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DIRITTI DEI CITTADINI - DAL FESTIVAL ECONOMIA CIVILE : PROMOZIONE DI PROCESSI DI SVILUPPO SOSTENIBILE E MIGLIORAMENTO LIVELLI BENESSERE : IL BUDGET DI SALUTE ALLARGATO

(2021-09-24)

Durante l’ultima edizione del Festival Nazionale dell’Economia Civile – svoltasi a Firenze dal 25 al 27 settembre 2020 – è stato attivato un percorso laboratoriale di progettazione partecipata che ha visto la costituzione di 32 Tavoli multistakeholder. Dalla prosecuzione di questa esperienza sono state realizzate tre proposte per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) rivolte alle Istituzioni, alle imprese e alla società civile, da poter approfondire, mettere in discussione e sperimentare.

A realizzarle è stata una cabina di regia costituita per il coordinamento del secondo momento di co-progettazione del Festival, che fra le 6 missioni indicate dal PNRR ha selezionato:

1) rivoluzione verde e transizione ecologica;

2) istruzione, formazione, ricerca e cultura;

3) equità sociale, di genere e territoriale.

Intorno a ciascuna di queste 3 missioni è stato costruito un nuovo Tavolo di lavoro che, nei mesi di ottobre, novembre, dicembre 2020 e gennaio 2021, ha profuso un importante sforzo di confronto e di progettazione, partendo dalle idee di Firenze. Ciascuno di questi Tavoli è stato coordinato da un esperto individuato sia per le sue competenze specifiche, sia per la sua autorevolezza nelle materie legate alla missione.

Il frutto di questo lavoro è stato sintetizzato in un documento  in cui sono riportate schematicamente le proposte dei tavoli che non sono solo coerenti con il PNRR e il Next Generation EU, ma che si inseriscono nella più ampia cornice della promozione di processi di sviluppo sostenibile (SDGs) per il conseguimento di un miglioramento dei livelli di benessere equo e sostenibile di tutti e di ciascuno (BES).

TAVOLO DI LAVORO EQUITÀ SOCIALE, DI GENERE E TERRITORIALE
Carta di Firenze - Promuovere la diversità e  l’inclusione sociale

“Perché negli ultimi anni, la corsa al ribasso sui diritti del lavoro e la concorrenza fiscale tra Paesi per attirare insediamenti produttivi hanno portato con sé una crescita insostenibile dei livelli di diseguaglianza sociale ed economica tra le persone all’interno degli Stati, in grado di minacciare la coesione sociale e la tenuta stessa. Ma un mercato che voglia dirsi civile deve tendere a colmare divari economici, sociali e finanziari attraverso l’attivazione di meccanismi di inclusione di uomini e donne e ri-generazione di chi si trova ai margini, attraverso la valorizzazione delle diversità come ricchezza sociale.”

L’Italia sta affrontando un progressivo invecchiamento della popolazione, dovuto sia a una diminuzione del tasso di natalità (-4% rispetto
al 2017), che all’aumento della vita media della popolazione (la speranza di vita alla nascita è di 80,9 anni per gli uomini e 85,2 per le donne). La percentuale di popolazione di età superiore ai 65 anni è del 22,8%, mentre l’indice di vecchiaia è di 173,1 ogni 100 giovani.

Un altro fattore da tenere in considerazione è la crescente incidenza di malattie croniche, che pesa enormemente sulla qualità di vita di questi ultimi. Con l’aumento dell’insorgenza di malattie cresce anche il livello di dipendenza degli anziani. Secondo l’ISTAT, la speranza di vita senza limitazioni nelle attività a 65 anni è pari a 9,9 anni, di poco inferiore alla media UE (dati BES).
In passato, molti soggetti vulnerabili godevano del supporto della rete familiare e di vicinato. Questo supporto è poi in gran parte venuto meno a seguito della crisi economica e di alcuni cambiamenti avvenuti nella società, quali: modifiche della struttura familiare e riduzione del numero di componenti delle famiglie, aumento dell’orario di lavoro e della conseguente difficoltà di conciliazione dei tempi di vita e lavoro.

Nel 2019, le Amministrazioni pubbliche hanno speso quasi 479 miliardi per la protezione sociale delle famiglie, importo pari al 59,1% della spesa pubblica italiana. Poiché le pensioni assorbono il 52,1% delle risorse complessive, vi è un forte squilibrio che tende a ripercuotersi su altre funzioni di spesa.

Nel nostro Paese gli attori che si occupano di protezione sociale sono molteplici. Un ruolo fondamentale è poi inoltre ricoperto dal settore non profit. Nel 2018 le Istituzioni non profit attive erano 359.574 e hanno registrato un significativo aumento nel Mezzogiorno, nonostante la percentuale rimanga più elevata nel Nord. nel Mezzogiorno, nonostante la percentuale rimanga più elevata nel Nord. Di queste, il 12,8% appartengono al settore della sanità e dell’assistenza sociale. Una forte fragilità delle organizzazioni non profit operanti in questi settori è la forte dipendenza dalle commesse pubbliche.

In questo contesto, le forme di frammentazione delle comunità sono state aggravate dalla pandemia di COVID-19 che ha colpito duramente il nostro Paese. L’epidemia, nelle sue ondate successive, e i conseguenti lockdown generali o territoriali hanno incrementato il livello di vulnerabilità di diverse fasce della popolazione e ha messo in evidenza l’inadeguatezza del sistema tradizionale di protezione sociale.
Tra paure e incertezze crescenti, diventa sempre più difficile partecipare alla vita collettiva e sviluppare forme di risposta comune ai bisogni. La coesione sociale ne risulta gravemente danneggiata.

La proposta progettuale:  BUDGET DI SALUTE ALLARGATO

Ciò che proponiamo è l’applicazione di uno strumento già sperimentato in diversi territori per le persone con disabilità: il Budget di Salute, da estendere a tutte le categorie vulnerabili, per un welfare generativo e olistico dove i beneficiari diventano risorse capacitate per se stessi e per la propria comunità.
Il Budget di Salute è uno strumento di definizione quantitativa e qualitativa delle risorse economiche, professionali e umane necessarie per innescare un processo volto a restituire centralità alla persona, attraverso un progetto individuale e personalizzato che muove verso un welfare originato da una partnership pubblico/privato integrata e non assistenziale né incentrato sulla mera logica del mercato.
In altre parole, la proposta muove verso una riqualificazione della spesa pubblica in chiave generativa, liberando le energie delle persone più vulnerabili sia per loro stessi sia per la loro comunità.
Si tratta di una piccola rivoluzione dell’attuale modello assistenziale che ha il pregio - tra gli altri - di essere immediatamente cantierabile, perché costituisce non una nuova leva di spesa, ma un modo per riconvertire l’ingente spesa esistente e storicizzata della sanità accreditata in investimenti sulle determinanti sociali della salute: habitat, socialità, formazione, lavoro, affettività, in linea con le raccomandazioni OMS del 2007 e del 2010 sul cambio di paradigma che dovrebbe operare la spesa pubblica, in particolare dei paesi occidentali, in materia di prese in carico longitudinali che non siano né provvisorie né insostenibili.

Come si realizza:
Con la trasformazione delle spese delle rette sanitarie per le strutture residenziali e semiresidenziali in Budget di Salute, potranno per esempio essere avviate le seguenti programmazioni territoriali:

• percorsi di cura ed espressione (anche artistica) delle persone più vulnerabili, condivisi con la propria comunità (non solo caregiver
familiari non strutturati, ma anche vicini e giovani)

• attività di manutenzione abitativa e servizi eco-sistemici per la tutela dell’ambiente e di noi tutti (es., attività di mantenimento nei boschi);

• investimenti per lo sviluppo e la diffusione di energie da fonti rinnovabili, anche in funzione dell’autosufficienza energetica delle piccole
comunità;

• servizi di natura informatica e/o di supporto all’utilizzo delle nuove tecnologie digitali;

• servizi di mobilità “dolce” e sostenibile sia individuali che collettivi di collegamento tra le aree interne ed i luoghi dove risiedono i principali servizi pubblici (sanitari, culturali, commerciali) e fra le stesse aree interne;

• co-progettazione e avvio di imprese sociali/ cooperative di comunità, capaci di rispondere ai bisogni sociali del territorio, attraverso percorsi di formazione laboratoriale dedicati (es. lavoro di cura formale; negozi di prossimità ed empori solidali; turismo esperienziale e lento)

• attività di riqualificazione e riuso di beni pubblici e/o di beni comuni (anche non pubblici) per l’attivazione di servizi collettivi culturali
(es. Biblioteche) o logistiche (locali di recapito o stoccaggio di merci) o per l’insediamento di nuove attività imprenditoriali giovanili;

• co-recupero di attività economiche che rischiano di chiudere per un mancato ricambio generazionale, ma anche di attività artistiche
e artigianali tipiche e/o di valorizzazione delle tradizioni popolari;

• avvio di terreni pubblici (concessione pluriennale gratuita) e/ o privati (es. abbandonati, confiscati) alla produzione in agricoltura biologica;

• percorsi di orientamento professionale, formazione e (re)inserimento lavorativo nel/per il tessuto economico locale, per rispondere ai
bisogni sociali del territorio e delle attività lì in corso;

• percorsi di investimenti per la riconversione della spesa privata dell’azzardo in azioni di sviluppo di comunità.

Si ritiene opportuno notare come tali programmazioni territoriali non siano escludibili tra loro, ma interagiscano le une con altre, in un’ottica di welfare olistico oltre che generativo.

Così facendo, le persone vulnerabili beneficiarie  delle politiche di welfare (es. persone in condizioni croniche-degenerative, a rischio di povertà, minori a rischio, disabili, anziani non autosufficienti, immigrati di primo insediamento, giovani  NEET, disoccupati di lungo periodo e low-skilled) non sono più:
abbandonati, emarginati e soli;
considerati asset economici dell’assistenza;
protagonisti di un assistenzialismo infelice per tanti, al di là della retorica;
affidati necessariamente a un caregiver familiare, ma all’intera comunità, dai più giovani al vicinato.

Piuttosto, con il Budget di Salute così ampliato, si diventa tutti cittadini attivatori del welfare a cui si aspira e, così, di una comunità del ben-vivere.
Oltre agli stessi beneficiari dell’intervento, gli stakeholder decisivi sono innanzitutto i sistemi socio-sanitari locali, quindi le ASL e gli Uffici di Piano ex legge 328/2000. Altri sono i familiari, gli operatori e le categorie professionali, le imprese di settore e i fornitori, le associazioni di volontariato, i sindacati, le università, tutte le imprese sociali che nasceranno per l’indotto, le comunità di riferimento e ovviamente Ministeri di competenza (della Salute e quello di Economia e finanza, del Lavoro e delle Politiche Sociali), le Regioni e
gli Enti locali.

Costo complessivo stimato
Costo iniziale di 50 milioni di euro annui, per un totale di 3 anni, per finanziare progetti terapeutico-riabilitativi personalizzati per persone disabili ( ex art.14 L.328/2000). L’importo per singolo utente sarà di 82 euro giornalieri, permettendo di coinvolgere 1.670 utenti in più.
(24/09/2021-ITL/ITNET)

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