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SICUREZZA SOCIALE - A A A PREVIDENZA CERCASI -ON.DAMIANO(PRES.COMM.LAVORO): LAVORATORE POVERO= PENSIONATO POVERO. CONTRIBUTIVO GIOVANI: SEMPLIFICAZIONE SBAGLIATA. PARTITA DA GIOCARE ENTRO 2016"

  Intervenendo al Seminario promosso a Napoli il 12 maggio, nell'ambito della tre giorni delle "Giornate della Previdenza",  dai patronati del Ce.Pa. (Acli, Inas, Inca e Ital) per parlare di previdenza e lavoro nel rapporto tra vecchie e nuove generazioni, il Presidente della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati Cesare Damiano ha lasciato ben poco margine ad interpretazioni alternative sulla situazione occupazionale e previdenziale che attende i giovani nel prossimo futuro. Il parlamentare del PD, tra l'altro, ha parlato di "deprivazione della dota sociale del lavoro" e concezione del lavoro alla stessa stregua di una "merce".

E, nel contesto del dibattito sulla flessibilità in uscita  ha introdotto, sulla falsariga dell'anatocismo bancario (interessi sugli interessi), il concetto di "anatocismo previdenziale" allorchè l'INPS arriva a parlare di aspettativa di vita per i settantenni in uscita dal mondo del lavoro...

Per il parlamentare piemontese una questione centrale è  il tema del mercato del lavoro. D'altra parte, per Damiano "un pensionato povero lo è perché è stato lavoratore povero"  Dunque, sostiene "Non è il problema del metodo di calcolo". E precisa "E' evidente che un lavoratore della mia generazione, che ha 40 anni di contributi e calcola il risultato pensionistico sugli ultimi 10 anni, avrà una resa che abbiamo quantificato nell'80% rispetto allo stipendio.
Ed è altrettanto evidente che lo stesso lavoratore giovane, che ha cominciato a lavorare il primo gennaio '96, con 40 anni di contributi, ha una resa del 60% con il sistema contributivo. Vero è che  60%  non è poco, aggiunge Damiano. E' lo standard che io avevo fissato nel protocollo del 2007 d'intesa con le organizzazioni sindacali.  Infatti, se a quel 60% aggiungiamo un 20% di previdenza complementare, si torna all'80%. Quello è lo schema !  Ma quello che manca è il numero 40 (di contribuiti.ndr.)

  E Damiano esemplifica: "Io ho cominciato a lavorare nell'ottobre del '68,  sono andato in pensione dopo 40 anni, avevo 40 anni di contributi. Me l'han pagato giusto. I nostri figli, invece, prima fanno lo stage, poi il tirocinio, poi il vaucher, poi associati in partecipazione, poi lavoro a progetto, poi interinale, poi lavoro nero, poi grigio, poi approdano a 30 anni, avendo studiato più dei padri, ad un contratto a termine, poi hanno il vuoto contributivo, poi riprendono e poi, forse, arrivano ad una relativa stabilità. Il contratto a tutele crescenti....

Damiano, comunque, le dice, non le manda a dire: "Avete minato le fondamenta del mercato del lavoro, per cui  i lavoratori sono lavoratori poveri e, quindi, saranno pensionati poveri...voucher... flessibilita'...
ape...    guardate che la partita previdenza ce la giochiamo di qui a fine anno, poi 'non c'è trippa per gatti" il prossimo anno è un anno elettorale, se si va a votare nel 2018, lo dico da politico, quindi ce la giochiamo adesso, con intelligenza, con le pressioni necessarie, con le forme democratiche per fare ascoltare ..." (vedi: http://www.italiannetwork.it/news.aspx?ln=it&id=38914 ).(14/05/2016-ITL/ITNET)

(Data di inserimento online 2016-05-14 00:05)

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