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DONNE - LAVORO - AGLI STATI GENERALI SUL LAVORO DEL CNEL LE DONNE ACCETTANO LA "SFIDA" DELLA FLESSIBILITA' . CONS.MANACORDA "PURCHE' SCELTA CONCORDATA E REVERSIBILE". DEL BOCA:"SINDACATI DEVONO TUTELARE MA ANCHE INCENTIVARE PRESENZA LAVORATORI"

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  Dopo il successo dello scorso anno,  gli “Stati generali sul lavoro delle donne in Italia”, organizzato dalla Consulta per le Pari Opportunità di genere (Commissione per le Politiche del lavoro e dei settori produttivi) del CNEL rappresentano un appuntamento importante per "misurare" lo statu quo del lavoro femminile in Italia nell'era post - riforma,  varata dal Ministro del Lavoro, Elsa Fornero.

Il quadro, tracciato dalle molteplici statistiche sull'argomento occupazione, sul fronte del lavoro femminile, pur non offrendo un panorama omogeneo della penisola, diversamente articolato fra Nord Centro e Sud, permette di evidenziare a grandi linee come la situazione del lavoro femminile sia, eccezion fatta per il Sud,  forse meno drammatica di quella maschile. Anche se l'aggravarsi della crisi potrebbe rimettere in gioco tale dato. A testimoniarlo i numeri dell'Istat che hanno visto  una siapur lieve rimonta dell'occupazione delle donne.  Ma, a quale prezzo ?

  L'interesse per tale riflessione, condotta dal CNEL nel corso della seconda edizione degli Stati Generali del Lavoro sulle donne, nasce dalla considerazione, a tutti ben nota, che tali riforme, modificando il mercato del lavoro, gli ammortizzatori sociali, il sistema previdenziale, incidono, da un lato, su di una popolazione lavorativa ancora oggi in posizione di minor favore, dall'altro, attraverso le modifiche del welfare, sulle concrete condizioni di vita delle donne, chiamate a sopperire, con il lavoro familiare gratuito, alla carenza di servizi pubblici di cura per le categorie fragili (anziani, bambini, persone con diversa abilità).

Tuttavia non tutti gli effetti sono immediatamente percepibili, quelli di carattere previdenziale, ad esempio, si manifesteranno più avanti negli anni, anche se è possibile, con appositi modelli, stimarli fin d’ora. Viceversa l'impatto di riforme sul mercato del lavoro, sugli ammortizzatori sociali e sopratutto sul welfare possono essere valutati fin da ora ed analizzati alla luce delle concrete condizioni di vita delle donne.

"Le relazioni hanno messo in luce che gli effetti si vedranno a lungo termine sulla previdenza, anche se qualcosa può dirsi fin da adesso in quanto l’INPS ha degli ottimi modelli previsionali che  consentono di vedere  che cosa succederà fra 10/15 anni" afferma la Consigliera Paola Manacorda ad Italialavorotv/Italiannetwork.  E, dunque "La cosa va seguita e monitorata  con il concorso di tutte le parti sociali." 

" la crisi ha colpito di più gli uomini nei comparti a prevalente manodopera maschile, costruzioni, edilizia, manifattura, industria pesante. Lì più che i licenziamenti sono state vere e proprie catastrofiche crisi aziendali. Il comparto dei servizi e della P.A., tradizionalmente occupato dalle donne,  ha invece resistito un po’ meglio.  Questo non vuole dire, però, che sia meno grave l’impatto della crisi sulle donne in generale, più che sul loro specifico posto di lavoro, perché l’impatto - fa presente Manacorda - si prospetta in tanti altri aspetti...:

Spesso, però, si tratta di lavori flessibili. Considerata l'attuale condizione è opportuno cavalcare la flessibilità, oppure no ?
Per la Consigliera del CNEL "Probabilmente oggi sì, come strumento di resilienza, con un termine molto moderno, ovvero affrontandolo con un certo spirito di adattamento. E naturalmente la questione ha dei risvolti positivi ma anche dei risvolti negativi perché il lavoro femminile risulta anche molto più volatile, più precario in generale, spessissimo c’è del part time involontario  e quindi questa flessibilità, alla fine, viene tutta scaricata sulle spalle delle donne. Tuttavia, in questo momento può essere anche una risorsa, però non bisogna abusarne altrimenti la precarizzazione del lavoro femminile può diventare veramente grave".

Sulla questione  Italialavorotv /Italiannetwork ha raccolto la testimonianza del Consigliere Alessandra del Boca, che ha evidenziato come le donne si "aggrappino con una grande disperazione al mercato del lavoro". 
Afferma la Prof. Del Boca "E’ proprio la durata della crisi che ci rende indispensabili ai redditi familiari falcidiati dalle tasse ed anche ad una situazione economica in cui le imprese che ci dovrebbero assumere sono falcidiate dai costi del lavoro che sono tra i più alti d’Europa e da un'IRAP , che è proprio una tassa sull’occupazione.
Quindi diciamo che i nostri nemici sono anche delle tassazioni sfavorevoli e poi  un part time che non è così incentivante. Pensiamo all’Olanda, per esempio, dove decine di migliaia di donne lavorano un paio di giorni la settimana stabilmente, dimostrando come  la possibilità di essere sul mercato del lavoro è conciliabile sia con altri bisogni che con altri interessi laddove la legislazione del part time è più favorevole e favorisce di più la nostra presenza sul mercato del lavoro.  Il Ministro Fornero ha dichiarato “avrei voluto avere anche solo la meta’ delle risorse che il mio collega francese ha avuto per ridurre il cuneo fiscale in Francia”.

Una dimensione che per i sindacati prospetta situazioni spesso di estrema flessibilità e che i sindacati in qualche modo tendono ad ostacolare " Penso che sia un errore, afferma Del Boca, il mondo sindacale, le parti sociali devono giocare in questo momento un ruolo veramente importante e che gli spetta, che è quello di tutelare sì ma anche aiutare la presenza sul mercato in tutti i modi. Quindi devono trattare le condizioni corrette. E’ molto meglio avere una occupazione limitata ma tutelata, legittima, emersa, piuttosto che per la non favorevolezza della legge finiamo in qualcosa di molto meno dignitoso per l’occupazione delle donne."

Stessa linea dalla Consigliera Manacorda: purchè sia una "scelta scelta, concordata e reversibile, altrimenti diventa un danno”

Quanto al fronte previdenziale per il Prof. Geroldi " Alzare l’età pensionabile è stato inevitabile ma l’ultimo intervento l’ha alzata molto". Quindi in pochi anni da un valore che si aggirava fra i 60 ed i 61 anni si è passati ad un’effettiva età di collocamento a pensione verso i 65 anni per non dire ancora più" .  Inoltre per chi perde il lavoro, uomini o donne che siano, c'è da riconsiderare la questione del sostegno al reddito e della necessaria riforma degli ammortizzatori sociali.
Un'ipotesi di lavoro sul tema è da ricercare, per Geroldi, fra i cosiddetti lavori socialmente utili, ma tenendo conto dell’esperienza precedente. In Italia hanno funzionato male per “n” ragioni, però in molti Paesi si utilizza positivamente questa formula."  Cioè, basta con  il "trasferire in maniera passiva sostegni monetari senza sapere bene che fine fanno ed incentivare, ineve, una persona a fare lavori, magari con progetti in istituzioni locali ed in certe forme anche attraverso organismi privati.  Le amministrazioni comunali hanno un grandissimo bisogno di manodopera di questo tipo e potrebbe essere un sistema per riattivare le persone fino a quando arrivano in pensione."(11/04/2013-ITL/ITNET)

(Data di inserimento online 2013-04-29 00:04)

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