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UNIVERSITA' ITALIANA NEL MONDO - ARCHEOLOGIA - DALL'ATENEO DI BOLOGNA SCOPERTE TESTIMONIANZE MIGRAZIONI 'HOMO SAPIENS DA EURASIA AL PORTOGALLO 40.000 ANNI FA

(2020-11-25)

  L'uomo moderno ha raggiunto la parte più occidentale dell'Europa tra 41.000 e 38.000 anni fa, circa 5.000 anni prima di quanto si era creduto fino ad oggi. La scoperta – riportata sulla rivista PNAS – deriva dall’analisi di reperti e di strumenti in pietra rinvenuti in una grotta chiamata Lapa do Picareiro, che si
trova nel Portogallo centrale, vicino alla costa atlantica.

Gli strumenti rinvenuti collegano il sito di Lapa do Picareiro con reperti simili emersi in tutta l'Eurasia e indicano quindi una rapida dispersione dell’Homo Sapiens verso ovest, avvenuta nel giro di poche migliaia di anni dalla sua prima apparizione nell'Europa sudorientale. Non solo: questa scoperta documenta la presenza dell'uomo moderno nell'Europa occidentale in un'epoca in cui gli uomini di Neandertal erano forse ancora presenti nella regione. Il ritrovamento ha quindi importanti ramificazioni anche per comprendere la possibile interazione tra questi due gruppi umani, fino alla definitiva scomparsa dei Neandertal.

A determinare l'età delle prime occupazioni dell’uomo moderno e dei Neandertaliani nella grotta di Lapa do Picareiro è stata la professoressa Sahra Talamo dell'Università di Bologna. Utilizzando tecniche di analisi all’avanguardia, la studiosa è riuscita a datare una serie di campioni di ossa animali che mostrano segni di macellazione e di rottura intenzionale per estrarre il midollo osseo, un alimento molto apprezzato e nutriente consumato dagli antichi. I risultati della datazione collocano l'arrivo dell'uomo moderno tra 41.000 e 38.000 anni fa, mentre l'ultima occupazione Neandertaliana del sito ha avuto luogo tra 45.000 e 42.000 anni fa.

"I risultati delle analisi al radiocarbonio effettuate sui reperti di Lapa do Picareiro non solo sono molto precisi in termini di metodo di datazione, ma dimostrano anche il meticoloso lavoro svolto degli archeologi", spiega Sahra Talamo. "La collaborazione tra i radiocarbonisti e gli archeologi è infatti oggi più che mai necessaria per ottenere cronologie accurate, come testimoniano sia questo caso che quello dei
reperti rinvenuti a Bacho Kiro, in Bulgaria".

La grotta di Lapa do Picareiro è stata oggetto di scavi archeologici per 25 anni e ha prodotto tracce di occupazioni umane che coprono un periodo di 50.000 anni. Un team di ricerca internazionale guidato
da Jonathan Haws dell'Università di Louisville (USA), Michael Benedetti dell'Università di North Carolina Wilmington (USA) e Lukas Friedl dell'Università della Boemia Occidentale (Repubblica Ceca), in collaborazione con Nuno Bicho e João Cascalheira dell’ICArEHB – Centro Interdisciplinare per l'Archeologia e l'Evoluzione del Comportamento Umano (Portogallo) e Telmo Pereira dell'Università Autonoma di Lisbona (Portogallo), sta attualmente indagando sull'arrivo dell'uomo moderno e sull'estinzione dei Neandertaliani nella regione.

Il team ha scoperto ricchi giacimenti archeologici che includono strumenti in pietra in associazione con migliaia di ossa di animali provenienti da attività di caccia, macelleria e cucina.
"La questione se gli ultimi Neandertal sopravvissuti in Europa siano stati sostituiti o assimilati dagli esseri umani moderni è un problema irrisolto da tempo nella paleoantropologia”, commenta Lukas Friedl. “Gli utensili in pietra trovati nel sito di Lapa do Picareiro appartengono alla cultura aurignaziana, portata dall’uomo moderno, e le datazioni ottenute portano ad escludere la possibilità che in quell’area i Neandertal fossero scomparsi da tempo: si tratta di un indizio molto interessante".

UNA CONVIVENZA POSSIBILE?
Da un lato, infatti, le datazioni ottenute suggeriscono che l'uomo moderno sia arrivato nella grotta di Lapa do Picareiro dopo l’abbandono del sito da parte dei Neandertaliani, ma d’altra parte nella vicina
Gruta da Oliveira sono emerse prove della loro sopravvivenza fino a 37.000 anni fa. I due gruppi umani potrebbero quindi aver convissuto nella stessa zona per diverse migliaia di anni. "Se i due gruppi si fossero sovrapposti per qualche tempo negli altipiani del Portogallo atlantico, potrebbero aver instaurato contatti, scambiando tecnologia e strumenti, e le due popolazioni potrebbero essersi intrecciate”, dice Nuno Bicho, direttore dell’ICArEHB. “Questo potrebbe spiegare perché molti europei hanno geni neandertaliani".

“Oltre alle prove genetiche e archeologiche, la ricostruzione temporale ad alta risoluzione e le prove fossili rinvenute in tutto il continente sono cruciali per rispondere a questa domanda”, aggiunge Lukas Friedl.
“Gli strati archeologici chiave, risalenti al periodo di passaggio tra i Neandertaliani e gli uomini moderni, sono stati individuati: ora siamo in attesa che emergano fossili umani per riuscire a saperne di più".

Nonostante la sovrapposizione delle datazioni tra i diversi siti del Portogallo, non sembra infatti esserci al momento alcuna prova di un contatto diretto tra l'uomo di Neandertal e l'uomo moderno. "Nel sito di
Lapa do Picareiro colpiscono le differenze tra utensili in pietra risalenti a prima e dopo 41.000 anni fa”, spiega João Cascalheira, specialista della tecnologia degli utensili in pietra dell’ICArEHB. “I livelli più vecchi sono dominati dalla quarzite e da materiali in quarzo e sono caratterizzati dalla presenza della tecnica Levallois, un elemento tipico delle occupazioni neandertaliane in Europa; i livelli legati alla cultura aurignaziana sono invece dominati dalla selce e dalla produzione di lame molto piccole che venivano probabilmente utilizzate per costruire frecce da usare durante la caccia, tipica dell’occupazione dell’uomo moderno".

DIETA E CLIMA
La selce è stata utilizzata anche per produrre utensili destinati alla macellazione di animali come cervi, stambecchi e forse conigli. Milena Carvalho, dottoranda dell'Università del New Mexico che studia la dieta e la paleoecologia dei Neandertaliani e dell'uomo moderno, osserva: "L’insieme delle ossa animali rinvenute nella grotta di Lapa do Picareiro è uno dei più numerosi mai rinvenuti in Portogallo per il Paleolitico, e il loro stato di conservazione è notevole. Ci vorranno decenni per studiarle e potranno rivelarci molte informazioni sul comportamento umano e sulle condizioni climatiche di quella zona nel corso dell’età della pietra".

Un altro elemento che permette di ricostruire quali fossero le condizioni climatiche al tempo degli ultimi Neandertal e dell'arrivo dell'uomo moderno sono i sedimenti rinvenuti all’interno della grotta.
"Abbiamo studiato la dimensione dei frammenti calcarei e la composizione chimica dei sedimenti fangosi presenti", spiega infatti Michael Benedetti, esperto di geomorfologia della University of North Carolina Wilmington. 
"La nostra analisi mostra che l'arrivo dell'uomo moderno corrisponde o è leggermente precedente ad una fase particolarmente fredda ed estremamente secca: dure condizioni ambientali che hanno senza dubbio rappresentato sfide difficili sia per l'uomo moderno che per i Neandertaliani".

DOMANDE APERTE
Fino ad oggi, le più antiche testimonianze dell'uomo moderno a sud del fiume Ebro, in Spagna, provenivano dal sito di Bajondillo, una grotta sulla costa meridionale. Analisi realizzate lo scorso anno avevano suggerito datazioni leggermente precedenti per la presenza nella regione dell’uomo moderno: questo nuovo studio offre ora prove certe a supporto di questa ipotesi. "Questi risultati confermano senza dubbio quanto suggerito dallo studio sul sito di Bajondillo rispetto all’arrivo dell’uomo moderno nella regione migliaia di anni prima di quanto ipotizzato finora; non è però ancora chiaro quale sia stato il percorso migratorio seguito", dice Jonathan Haws. "Probabilmente questi gruppi si sono spostati seguendo il corso dei fiumi, ma è possibile anche ipotizzare un percorso costiero".

Nella grotta di Lapa do Picareiro c’è ancora una gran quantità di sedimenti da studiare, tanto che gli scavi non hanno ancora raggiunto i livelli più profondi. "Sono 25 anni che conduco scavi nel sito di Lapa do
Picareiro e ogni volta che si comincia a pensare che la grotta non abbia più segreti da svelare, emerge una nuova sorpresa”, dice ancora Jonathan Haws. “Ogni pochi anni salta fuori qualcosa di straordinario, e
noi continuiamo a scavare".

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista PNAS - Proceedings of the National Academy of Sciences con il titolo “The early Aurignacian dispersal of modern humans into westernmost Eurasia”. Gli autori sono
Jonathan A. Haws, Michael M. Benedetti, Sahra Talamo, Nuno Bicho, João Cascalheira, M. Grace Ellis, Milena M. Carvalho, Lukas Friedl, Telmo Pereira e Brandon K. Zinsious.

Per l’Università di Bologna ha partecipato la professoressa Sahra Talamo, docente al Dipartimento di Chimica "Giacomo Ciamician" e Principal Investigator del progetto di ricerca europeo RESOLUTION (ERC
Starting Grant N. 803147). Il progetto è pensato per sviluppare set di dati di calibrazione al radiocarbonio ad alta risoluzione che permettano di ottenere datazioni in grado di fare luce sui periodi chiave della preistoria europea. (25/11/2020-ITL/ITNET)

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