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CONSIGLIO GENERALE ITALIANI ALL'ESTERO - ASSEMBLEA PLENARIA 2017 : RELAZIONE DI GOVERNO (SOTTOSEGR.ENZO AMENDOLA): RIFORMA ? "SPETTA A VOI, SULLA BASE MANDATO RICEVUTO, GIUNGERE AD UNA SOLUZIONE"

(2017-03-30)

  "I lavori si aprono in un momento che vede il nostro Paese impegnato in prima fila sulla scena internazionale. Sapete che si è svolta lo scorso 25 marzo la cerimonia di celebrazione del 60 anniversario dei Trattati di Roma, istitutivi della Casa Europea, con la partecipazione  dei 27 Capi di Stato e di Governo dei Paesi membri dell’Unione.

  L’anno in corso ci vede inoltre protagonisti - come membro non permanente -  al Consiglio di sicurezza dell'ONU. L’Italia è anche impegnata nell’organizzazione del Vertice del G7, previsto a fine maggio a Taormina, che dedicherà particolare attenzione al tema delle migrazioni, che gli Italiani all’estero conoscono avendone acquisito personale esperienza, ed essendo quello italiano uno dei principali fenomeni migratori al mondo.

Quest’anno deteniamo altresì la Presidenza del Processo dei Balcani Occidentali (meglio noto come Processo di Berlino) che culminerà, il 12 luglio prossimo, con il Vertice che ospiteremo a Trieste. Sempre quest’anno, siamo entrati a far parte della Troika dell’OSCE, Organizzazione di cui nel 2018 assumeremo la Presidenza.

Nel secondo semestre del 2017 avremo, infine, la Presidenza del gruppo di contatto con il Mediterraneo all'interno dell'OSCE, il cosiddetto gruppo OSCE-MED. In tale contesto, il 23 e 24 ottobre prossimi ospiteremo a Palermo  la Conferenza annuale con i Paesi Partner del Mediterraneo.  Per l’Italia si  tratta, in sostanza, di un anno straordinario dal punto di vista della politica estera e degli impegni internazionali. Un anno che, tenendo fermi i punti di riferimento della nostra identità europeista, euro atlantica e mediterranea, l’Italia sta vivendo da vera protagonista. 

Ci attendiamo tutti che l’Assemblea Plenaria che si apre oggi e che presenta un nutrito numero di argomenti all’ordine del giorno, avrà come risultato caratterizzante la proposta da parte del CGIE di un progetto di riforma degli organi di rappresentanza delle comunità italiane all’estero. Vorrei cogliere questa occasione per ringraziare ancora una volta il CGIE e i Comites per l’impegno dimostrato in questo esercizio, avviato dal nostro Parlamento con l’Ordine del Giorno proposto dal Senatore Micheloni e approvato all’unanimità dalla Commissione Affari Esteri ed Emigrazione del Senato il 4 novembre 2015. Un impegno a voi richiesto e da voi accettato nel corso dell’Assemblea CGIE dello scorso anno (e ribadito al Comitato di Presidenza dello scorso ottobre).

Spero che le ambizioni siano alte e che la riforma sappia prendere nella dovuta considerazione i profondi mutamenti sociali e tecnologici che stanno rimodellando il mondo dell’emigrazione. Ribadisco quanto affermato nelle ultime relazioni sul tema.  Qualsiasi spunto di riforma e revisione deve procedere con il vostro consenso, animati dallo stesso spirito riformista espresso nel lavoro dei nostri legislatori eletti all’estero.

Sulla base dell’esperienza acquista negli ultimi anni, riteniamo necessario che la nuova struttura della rappresentanza degli italiani all’estero, con riferimento ai Comites, sia volta a:
modificare i requisiti di consistenza numerica della collettività per l’istituzione del comitato;
rivedere i criteri e le modalità di designazione dei componenti dei Comites, in modo da consentire la più ampia rappresentanza dell’emigrazione italiana, incluse le varie componenti della cosiddetta “nuova emigrazione”;
modificare il sistema di verifica delle condizioni di incompatibilità e ineleggibilità dei membri dei Comites, in modo da correggerne il carattere decisamente autoreferenziale;
migliorare il sistema previsto dal comma 4 dell’articolo 8 della Legge 286 del 2003, in caso vi siano gravi motivi che richiedano lo scioglimento del Comites, così da disincentivare il sorgere di ingiustificabili situazioni di impasse e rendere gli eletti maggiormente responsabili verso i propri elettori;
aggiornare i criteri per la concessione dei contributi ministeriali (di cui al comma 6 dell’articolo 3 della Legge sui Comites), perché facciano essenzialmente riferimento al numero dei connazionali, all’estensione della circoscrizione e agli indici del costo della vita nei Paesi di riferimento;
ripensare ai criteri di incompatibilità e ineleggibilità dei membri del Comites consentendo, di fronte a evidenti cause di incompatibilità, l'intervento dell'autorità consolare di competenza.

Riteniamo inoltre che una quota predeterminata, e non residuale, dello stanziamento annuale in favore dei Comites debba essere destinata per il finanziamento di specifici progetti di interesse per i nostri connazionali all’estero. Allo stesso tempo, è importante far ricorso al fundraising, per stimolare i Comites a ottimizzare la gestione delle risorse disponibili per le proprie attività e - soprattutto - acquisire più elevata visibilità presso le comunità di riferimento, prendendo a modello esperienze significative già attuate da alcuni Comites in Svizzera.

Per quanto riguarda il CGIE, oltre alla composizione del consiglio e alla articolazione dei lavori dei propri organi interni, occorre una proposta in grado di valorizzarne la funzione, in sinergia con i parlamentari eletti all’estero e con le altre competenti istituzioni a livello centrale e locale, modificando composizione e struttura in una direzione più moderna che tenga conto di una diversa distribuzione geografica delle comunità di italiani all’estero.

Spetta a voi in questi giorni, sulla base del mandato che avete ricevuto lo scorso anno, giungere a una soluzione che sia in grado di far convivere i tre livelli di rappresentanza degli italiani all’estero, in una maniera adeguata ai tempi e alle dinamiche delle nuove migrazioni. Ci aspettiamo quindi che da questa Assemblea emerga una valida proposta che possa essere riflessa in un articolato da sottoporre al Parlamento.

Vorrei ora fornire alcuni dati relativi allo stato di avanzamento delle iniziative condotte dal Governo nel settore delle politiche per gli italiani all’estero. Sapete che la promozione della cultura e della lingua italiane nel mondo rappresenta una componente strategica della politica estera del nostro Paese. La Legge 11 dicembre 2016, n. 232, (Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2017 e bilancio pluriennale per il triennio 2017-2019),  ha istituito all’art. 1, commi 587-588, un fondo per il potenziamento della promozione della cultura e della lingua italiana all’estero, pari a 150 milioni di euro per gli esercizi finanziari 2017-2020 (20 mln di euro per il 2017; 30 mln di euro per il 2018 e 50 mln di euro per il 2019 e il 2020).

La maggior parte dei fondi messi a disposizione (126,5 milioni di euro) andrà a potenziare le attività che il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale già svolge nell’ambito della propria missione istituzionale di promozione, sostegno e valorizzazione all’estero di tutte le componenti culturali che caratterizzano il Paese. Una parte dei fondi sarà invece affidata al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (3 milioni di euro) e al Ministero dei Beni e Attività Culturali e del Turismo (20,5 milioni di euro).

All’interno della quota gestita dal MAECI, parte delle disponibilità di bilancio sarà destinata ad integrare il contributo versato alla Società Dante Alighieri e verrà impiegata per sostenere l’azione di insegnamento della lingua e della cultura italiana realizzata da tale Associazione, sia direttamente in Italia sia attraverso gli oltre 400 Comitati locali che vi fanno capo.

Verranno inoltre destinate risorse a sostegno della promozione delle industrie creative (design, cinema, musica, spettacolo, sport, editoria), per la promozione integrata dei territori e del turismo culturale, per la presentazione agli attori del Sistema Paese delle opportunità di scambi con Paesi esteri (“Country Presentation”).
Oltre a tali attività, i fondi gestiti dal MAECI verranno destinati alla promozione della lingua e cultura italiane lungo i seguenti undici assi prioritari: italiano lingua viva; design; archeologia e tutela del patrimonio culturale; alta cucina italiana nel mondo; mediterraneo; arte contemporanea nel mondo; musei italiani nel mondo; turismo culturale; industrie culturali e creative: cinema, audiovisivi ed editoria; promozione della scienza e della ricerca italiane; diplomazia economica.

Punto qualificante del programma è la promozione ed il sostegno alla diffusione della lingua italiana nel mondo, settore altamente prioritario, anche alla luce degli obiettivi fissati nel corso degli Stati Generali della Lingua italiana, svoltisi a Firenze nell’ottobre 2016, attinenti al programma “Italiano Lingua Viva”. Sono previsti in questo contesto la piena tutela dei corsi scolastici organizzati dagli Enti Gestori in favore delle Comunità di origine italiana; l’incremento dei contributi per cattedre universitarie e sezioni scolastiche di italiano all’estero; il potenziamento del progetto “Laureati per l’Italiano” finalizzato ad inviare presso università estere laureati italiani specializzati nell’insegnamento dell’italiano per stranieri per periodi di 12-18 mesi; lo sviluppo di un corso di lingua italiana da erogare in modalità e-learning; il lancio di progetti multimediali; la gestione e l’aggiornamento del Portale Web della Lingua Italiana; l’erogazione di corsi di formazione e aggiornamento per i docenti stranieri di lingua italiana all’estero; l’incremento dei premi e dei contributi alla diffusione dell’editoria italiana all’estero

In materia di promozione e diffusione della lingua e cultura italiana per le collettività all’estero, va ricordato innanzitutto l’impegno del Governo a mantenere per il 2017 un livello di spesa pari a quello dell’anno precedente (complessivamente di 12 milioni di euro). L’ultima legge di bilancio ha già incrementato i fondi di 4 milioni annui a decorrere dal 2017. Con il decreto di ripartizione del fondo per la cultura italiana all’estero, ugualmente previsto dalla legge di bilancio 2017 e attualmente al vaglio del Ministero dell’economia, saranno attribuite le risorse (circa 2 milioni l’anno), tali da consentire allo stanziamento di mantenere il livello di almeno 12 milioni all’anno fino al 2020 compreso. Stiamo al riguardo rispettando pienamente l’impegno assunto lo scorso anno dall’allora Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, per il  potenziamento della promozione della lingua e della cultura italiana nel mondo. Ma il cambio è netto: 12 milioni furono recuperati in assestamento. Oggi sono a regime.
Quanto al recente Atto del Governo n.383 (Disciplina della scuola italiana all'estero – “Buona scuola”, il CGIE ha espresso tempestivamente parere favorevole, con nota n. 4550 del 25 gennaio u.s. in cui sono state formulate alcune raccomandazioni, riguardanti in particolare la valorizzazione del ruolo degli Enti gestori nell’offerta dei corsi di lingua, la promozione dell’uso di corsi di insegnamento e di formazione a distanza e la previsione di una programmazione su base triennale dei finanziamenti loro assegnati. Nel corso delle audizioni in parlamento il MAECI ha già fatto stato della disponibilità ad evidenziare in modo esplicito, nel provvedimento attualmente all’esame delle commissioni parlamentari, il ruolo degli Enti gestori, recependo così per questo aspetto il parere del CGIE e di alcuni parlamentari eletti nelle circoscrizioni estere. Stiamo al momento definendo le opportune integrazioni al testo del provvedimento.

Con riferimento al trasferimento delle competenze in materia di insegnamento di lingua italiana all’estero dalla Direzione Generale per gli Italiani all’Estero alla Direzione Generale per la Promozione del Sistema Paese del MAECI, abbiamo già avuto modo di illustrare come, nel quadro del processo di riforma della strategia di promozione della lingua e cultura italiana all’estero che ha visto, il 14 gennaio scorso, l’approvazione in via preliminare da parte del Governo del citato atto n. 383 sulla disciplina della scuola italiana all’estero, sia stato previsto il superamento della tradizionale divisione tra attività di assistenza scolastica rivolte alle collettività all’estero ed attività di sostegno alla diffusione della lingua italiana rivolte al pubblico straniero. Considerata l’evoluzione socio-economica degli ultimi decenni, i destinatari di questi corsi non sono più esclusivamente individuati negli Italiani all’estero, mentre si propende per l’inserimento dell’ Italiano nei sistemi scolastici locali, a beneficio di connazionali o stranieri.  In coerenza con tale impostazione, nell’ambito del MAECI, in data 16 febbraio 2017, il detto trasferimento di competenze è stato inserito nel più vasto provvedimento di riorganizzazione della Farnesina (DPR n. 260 del 29.12.2016), cui ha fatto seguito il Decreto del Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale n. 233 del 3.02.2017. Le competenze citate sono quindi state collocate all’interno dell’Ufficio V “Sistema della Formazione italiana nel Mondo”.

A seguito della detta riorganizzazione, il relativo capitolo di spesa (3153) passerà dalla Direzione Generale per gli Italiani all’estero alla Direzione Generale per la Promozione del Sistema Paese. Il decreto del Ministro dell’Economia che apporta le necessarie correzioni al bilancio è stato già predisposto ed è attualmente alla firma del Ministro Padoan (successivamente sarà inviato alla Corte dei conti per la registrazione).  Siamo intervenuti presso il MEF per accelerare il più possibile l’iter di questo decreto ed  evitare ritardi nell’erogazione dei fondi; ritardi che potrebbero avere conseguenze negative sulla capacità operativa degli Enti gestori - con particolare riguardo alla corresponsione degli stipendi al personale docente impegnato nei corsi e al rispetto degli impegni assunti. La Farnesina continuerà a seguire da vicino queste ultime fasi per rendere quanto prima disponibili i fondi.

Al fine di evitare ritardi nell’erogazione delle risorse destinate agli Enti gestori e consentire loro un’ordinata programmazione delle proprie attività, già da prima dell’entrata in vigore del detto trasferimento di competenze si era provveduto, a cura della DGIT, ad effettuare una prima ripartizione dei fondi attualmente disponibili sul capitolo citato. Nell’assegnazione dei contributi si è tenuto conto dell’azione di  razionalizzazione degli Enti percettori avviata negli ultimi anni e del taglio del contingente dei docenti ministeriali disposto dalla “spending review”. Gli Enti operanti nei Paesi europei hanno considerevolmente aumentato il numero dei corsi, prendendo in carico quelli lasciati dai docenti di
ruolo rientrati ai ruoli metropolitani.

Per completare il quadro degli stanziamenti in favore delle politiche per gli italiani all’estero, informo che nel corrente esercizio finanziario lo stanziamento sui capitoli relativi ai Comites è stato pari rispettivamente a Euro1.267.838,00 sul capitolo 3103 (10,47% in meno rispetto al 2016) e Euro 69.663,00 sul capitolo 3106 (36,01% in più rispetto al 2016). Lo stanziamento sul capitolo 3131 relativo come a voi noto, alle spese per il funzionamento del CGIE, ammonta a Euro 299,479, (il 34,56% in meno rispetto al 2016). Sappiamo che i fondi ad oggi stanziati non saranno sufficienti per consentire ai Comites ed al CGIE di portare avanti la loro attività. Sul loro stanziamento ha “pesato” un iter della legge di Bilancio  a tempi contingentati, dovuto alla crisi di Governo. Vorrei tuttavia confermarvi l’impegno del Esecutivo per conseguire, in sede di assestamento di bilancio, risorse aggiuntive nel corso dell’anno.  Con riferimento all’assistenza diretta, è pari a Euro 4.985.3 26,84 (Cap. 1613) l’ammontare complessivamente destinato sulla base delle esigenze che ci hanno rappresentato gli uffici della Rete diplomatico consolare. Siamo ad ogni modo pronti ad aggiungere fondi aggiuntivi su tale capitolo se dovesse presentarsi la necessità.

Relativamente all’assistenza indiretta (capitolo 3105), lo stanziamento è stato pari a Euro 420.222,00, che verrà ripartito su 39 Enti sparsi in 19 Paesi. La distribuzione dei contributi privilegerà ospedali e case di riposo operanti in Paesi con bassi standard medico-assistenziali e istituti di assistenza a minori e madri in difficoltà. Anche in questo settore, le restrizioni al welfare in Europa, che non hanno risparmiato i nostri connazionali, ci hanno imposto di prevedere la concessione di contributi ad enti attivi in Paesi tradizionalmente dotati di solidi sistemi di sicurezza sociale come il Belgio e la Germania.

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. Quanto al “Tavolo interministeriale per uno statuto dei lavoratori frontalieri”, frutto come sapete di una specifica iniziativa del CGIE, dopo la riunione inaugurale tenutasi nell’Ottobre 2016 si è giunti lo scorso 16 marzo al suo secondo appuntamento.
L’ambizioso e complesso obiettivo di evitare che una componente significativa ancorché limitata del nostro mondo del lavoro - che contribuisce in misura rilevante allo sviluppo economico dell’Italia e dei Paesi confinanti, - sia oggetto di forme di discriminazione , dovrebbe auspicabilmente tradursi nella creazione di un vero e proprio ”Statuto dei lavoratori frontalieri” .

Riteniamo che la possibilità di godere di una specifica normativa sul lavoro possa consentire di affrontare concretamente le principali problematiche di tale  categoria, sotto il profilo della sicurezza e dei benefici sociali e dalla possibilità di applicare ai soggetti interessati  la fiscalità diretta.

Obiettivo del Tavolo è di far si che la mancata residenza dei lavoratori frontalieri nel Paese di lavoro non rappresenti motivo ostativo per consentire nei loro confronti la piena applicazione dei principi della parità di trattamento e della “lex laboris loci”.

Sapete che lo scorso ottobre, è stata approvata dalle Camere la legge delega in materia di editoria (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 255 del 31 ottobre 2016) che prevede, tra l’altro, la ridefinizione del sostegno pubblico a tale settore attraverso una disciplina che si perfezionerà con l’adozione dei decreti legislativi attuativi della delega. La nuova legge istituisce un fondo "per il pluralismo e l’innovazione" e delega al Governo il compito di ridefinire la disciplina del sostegno pubblico, sia per il settore dell’editoria che per quello dell’emittenza radiofonica televisiva locale, oltre che di intervenire sui profili pensionistici dei giornalisti nelle aziende in stato di crisi e sulla composizione e le competenze del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti.
Il nuovo fondo per l’editoria, denominato “fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione” si avvarrà di tutte le risorse statali già esistenti destinate al sostegno dell’editoria cartacea e dell’emittenza radiofonica e televisiva di ambito locale, ma anche di una quota, fino al massimo di 100 milioni di euro, delle entrate del canone di abbonamento radiotelevisivo. Vi sarà anche un contributo di solidarietà, pari allo 0,01%, del reddito complessivo dei concessionari e delle società operanti nella raccolta pubblicitaria, sia per la carta che per l’emittenza radiotelevisiva.
La regolamentazione delle altre materie considerate dalla legge è delegata al Governo che lo scorso 24 marzo ha approvato il conseguente decreto legislativo. Il provvedimento mantiene i contributi  per le imprese editrici di quotidiani e periodici espressione delle minoranze linguistiche, per le imprese che editano periodici per non vedenti e per ipovedenti, per le associazioni dei consumatori, per le imprese editrici di quotidiani e periodici italiani in lingua italiana editi o diffusi all’estero o editi in Italia e diffusi prevalentemente all’estero. Per l'anno 2017 è stata infatti autorizzata la spesa di 300.000 euro in favore delle agenzie specializzate per i servizi stampa dedicati agli italiani residenti all'estero e di 1 milione di euro a integrazione della dotazione finanziaria per i contributi diretti in favore della stampa italiana all'estero di cui all'articolo 1-bis del decreto-legge 18 maggio 2012, n. 63, convertito, con modificazioni, dalla legge 16 luglio 2012, n. 103).
In ossequio alla legge delega sono stati esclusi dai contributi gli organi di informazione dei partiti, dei movimenti politici e sindacali, dei periodici specialistici a carattere tecnico, aziendale, professionale o scientifico nonché tutte le imprese editrici di quotidiani e periodici che fanno capo a gruppi editoriali quotati o partecipati da società quotate in borsa. Le nuove regole troveranno applicazione a partire dal 2018.

- . Per quanto riguarda la riforma del sistema di voto per gli italiani all’estero, le più recenti prese di posizione del CGIE a seguito, da ultimo, delle recenti polemiche incorse durante le ultime consultazioni referendarie, fanno stato delle vive aspettative che i diritti acquisiti dagli italiani all’estero non vengano sminuiti o messi in discussione.

Conoscete la posizione dell’Amministrazione sul voto all’estero, e siamo certi che ne condividete i principi: l’invio a pioggia dei plichi elettorali continua ad essere alla base dei numerosi problemi riscontrati, da ultimo, anche in occasione del referendum costituzionale del 4 dicembre. La Farnesina si è attivata nel rispetto delle indicazioni tecniche della legge. Sappiamo anche che il voto ai seggi sarebbe la soluzione più sicura, ma inattuabile in moltissimi Paesi. Il meccanismo va cambiato.  Valuteremo il modo di individuare con la partecipazione del Parlamento una soluzione tecnica capace di superare le più urgenti criticità (come quella che ha portato all’annullamento di circa 100.000 schede in occasione dell’ultimo referendum) e di tutelare quindi il voto all’estero come istituto il più possibile scevro da polemiche analoghe a quelle cui abbiamo assistito recentemente, lesive della dignità e dell’onore degli Italiani all’estero. Nell’esercizio delle vostre funzioni, avete la possibilità e le capacità di indirizzare  un cambiamento del sistema di voto per gli italiani all’estero. Ci aspettiamo quindi da parte vostra un impegno attivo su questo delicato e importante tema, affinché sia possibile mettere in pratica un sistema di voto più efficiente e in grado di garantire in maniera più efficace il diritto al voto degli italiani all’estero.

Infine, vorrei ora fornirvi un quadro aggiornato relativo alla prestazione dei servizi consolari da parte degli Uffici della Rete diplomatico consolare italiana. Nonostante la riduzione delle risorse umane e materiali a disposizione, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale continua a garantire un’efficiente erogazione dei servizi consolari grazie anche all’intensa attività di supporto giuridico fornito all’intera Rete diplomatico-consolare nell’ambito dei servizi relativi alle pratiche di cittadinanza, di stato civile e di adempimenti in tema di navigazione, di rilascio del passaporto, della carta d’identità o di emissione di Emergency Travel Documents (ETD).

Tra i miglioramenti introdotti, segnalo in particolare che l’Amministrazione ha completato la definizione delle specifiche tecniche e normative relative al progetto di captazione e trasmissione, tramite canale telematico “securizzato”(finora sono stati attivati 29 dispositivi dei 38 già acquisiti e altri 75 sono in procinto di essere acquisiti), dei dati biometrici utili al rilascio dei passaporti anche da parte dei Consoli onorari. Ad oggi infatti, alcuni funzionari consolari, provvedono a tale attività tramite postazioni mobili analoghe a quelle utilizzate dal funzionario itinerante che devono essere fisicamente portate al superiore Ufficio di prima categoria per il loro “travaso” nei sistemi operativi, con inevitabili costi sia economici sia in termini di tempi di evasione delle pratiche. Acquisito il prescritto parere del Garante della Privacy, l’attuazione di questa nuova modalità di acquisizione dei dati consentirà, nel prossimi mesi, di agevolare l’erogazione del servizio a favore di connazionali residenti in circoscrizioni territorialmente estese e lontane, nonché di ampliare il numero di consoli onorari coinvolti che non saranno più gravati dall’onere dei viaggi verso l’Ufficio di Prima categoria.
In materia di stato civile, a seguito dell’entrata in vigore della Legge sulle unioni civili (Legge n. 76/2016) il Ministero fornito alle Sedi le doverose istruzioni per l’applicazione all’estero di tale nuovo istituto, chiarendo gli aspetti più delicati e complessi attinenti all’applicazione della predetta Legge, soprattutto tenuto conto dell’eterogeneità degli ordinamenti stranieri in cui sono chiamati ad operare.

Con riferimento all’iter della legge sulla cittadinanza, sapete che la Camera ha approvato il 13 ottobre 2015 il testo unificato in materia di cittadinanza, che è stato quindi trasmesso al Senato. La proposta si concentra sulla questione fondamentale della tutela dell'acquisto della cittadinanza da parte dei minori, apportando a tal fine alcune modifiche alla legge sulla cittadinanza n. 91/92).

La novità principale del testo consiste nella previsione dell’introduzione di due nuove fattispecie di acquisto della cittadinanza italiana per nascita e di acquisto della cittadinanza in seguito alla conclusione di un determinato percorso scolastico, il cosiddetto ius culturae. Quest’ultimo prevede che acquisterà la cittadinanza per nascita chi è nato nel territorio della Repubblica da genitori stranieri, di cui almeno uno sia titolare del diritto di soggiorno permanente o in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo.

Il MAECI ha suggerito al Legislatore di tener conto dell’unicità dell’istituto della cittadinanza, sia che essa derivi dallo ius sanguinis, dallo ius soli, o  dallo ius culturae, sia che essa derivi dalle altre forme di trasmissione o acquisizione (iuris communicatio, ius matrimonii, concessione e così via). La regolamentazione nel suo complesso dovrebbe, infatti, chiarire cosa si intenda per “cittadino”, quali siano gli elementi costitutivi della cittadinanza in termini di diritti e doveri e quali i requisiti in termini di legame con il Paese. Occorre pertanto una trattazione organica dell’istituto, in tutte le sue forme, al fine di non ridurre il concetto di cittadinanza al mero possesso del passaporto.

Il MAECI sostiene che un eventuale allargamento dello ius soli dovrebbe corrispondere a un restringimento dello ius sanguinis, al fine di evitare che i naturalizzati rientrati nei Paesi di provenienza vi diano origine, iure sanguinis, a filiere di cittadini con un legame con l’Italia vieppiù fievole, se non inesistente. Sarebbe pertanto opportuno ricondurre a maggiore coerenza il sistema attuale, bilanciando ius sanguinis e ius soli, anziché procedere a interventi su singole disposizioni. Anche in questo campo, il vostro ruolo è fondamentale: siete delle risorse preziose per pervenire a un nuovo sistema e ci aspettiamo che una proposta innovativa possa giungere da voi.

Come sapete, la legge di bilancio per il triennio 2017-2019 ha finalmente stabilito che una quota pari al 30% delle entrate derivanti dalla trattazione delle pratiche di cittadinanza (i famosi 300 euro introdotti a partire da luglio 2014) sia destinata “al rafforzamento dei  servizi  consolari  per  i  cittadini  italiani residenti  o  presenti  all'estero, con  priorità per la contrattualizzazione di  personale locale da adibire, sotto le direttive e il controllo dei funzionari consolari,  allo  smaltimento dell'arretrato riguardante le  pratiche  di  cittadinanza  presentate presso i medesimi uffici consolari”.
Si tratta di un’innovazione fortemente voluta dai Parlamentari eletti all’estero, appoggiata dal CGIE e da noi altrettanto fortemente sostenuta. Lo dico con estrema franchezza: il provvedimento, pur costituendo un grande passo in avanti e fornendo un importante sostegno all’attività consolare in tema di cittadinanza, non sarà tuttavia risolutivo per due ordini di ragioni:

A. il personale a contratto continuerà  a lavorare “sotto le direttive e il controllo dei funzionari consolari”. Avremmo ed avremo quindi bisogno di rafforzare i consolati anche con personale da Roma. Il “blocco del turn-over” del personale delle Aree Funzionali in vigore da molti anni ha infatti  ridotto le unità in servizio a 2.814 (erano 3.996 nel 2006; -30% circa), e causato un drastico innalzamento dell’età media (53 anni in media) con conseguente difficoltà di copertura di incarichi importanti sulla rete all’estero (es. cittadinanza, visti, passaporti, sicurezza, contabilità). Il Governo è consapevole del problema e sta definendo un piano di assunzioni per il triennio 2017-2019, che sia compatibile con gli obiettivi di spesa fissati per il MAECI.

In particolare:
E’ in corso di finalizzazione un decreto del Ministro Madia per autorizzare il Ministero ad assumere 50 funzionari del profilo amministrativo, contabile e consolare, 10 tra ingegneri e architetti e 44 funzionari dell’area per la promozione culturale. In aggiunta, l’Amministrazione ha richiesto alla Presidenza del Consiglio uno stanziamento pari a circa 7 milioni sul fondo per le assunzioni nel pubblico impiego previsto dalla legge di bilancio 2017. Ove fosse accordato, esso sarebbe utilizzato per l’assunzione di ulteriori 130 unità.

Per quanto concerne invece il personale locale a contratto assunto nelle Sedi all’estero (con compiti di supporto al personale di ruolo), il relativo contingente, fissato a 2.700 unità, è saturo e occorrono nuove autorizzazioni di legge per procedere a nuove assunzioni.  Il decreto legge 13/17, attualmente in fase di conversione, prevede un limitato incremento di contrattisti (10 unità, che dovrebbero diventare 20 in legge di conversione) per rafforzare la rete diplomatico-consolare nel continente africano. Si tratta di personale che sarà impiegato nelle Ambasciate e nei Consolati in Paesi africani, in prima linea nella gestione dell’emergenza in materia di immigrazione.

Tali assunzioni – lo ripeto -  allevieranno solo in minima parte le gravi carenze di organico prodottesi negli ultimi dieci anni.  Esse preserveranno comunque la funzionalità del MAECI e della sua rete all’estero nei prossimi anni.
B. D’altra parte i numeri sono quelli che conosciamo: la platea degli aventi diritto, a legge sulla cittadinanza invariata, ammonta a numeri compresi tra i 50 e gli 80 milioni. Un’altra Italia fuori d’Italia.

Considerate quanti sono gli impiegati degli 8mila comuni italiani che servono 60 milioni di connazionali e paragonate tale numero al personale in servizio negli uffici consolari: in Italia nel 2015 426.263 dipendenti comunali servivano 60.665.551 residenti (ratio 1 ogni 142 residenti). Tutto il personale in servizio all’estero ammonta a 5.049 persone. Solo in riferimento ai residenti (5.383.199), il rapporto è di 1 ogni 1.066. Se ai residenti aggiungiamo anche solo 50 milioni di oriundi, il rapporto diventa di un dipendente ogni 10.969 residenti. Senza contare che di tale bacino di utenza la gran parte è in realtà concentrata in America centrale e meridionale, che i consolati sono anche uffici notarili, comandi di porto, prefetture, aziende sanitarie, questure, ecc. ecc., e che le Ambasciate dovrebbero anche mantenere i rapporti politici, economici, commerciali e quanto altro con i Paesi di residenza…

Ciò detto, in uno spirito di trasparenza e franchezza, tali fondi saranno resi disponibili agli uffici consolari per trimestri: alla chiusura di ogni trimestre la Sede deve rendicontare i relativi introiti, che devono essere certificati dall’Ufficio Centrale di Bilancio. La cifra certificata farà oggetto di richiesta al MEF di riassegnazione al bilancio del MAECI, dopodiché dovranno essere predisposte le singole assegnazioni a favore di ciascuna Sede. Si tratta di una procedura che non esito a definire macchinosa, ma che è resa obbligatoria dalla formula legislativa adottata: non si tratta infatti di “trattenere i fondi in Sede” – come spesso viene detto – ma di ottenerne la riassegnazione. Lavoreremo già dalla prossima legge di bilancio per ulteriori modifiche.

Vorrei ora fornirvi alcune informazioni sul Sistema Pubblico di Identità Digitale unica (SPID) promosso dall’INPS. Sapete che tale Istituto già da tempo è impegnato per ridurre il “digital divide”,  per facilitare un sempre più ampio utilizzo di internet e dei servizi digitali della pubblica amministrazione e per  aumentare la consapevolezza finanziaria e previdenziale degli italiani. In tale prospettiva l’INPS, dal 15 marzo 2016, ha implementato, prima tra le Amministrazioni centrali dello Stato, il sistema suddetto che consente di accedere ai servizi “on line” della Pubblica Amministrazione e dei privati, accreditati dall’Agenzia per l’Italia Digitale (AGID). Gli utenti possono richiedere SPID agli ”Identity Providers”,  che attualmente sono  InfoCert S.p.a, Poste Italiane S.p.a, Telecom Italia Trust Technologies Srl., Sielte  e Aruba.
L’accesso al sistema è semplice: quando l’utente seleziona uno dei servizi INPS del Menu “Servizi per il cittadino”, visualizza la nuova maschera per l’autenticazione, nella quale può scegliere l’accesso con SPID, anziché con codice PIN o con CNS (Carta nazionale dei servizi). Quindi, se è già in possesso di SPID, una volta selezionato nella maschera di accesso “Autenticazione con SPID”, dovrà cliccare il pulsante ”Entra con SPID” e scegliere dall’elenco il proprio “Identity Provider”.

Dopo un congruo periodo di sperimentazione per l’accesso ai servizi per il cittadino, l’Istituto ha ritenuto di estendere l’uso di SPID, con particolare riferimento al livello 2, anche agli operatori di Patronato. Questi ultimi infatti hanno ormai a disposizione numerose banche dati, il che ha permesso loro di incrementare sensibilmente la loro attività. La scelta di adottare SPID, condivisa dagli stessi Patronati, è stata motivata quindi dalla necessità di utilizzare un sistema di autenticazione a 2 fattori (come lo SPID di livello 2) per contrastare i sempre più frequenti furti di identità.
Trascorso il periodo transitorio (dal 1 dicembre 2016 al 28 febbraio 2017) in cui gli operatori potevano entrare sia con il PIN che con SPID, dal 1 marzo di quest’anno l’accesso ai servizi INPS per i Patronati può essere effettuato soltanto con credenziali SPID di livello 2 o superiore.

Secondo i dati forniti dall’INPS, al 1/3/2017 203 operatori esteri su 895 risultano aver potuto accedere ai servizi on line dell’Istituto con SPID.
Essendo tuttavia emerse nel periodo transitorio alcune difficoltà per quanto riguarda l’ottenimento e fruibilità del sistema SPID da parte degli operatori degli uffici esteri, l’INPS  ha deciso per il momento di limitare la possibilità di accesso con PIN per i soli operatori esteri dei Patronati fino al 31/3/2017.

Per quanto riguarda la celebrazione del 60mo anniversario della firma dei Trattati di Roma istitutivi delle Comunità Europee, vorrei ricordarvi che il 25 marzo si sono svolte qui a Roma, in Campidoglio nella Sala degli Orazi e Curiazi, le celebrazioni ufficiali per il Sessantesimo anniversario della firma dei suddetti Trattati, cui hanno partecipato i Capi di Stato e di Governo dei 27 Paesi membri e dei Vertici di tutte le Istituzioni UE. In tale occasione è stata adottata la Dichiarazione di Roma, che mira a dare rilancio al processo di integrazione europea. Vorrei anche informarvi che, grazie ad un articolato lavoro di coordinamento iniziato nel novembre 2016, è stato definito il programma  delle manifestazioni promosse in Italia ed all’estero attraverso la rete diplomatico-consolare. Lasciatemi esprimere la personale soddisfazione per quanto fatto dalla Farnesina, che si è rivelata anche in questa occasione una straordinaria risorsa per il perseguimento degli obiettivi di politica estera nazionale  promuovendo, in oltre 70 Paesi, un ricchissimo calendario di eventi celebrativi dei risultati raggiunti in 60 anni di integrazione europea e, allo stesso tempo, di riflessione sul futuro dell'Europa. Oltre 220 eventi, organizzati da 111 Sedi, testimoniano infatti il fattivo impegno europeista del nostro Paese. A ciò si aggiungono le iniziative di natura politica portate avanti dall'Italia in vista del Vertice di Roma presso le Istituzioni europee e nelle capitali dei Paesi membri dell’Unione.

Il calendario di queste manifestazioni è consultabile sul sito “esteri.it”. Vorrei tra questi limitarmi a citare l'esposizione "Ever Closer Union", frutto della collaborazione della Farnesina con il Dipartimento per le Politiche Europee (DPE) della Presidenza del Consiglio e l'Istituto Universitario europeo (IUE), attualmente esposta in questo Palazzo. Grazie alla condivisione via “cloud” del materiale prodotto nelle 24 lingue ufficiali UE, la mostra sarà proposta a cura della rete estera in 67 spazi espositivi in tutto il mondo, incluso il Palazzo di Vetro a New York, il Palais des Nations a Ginevra, la sede OCSE a Parigi.

Per quanto riguarda gli eventi in calendario in Italia, il Dipartimento delle Politiche Europee della Presidenza del Consiglio ha individuato 50 manifestazioni promosse da Amministrazioni italiane, Istituzioni europee, Missioni diplomatiche e soggetti privati nonché i tre eventi organizzati dalla Farnesina. La versione definitiva del calendario delle manifestazioni è inserita nella sezione del sito del DPE dedicata alle celebrazioni.

Con riferimento agli effetti che l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea (BREXIT) avrà sui connazionali residenti in questo paese, immediatamente dopo la formalizzazione dell'esito del referendum dello scorso giugno ci siamo impegnati, insieme alle Istituzioni europee e agli altri partner UE,  per gestire la Brexit in modo ordinato e trasparente con l'obiettivo di minimizzarne gli effetti negativi sui cittadini in primis e, allo stesso tempo, sulle rispettive economie e nei principali settori di cooperazione tra UE e Regno Unito.

Tra le questioni aperte a seguito del referendum sulla Brexit, lo status dei connazionali nel Regno Unito riveste per il Governo italiano carattere di assoluta priorità.
Il Governo britannico si sta orientando verso un modello di Brexit molto netto che rimetta sotto il pieno controllo nazionale l’immigrazione dai Paesi europei. Con queste premesse sembrano inevitabili aggiustamenti e disagi per i cittadini UE residenti nel Regno Unito e che vi si intendano trasferire in futuro.

In questo contesto, la Farnesina, anche per il tramite dell’Ambasciata a Londra, è impegnata a vigilare per evitare discriminazioni nei confronti dei propri connazionali in Regno Unito sino all’uscita effettiva di Londra dall’Unione nonché a lavorare per assicurare, dopo il recesso, la più  alta tutela possibile dei diritti dei cittadini UE nel Regno Unito.
Nella visione italiana, la condizione dei cittadini UE nel Regno Unito e di quelli britannici della UE dovrà essere affrontata e determinata non appena aperti i negoziati tra Unione Europea e Regno Unito, anche nella prospettiva di togliere dal tavolo negoziale una questione estremamente sensibile, che tocca direttamente la vita di centinaia di migliaia di cittadini italiani ed europei.

L’Italia è già da tempo impegnata per riuscire ad assicurare ai cittadini UE residenti nel Regno Unito, a condizioni di reciprocità, la tutela dei diritti acquisiti una volta che il Regno Unito lascerà formalmente l’Unione Europea (prevedibilmente entro il  2019).

Vorrei ora fornirvi alcuni dati relativi ai beni demaniali all’estero. Sapete che la necessità di razionalizzare la presenza dello Stato all'estero è una delle priorità che il Legislatore ha assegnato a questa Amministrazione. Infatti, l'art. 1, comma 624, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di stabilità 2016), ha stabilito che il MAECI versi all'entrata del bilancio dello Stato 20 milioni di euro per il 2016 e 10 milioni sia per il 2017 sia per il 2018, derivanti da operazioni di dismissione immobiliare di beni non più utili per le finalità istituzionali. Successivamente, il Parlamento ha ritenuto opportuno incrementare detti obiettivi, così che ora, per effetto delle modifiche introdotte dall’art. 1, comma 426, della legge 11 dicembre 2016, n. 232 (legge di bilancio 2017), il MAECI dovrà conseguire proventi per 26 milioni di euro per ciascuno degli anni 2017 e 2018, mentre per il 2019 è stato inserito un target di 16 milioni.

Dunque, tali pressanti obiettivi, coinvolgendo il MAECI nel raggiungimento dei previsti saldi di finanza pubblica e nella riduzione del debito, impongono una revisione della politica sugli immobili demaniali. Con le medesime disposizioni, il Legislatore ha, altresì, previsto che, nel caso non si riuscisse a raggiungere i citati obiettivi di introiti da vendite, siano decurtati i fondi, per un ammontare corrispondente, destinati all’Agenzia Italiana per la Cooperazione alla Sviluppo. Nel suddetto piano sono inseriti, oltre agli immobili non più utilizzati a fini istituzionali, anche numerosi altri edifici non rispondenti alle esigenze di razionalizzazione degli spazi occupati dagli uffici della rete diplomatico-consolare.

Nell’ambito di tale attività, l’Amministrazione intende comunque effettuare ogni dovuto approfondimento per salvaguardare l’interesse delle comunità italiane all’estero. Voglio essere chiaro. Sulla linea di quanto già  avvenuto prima con l’allora Ministro degli Esteri Gentiloni, adesso con il Ministro Alfano e per tutto prosieguo di questa legislatura non sarà chiuso nessun Consolato,  nessun Istituto di Cultura o venduti immobili di proprietà demaniale con annessa cessazione di funzioni.  Ricordo anzi, che nel corso dell’ultimo anno la nostra rete estera è stata invece  potenziata con la riapertura dell’Ambasciata nella Repubblica Dominicana (soppressa il 31 dicembre 2014) e l’apertura di 2 nuove Ambasciate in Niger (Niamey) e Guinea (Conakry).

Il nostro obiettivo – determinato anche dai summenzionati vincoli di bilancio-  è quello di razionalizzare la rete. Ma razionalizzare non significa chiudere. Significa, piuttosto, mettere a sistema le risorse e le strutture esistenti,  migliorarle e, ove possibile, renderle maggiormente funzionali e in linea con  i tempi.

Un chiaro esempio di razionalizzazione è quello che stiamo conducendo con  “la Casa Italia di Zurigo”, immobile demaniale che  ospita, tra l’altro, le Scuole Statali, quelle paritarie, insieme ad altre associazioni italiane. Poiché la Casa ha, tra l’altro,  dei gravi problemi di sicurezza agli impianti, evidenziati anche dalle autorità locali,  essa deve essere liberata e, poi, completamente ristrutturata. L’obiettivo dell’Amministrazione è di insediarvi il CG, l’IIC e le Scuole Statali, in modo da creare un unico polo. Si tratta di un’opera di razionalizzazione che – dopo la ristrutturazione dell’immobile – porterà alla valorizzazione della struttura, alla creazione di un polo italiano destinato ad ospitare – tra l’altro – anche il Consolato Generale d’Italia e l’Istituto Italiano di Cultura a Zurigo, il cui un canone di locazione annuo ammonta a 600 mila euro. Ne deriveranno quindi anche dei cospicui risparmi per l’erario, oltre a un ritrovato decoro e a una rinnovata funzionalità per la struttura demaniale.  Simile opera di razionalizzazione la stiamo conducendo a Bruxelles, dove è stato acquistato un immobile  destinato ad accorpare in un unico compound tutti gli uffici dell’Amministrazione nella capitale belga, ad eccezione della Rappresentanza NATO e dell’Istituto di Cultura.  Il contratto è ora al vaglio degli Organi di Controllo. Ad ogni modo, la parte venditrice non rilascerà l’edificio prima di un anno. 

Prima di concludere, vorrei fornirvi alcune informazioni aggiornate sulla situazione in Venezuela, che mantiene gravissimi profili di criticità ed incertezza e che il Governo segue con grande attenzione. Oggi Caracas è la città con il più alto numero di morti violente al mondo, come dimostrato anche dalla drammatica morte del dipendente consolare Mauro Monciatti, oltre ai numerosi casi di rapina, aggressione e sequestro di nostri connazionali. Vi è una drammatica scarsità di medicinali e beni di prima necessità e l’inflazione appare fuori controllo.

La situazione che sta vivendo il Venezuela influenza naturalmente la condizione della vasta Comunità italiana nel Paese, 150.000 connazionali che, come i cittadini venezuelani, soffrono della mancanza di beni di prima necessità, in primo luogo i medicinali, e della gravissima situazione di sicurezza. Il Governo italiano ha sempre mantenuto una elevata attenzione nei loro confronti, chiedendo già alla fine del 2015 l’autorizzazione a provvedere alle esigenze sotto il profilo medico-sanitario della collettività italiana, con una deroga al divieto di importazione di medicinali. Tale richiesta non è stata però accolta dalle autorità venezuelane, malgrado fosse più volte riproposta in occasione di incontri di vertice qui a Roma da parte dell’allora Ministro degli Affari Esteri Gentiloni e a Caracas dal Vice Ministro Giro e nonostante le  rassicurazioni fornite. Tali messaggi sono stati più volte reiterati anche dalla nostra Ambasciata nei suoi incontri con gli esponenti del Governo di Caracas.

In questo contesto, una buona notizia proviene dal settore pensionistico. Abbiamo finalmente risolto il problema del tasso di calcolo del cambio per le integrazioni al minimo delle pensioni. Siamo riusciti in tal modo ad assicurare ai 3.780 connazionali percettori delle pensioni più colpite dall'inflazione un'integrazione al minimo pensionistico italiano, a partire dal mese di gennaio di quest’anno. Si tratta di un risultato importante, fortemente voluto dalla Farnesina che resta, naturalmente, pronta a valutare altre situazioni problematiche che dovessero riguardare i nostri pensionati.

Gli elementi sinteticamente richiamati intendono sottolineare il forte impegno del Governo nell’attuazione delle politiche e nei servizi per i cittadini italiani all’estero.
Siamo consapevoli che si tratta di un compito complesso, soprattutto nelle circostanze attuali. Restiamo determinati ad adempierlo, nella convinzione che ci sarà di enorme aiuto il contributo della vostra consueta, concreta e costruttiva collaborazione. Collaborazione che ho avuto modo di “toccare con mano” nel corso di diverse missioni all’estero, in occasione di momenti di incontro e confronto con le nostre comunità all’estero, da Tunisi a Copenaghen, da Londra a New York, da Berlino a San Paolo, da Buenos Aires, Rosario e Cordoba fino a Sydney e Melbourne, passando per Varsavia; e con viva memoria nella  commemorazione del  60° anniversario del disastro minerario di Marcinelle, l’ 8 agosto scorso.   

Prima di concludere, vorrei fare due ringraziamenti: il primo va all’Ambasciatore Cristina Ravaglia, che nel suo incarico di Direttore Generale per gli Italiani all’estero, ha costituito un punto di riferimento per le attività di questa Assemblea e per l’Amministrazione; il secondo va invece al Ministro Marco Giungi che sta per concludere il suo incarico di Direttore Centrale per gli Italiani all’estero per assumere le sue funzioni di Ambasciatore a Bucarest e a cui rivolgo il mio sincero in bocca al lupo." ha concluso il Sottosegretario agli Italiani all'estero del MAECI.(30/04/2017-ITL/ITNET)

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