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IMPRESE ITALIANE NEL MONDO - AUTOMOTIVE- FILIERA IN GRANDE DIFFICOLTA' IN TUTTI SEGMENTI. RIDUZIONE DIPENDENZA COMPONENTISTICA DA FCA, AMPLIAMENTO FORNITURA AZIENDE ESTERE

(2020-11-24)

  L’indagine dell’Osservatorio per l’edizione 2020 dell'automotive  mostra una filiera in grande difficoltà già prima della crisi sanitaria; dopo la decelerazione evidenziata nel 2018 per molti segmenti del settore, il saldo tra le dichiarazioni di aumento e quelle di decremento del fatturato espresse dalle imprese è risultato pari al -26%: crescono infatti le attività con giro d’affari in riduzione (il 59% a fronte del 35% dell’anno precedente), rispetto alle attività con fatturato in espansione (un’impresa su tre, rispetto al 54% del 2018). Le difficoltà hanno riguardato quasi tutti i segmenti della componentistica, tranne le attività di Engineering & Design (saldo del +23%), che rinforzano la ripresa significativa avviata a partire dal 2018.

Peggiore il dato del Piemonte, il cui saldo è estremamente negativo (-35%) e aggrava una situazione che già nel 2018 era vicina allo stallo (il saldo era pari al +5%). Nello specifico, il 63% delle imprese ha dichiarato di aver subito un calo dei ricavi nel corso del 2019, a fronte solo del 28% che ha registrato un incremento.

L’evoluzione del rapporto di dipendenza tra i produttori di componenti e il gruppo FCA, nel 2019 mostra una riduzione, seppur contenuta, della dipendenza dal gruppo, segno del proseguimento del processo di riorganizzazione delle imprese della componentistica italiana come fornitori di aziende estere. Scendono al 73% le imprese che hanno dichiarato di avere il gruppo italo-americano, direttamente o indirettamente, nel proprio portafoglio clienti, il valore più basso registrato nell’ultimo quinquennio, mentre rimane stabile la quota di quelle per le quali il fatturato prodotto da vendite a FCA rappresenta oltre la metà dei ricavi (il 34%), peso tuttavia lontano dai valori riscontrati nel 2017 (il 41%). Nell’insieme scende lievemente anche la quota media dei ricavi generati da commesse del gruppo FCA (il 36,6% a fronte del 37,4% dell’anno precedente).

In Piemonte, analogamente al 2018, quasi otto imprese su dieci hanno prodotto parte del proprio fatturato 2019 grazie alle relazioni con FCA, mentre cinque anni prima erano l’87%.

A rafforzare il quadro di incertezza per la filiera italiana, vi sono anche le incognite in merito all’impatto derivante sull’indotto dalla nascita del Gruppo Stellantis. Per il 73% delle imprese dell’Osservatorio le nozze FCA-PSA rappresentano un’operazione favorevole per lo sviluppo della filiera, principalmente per il possibile aumento dei volumi di fornitura grazie alle piattaforme comuni (il 51% delle risposte), ma anche per la presenza del nuovo gruppo su più mercati (il 25%), nonché per l’impulso che potrebbe essere dato alle collaborazioni tra imprese della catena di fornitura (il 23%). Domina invece la percezione dei rischi lo spostamento del baricentro decisionale verso l’estero (il 59% dei rispondenti), mentre per un’impresa su tre la maggiore preoccupazione deriva dalla possibile riduzione dei volumi di fornitura in Italia (il 32%).

Propensione all’internazionalizzazione
In leggero aumento la quota di imprese che esportano (il 74,9%) così come l’incidenza del fatturato prodotto sui mercati esteri rispetto ai ricavi totali (il 40,9%), tendenza, quest’ultima, che riguarda tutte le categorie di fornitori, ad eccezione dei subfornitori dell’Aftermarket. Cresce, tuttavia, di oltre dieci punti percentuale il numero di rispondenti che hanno dichiarato un calo del fatturato estero 2019 rispetto al 2018 (il 38,1% contro il 27,6% dell’edizione precedente). L’Europa rimane la prima area di destinazione dell’export italiano e piemontese con Germania, Francia e Polonia fra i primi mercati; tuttavia emerge un leggero incremento verso i paesi asiatici e del Nord-America.

R&S
Rispetto al 2018 sale dal 69% al 73% - ritornando alla quota rilevata nel 2017 - la percentuale delle imprese che dichiara di destinare una quota del proprio fatturato in processi di innovazione e, parallelamente, cresce il peso di coloro che in tali attività investono più del 10% del proprio giro d’affari. In leggero aumento anche la quota delle imprese con addetti impiegati in R&S che nel 2019 è pari al 72% a fronte del 69% della precedente rilevazione.
Nel complesso, nel triennio 2017-19, è risultato che otto imprese su dieci hanno immesso sul mercato innovazioni di processo e/o di prodotto. Si evidenzia inoltre una maggiore apertura all’open innovation rispetto al passato per le innovazioni di processo; sebbene il ricorso all’in-house sia prevalente, si attivano maggiori collaborazioni con l’esterno, principalmente con altre imprese.

Nuovi trend della mobilità
Nell’ambito delle rilevazioni dell’Osservatorio, è stato chiesto alle aziende della supply chain italiana di esprimersi relativamente a due aspetti legati ai nuovi powertrain. Innanzitutto, è stato chiesto alle aziende intervistate di indicare su quale tipo di powertrain l’azienda sia posizionata per ciò che riguarda l’attività principale, benché un’impresa su tre non sia in grado di valutare il mercato di riferimento per i propri prodotti. Il 29,5% dei rispondenti ha individuato nei veicoli elettrici o ibridi il posizionamento principale, anche accanto ad altri powertrain (benzina, diesel e metano/gpl): si tratta di un valore elevato, effetto del recente ampliamento dell’offerta di EPV (Electrified Powertrain Vehicles), anche e soprattutto da parte di FCA. Inoltre, se la maggior parte dei rispondenti converge ancora sul diesel (il 59,4%), emerge un numero relativamente basso di rispondenti imprese che hanno indicato il diesel come unica scelta (13,1%), dato “confortante” alla luce delle prospettive future di questa motorizzazione; per contro, il 6% di aziende che ha indicato di essere posizionata prevalentemente sui soli powertrain elettrificati o ibridi.

Confortante anche il netto aumento, rispetto alla rilevazione dell’anno scorso, della percentuale di componentisti che ha partecipato a progetti di sviluppo relativi ai powertrain elettrificati, che ora si aggira intorno al 28% sia per l’elettrico che per l’ibrido, cioè in linea con la percentuale di aziende che ha indicato nei veicoli elettrici o ibridi il posizionamento principale della propria attività, anche accanto ad altri powertrain. Infatti, rispetto all’anno precedente la crescita di aziende che hanno partecipato a progetti di sviluppo di EPV è passata dal 18,6% al 28,4% per l’elettrico e dall’11,8% al 27,5% per l’ibrido; inoltre, è quasi raddoppiato il numero di componentisti che ha partecipato a progetti di riduzione delle emissioni dei motori a combustione interna (passando dall’11,2% al 20,5%).

Per quanto riguarda le risorse e competenze necessarie a questi progetti, le imprese ritengono che i principali percorsi da seguire siano tre: la formazione delle risorse umane interne per l’acquisizione delle competenze necessarie (il 54% delle imprese), l’individuazione di forme di collaborazione o consulenza con risorse umane esterne - per esempio di centri di ricerca pubblici e privati e università (il 42%) – e il ricorso all’assunzione di risorse già in possesso di tali competenze (il 39%).

Quanto agli effetti della crisi sanitaria  crisi sanitaria Covid19

L’indagine propone doverosamente quest’anno un approfondimento, rivolto ai rispondenti all’edizione 2020 dell’Osservatorio sulla componentistica automotive, sugli impatti della crisi sanitaria e sulla reazione delle imprese della filiera.
La prima ondata pandemica ha causato conseguenze molto significative in termini di calo del fatturato, degli ordinativi, e dell’occupazione: delle 228 imprese rispondenti, circa il 90% prevede un calo del fatturato, degli ordinativi (interni ed esteri), e dell’occupazione, con una netta prevalenza di cali attesi tra il 20% e il 50%.
Tuttavia, solo il 50% delle imprese rispondenti ipotizza un cambio di strategia, a valle di lunghe chiusure (per il 60% dei rispondenti, di 1 o 2 mesi) e conseguente crisi di liquidità. Le imprese della filiera al momento sembrano maggiormente focalizzate a contenere l’emergenza piuttosto che orientate ad identificare possibili opportunità che da queste possano emergere. Emblematico il caso degli interventi governativi ritenuti prioritari da parte delle imprese: solo un quinto dei fornitori ritiene che il Governo debba agire per rilanciare la ricerca e sviluppo, mentre incentivi alla domanda ed estensione della cassa integrazione insieme rappresentano le misure maggiormente auspicate dalla maggioranza dei fornitori.
(25/11/2020-ITL/ITNET)

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