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FINANZA - ITALIA - DAL CENTRO STUDI CONFINDUSTRIA: SPREAD SOVRANO IN CALOMA NON è SCONTATO CHE CONTINUI A CALARE.

(2020-06-22)

Spread in calo, ma durerà? Se lo chiede il Centro Studi Confindustria sulla base dell'analisi congiunturale  di  maggio.

A giugno il rendimento del BTP è sceso all’1,43% medio, da 1,73% a maggio. In Germania si è invece registrata una piccola risalita dei tassi, sempre in territorio negativo. Perciò, lo spread sovrano dell’Italia si è ridotto a 182 punti, rispetto ai 223 registrati in media a maggio. Resta comunque molto ampio, anche verso la Francia e la Spagna. Inoltre, l’andamento degli ultimi mesi, durante la crisi da Covid-19, è stato estremamente volatile e suggerisce che il trend discendente che osserviamo ora non può essere considerato ormai acquisito.

Cosa muove tassi e spread. La dinamica dei tassi sovrani nei paesi di Eurolandia è dovuta a vari fattori. Che hanno esercitato spinte in direzioni opposte e con intensità mutevoli nel corso degli ultimi mesi. Ciò spiega la traiettoria quantomai incerta seguita dal tasso del BTP italiano dall’inizio della pandemia.

1. Flussi di capitale.marzo-aprile la bilancia dei pagamenti ha registrato fuoriuscite record di capitali esteri dall’Italia, specie dai titoli pubblici (65 miliardi). Ciò ha riflesso la minore fiducia degli investitori internazionali nel Paese e nel suo alto debito. Questa è la base del problema e si riflette subito sul prezzo dei titoli e sul tasso di interesse. Se ci fossero flussi di acquisti di BTP da parte di soggetti domestici, la situazione sarebbe migliore, perché il Paese avrebbe meno bisogno di interventi dall’esterno. Il Tesoro ci sta provando con il nuovo “BTP Italia”, pensato per far tornare sui titoli di Stato il risparmio delle famiglie; l’emissione realizzata a maggio fa ben sperare, ma il percorso è ancora molto lungo.

2. Acquisti della BCE. Gli acquisti emergenziali BCE di titoli pubblici e privati dell’Eurozona (287 miliardi da fine marzo a metà giugno) sono cruciali per contenere i tassi e i divari tra essi. A inizio giugno Francoforte ha ulteriormente ampliato l’ammontare di tali acquisti (di 600 miliardi di euro, per un totale di 1350 miliardi), allungandone l’orizzonte fino a giugno 2021. Elemento nuovo ed essenziale è che la BCE si è riservata ampia flessibilità nel realizzare gli acquisti, sia in termini di paesi emittenti che di tipologia di titoli. Peraltro, ciò si somma al programma di acquisti che era già in corso pre-Covid (20 miliardi al mese) e al primo intervento a inizio crisi (120 miliardi aggiuntivi). Ciò fa della BCE una potente fonte di domanda di titoli pubblici, in particolare di BTP italiani, che prova a compensare la minore domanda da parte di soggetti privati.

3. Policy della UE. L’incertezza generata dalle altalenanti attese sulle policy UE in risposta alla pandemia è alla radice della volatilità mostrata dai tassi sovrani negli ultimi mesi. Sul fronte europeo, l’elemento oggi più rilevante, dal punto di vista della percezione dei mercati sulle condizioni dei singoli paesi, è il progetto di costituzione di un nuovo Recovery Fund, che farebbe affluire ingenti risorse, sotto forma di prestiti e trasferimenti, ai paesi più colpiti dall’epidemia, tra cui l’Italia. Nelle ultime settimane le attese su una positiva conclusione di questo progetto europeo sembrano aver contribuito al calo dei tassi del BTP. Ma la decisione finale deve ancora arrivare. Dopo l’importante vertice UE del 19 giugno, si spera in un accordo entro l’estate.

Impatto su finanza pubblica e credito. Il rendimento del BTP in Italia, come varie volte evidenziato dal CSC, è importante per l’economia tramite due canali di impatto. Primo, il costo del servizio del debito pubblico: un aumento dei tassi significa maggiori interessi da pagare già nel breve termine e soprattutto nel medio-lungo. Secondo, il canale bancario: quello del BTP è il tasso guida nel Paese, anche per il costo della raccolta bancaria e quindi per il credito; inoltre, un aumento del rendimento, ovvero un calo del prezzo, colpisce i bilanci bancari in Italia nei quali c’è un ampio e crescente stock di titoli pubblici domestici (419 miliardi).
Dunque, un’impennata del tasso del BTP impatterebbe, come nel 2011, sul flusso di credito al settore privato, frenando ancor più l’economia, che invece oggi ha bisogno di più prestiti, specie sul fronte delle imprese.

In sostanza: prospettive molto incerte. La domanda BCE di titoli non può restare in campo a tempo indeterminato: bisogna aspettarsi un suo affievolimento, in particolare dal 2021. Se nel frattempo il Recovery Fund diverrà operativo, accrescendo la fiducia nell’Italia, l’andamento dei tassi potrebbe restare favorevole. Per attenuare i rischi, però, l’unica strada è mettere il debito su un sentiero di rientro, una volta superata l’emergenza Covid. (22/06/2020-ITL/ITNET)

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