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IMPRESE ITALIANE NEL MONDO - EFFETTO COVID - DA UNIMPRESA: RISCHIO MAFIE E PREDATORI STRANIERI SU PMI. GOVERNO E PARLAMENTO NON SOTTOVALUTINO IL PERICOLO

(2020-07-13)

  “La fragilità finanziaria delle PMI italiane, aggravata negli ultimi 6 mesi dalla decimazione dei fatturati, dalla giungla degli adempimenti fiscali e dalle misure di sostegno varate dal Governo rivelatesi del tutto inefficaci ai fini di una ripresa delle attività anche a causa della complessità delle procedure e dei ritardi operativi dei soggetti chiamati alla gestione delle stesse come INPS e sistema bancario, sta mettendo in pericolo l’intero sistema economico italiano."
Ad affermarlo  è Raffaele Lauro, segretario generale di Unimpresa, che aggiunge:

In autunno, si rischia una ‘mortalità’ del 40% delle prime e del 30% delle seconde, come paventato contemporaneamente dall’OCSE, da Bankitalia e dalla Commissione Europea. Questo prezioso tessuto produttivo, che contribuisce per il 70% al valore aggiunto dell’economia nazionale, nel corso degli anni ne ha garantito il successo e caratterizzato significativamente l’originalità verso il resto del mondo con il celebrato Made in Italy, tramite l’inventiva, l’innovazione e la creatività di centinaia di migliaia di imprenditori, nonché di artigiani di eccellenza, presenti sull’intero territorio nazionale”.

“In questa delicata situazione, afferma Lauro, per poter sopravvivere in modo trasparente le Pmi devono difendersi anche dagli avvoltoi esterni, criminalità organizzata e predatori stranieri. Per questo, Unimpresa ha allertato le autorità nazionali della sicurezza e della prevenzione, nonché i suoi associati affinché non cadano vittime di questi ‘aiuti’ interessati e subdoli, che possono essere pagati duramente con la collusione criminale e la perdita della propria autonomia aziendale”.

“Le mafie sono sempre in agguato e sollecite a ‘soccorrere’, specie nel Sud, le piccole e medie imprese in difficoltà con le loro illimitate risorse in nero derivanti da attività illecite - evidenzia Lauro - Minacce non dissimili si stanno manifestando, sotto traccia, nelle aree del Nord del Paese, da parte di aziende, in particolare cinesi, con l’impiego di sofisticate strategie finalizzate a impossessarsi del nostro più importante patrimonio che il mondo ci invidia, il know how, che ha permesso al Made in Italy di essere riconosciuto in tutto il mondo. Non si tratta, si badi bene, del pur importante problema del copyright, ma di qualcosa che va oltre e che rischia di privarci della nostra stessa identità produttiva e di ciò che lasceremo alle nuove generazioni. Governo e Parlamento non sottovalutino l’allarme. Le Pmi rappresentano l’ossatura dell’intero sistema produttivo del nostro Paese”. conclude Lauro.(13/07/2020-ITL/ITNET)

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