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ECONOMIA E FINANZA - CORTE DEI CONTI SULLA GESTIONE DEL FONDO DI GARANZIA PER PICCOLE E MEDIE IMPRESE: SQUILIBRIO A FAVORE NORD ITALIA PER FINANZIAMENTI ATTIVATI

(2021-01-19)

  Con la Relazione approvata con delibera n. 22/2020/G la Sezione centrale di controllo sulle Amministrazioni dello Stato della Corte dei conti ha inteso “approfondire le dinamiche indotte dall’utilizzazione del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese nel sistema economico e produttivo del nostro Paese, la rispondenza degli effetti della sua utilizzazione agli intenti perseguiti dal legislatore, l’impatto di questo strumento di promozione e sostegno della competitività delle imprese sulle finanze pubbliche, le modalità di accesso e gli aspetti funzionali del Fondo medesimo” per il periodo 2012-2019, con proiezioni al 2020, tenuto conto che il D.L. 23/2020 ha rimodulato l’ampiezza e le caratteristiche del Fondo.

Attraverso il Fondo lo Stato favorisce l’accesso al credito di imprese caratterizzate da limitate dimensioni strutturali e da scarsa capitalizzazione, ma che presentino requisiti di affidabilità ed evidenzino potenzialità di credibile progettualità, rendendosi garante nei confronti degli istituti erogatori del credito, e stimolando l’afflusso alle imprese della liquidità necessaria all’attività economica. Esso è finanziato anche con risorse europee ed è stato rafforzato, negli ultimi anni, per contrastare gli effetti della stretta creditizia da parte degli istituti bancari.

“La funzione del Fondo” - rileva, pertanto, la Corte - “risponde all’intento di garantire la tenuta e l’equilibrio del sistema economico favorendo la crescita e lo sviluppo delle PMI, generalmente considerate il tessuto produttivo trainante dell’economia nazionale” sottolineando come “l’assenza di un intervento pubblico, penalizzerebbe irrimediabilmente il pur fiorente tessuto produttivo delle PMI che presenta notevoli potenzialità e specificità nel nostro Paese, soprattutto nel settore manufatturiero”.

“Nel decennio tra il 2008 e il 2018“ - si legge nella Relazione - “il finanziamento garantito dal Fondo ha registrato un tasso di crescita che ha raggiunto una percentuale di circa l’815%, svolgendo proprio quel ruolo correttivo (rimedio) rispetto alle disfunzioni/fallimenti del mercato del credito e, tra il 2012 e il 2018, ha generato un effetto moltiplicatore di circa 10 volte l’ammontare delle risorse pubbliche accantonate, evidenziando la notevole efficacia dello strumento” . Nel 2018 l’incremento delle garanzie rilasciate è molto alto rispetto al 2012 - anno di inizio dell’indagine - e raggiunge il 240%. Una crescita dell’importo finanziato (pari allo 0,9%) si registra anche per il 2019.

“In considerazione dei dati relativi alla distribuzione territoriale delle garanzie, nel periodo 2012-2018, (56.8% dei finanziamenti garantiti attivati nel nord Italia, 25,5% nel Sud, 17,6% nel Centro) e ravvisato, nell’anno 2018 rispetto ai sei anni precedenti, uno squilibrio a favore dell’Italia settentrionale nella percentuale di finanziamenti attivati e, contestualmente, una sensibile riduzione delle domande accolte nel Centro Italia”, la Corte invita “ad una riflessione in ordine alle ragioni e alle possibili strategie di superamento di questa condizione di squilibrio”.

Tra le raccomandazioni la Sezione sottolinea, inoltre, “la necessità che venga condotto un continuo e attento monitoraggio dell’evoluzione della qualità dei crediti garantiti e – ove necessario – si proceda tempestivamente ad accrescere gli accantonamenti che fronteggiano le garanzie concesse”. (19/01/2021-ITL/ITNET)

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