due Schiavi di Michelangelo troppo fragili per lasciare il Louvre.
Per il resto, la maggiore parte delle opere sara’ visibile in entrambe le sedi, segno della stretta collaborazione tra i due musei. Chiaramente la diversità dei due luoghi comportera’ un allestimento differente” conclude Marc Bormand. (23/06/2020-LETIZIA GUADAGNO-ITL/ITNET)

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