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DONNE - LAVORO - PRES. INPS BOERI:"ASPIRARE AD ESSERE PAESE AD ALTA PARTECIPAZIONE FEMMINILE. CONTENERE COSTI GENITORIALITA' RAFFORZARE SERVIZI INFANZIA, INCREMENTO CONGEDO PATERNITA' OBBLIGATORIO E SANZIONI IMPRESE

(2017-07-04)

  La II parte del Rapporto INPS, presentato oggi dal Presidente Tito Boeri,  mette in relazione positiva fra occupazione femminile e natalità.

  Dice Boeri "Possiamo aspirare a diventare uno dei paesi con alta partecipazione femminile e alta natalità, anziché essere relegati all’estremo
opposto della bassa partecipazione e bassa natalità. Questo ci permetterebbe di rendere più sostenibile il nostro sistema di protezione sociale unendo ai vantaggi di avere un più alto numero di contribuenti, quelli di impedire un forte declino dei tassi di fecondità che può minare alla base i sistemi pensionistici a ripartizione."

Dalla simulazione dell'INPS di  quali siano gli effetti sui conti della spesa sociale di mancati interventi a sostegno della crescita dei tassi di occupazione fra le donne, in particolare,  sul  gettito contributivo e spesa sociale se il tasso di occupazione fra le donne rimanesse ai livelli attuali, vale a dire attorno al 48,5%. E questo senza contare il secondo dividendo, vale a dire quello dovuto all’incremento delle nascite tipicamente associato ad un incremento . E' emerso che: il gettito contributivo calerebbe da qui al 2040 cumulativamente di 67 miliardi, mediamente 3 miliardi all’anno in meno di entrate contributive rispetto agli scenari macroeconomici di riferimento.

Dunque, ipotizzando che queste donne che non lavorano non diventino beneficiarie di assistenza sociale – un’ipotesi molto restrittiva – si potrebbe avere qualche risparmio nel corso del tempo nell’erogazione di prestazioni contributive. Questi risparmi possono essere stimati in circa 25 miliardi. Ne discende che, nelle ipotesi più ottimistiche, il peggioramento cumulativo dei conti dell’Inps sarebbe comunque attorno ai 41 miliardi, circa due punti e mezzo di Pil.

Il declino delle nascite in Italia, d'altra parte, per Boeri,  si spiega con gli alti costi della genitorialità. Il reddito potenziale delle donne lavoratrici ha subito  un calo molto accentuato (-35% nei primi due anni dopo la nascita del figlio), soprattutto fra le donne con un contratto a tempo determinato, perché provoca lunghi periodi di non-occupazione". Pertanto, sottolinea Boeri  "Non sorprende perciò constatare come la crisi abbia fortemente ridotto le nascite (-20% nel Nord del paese). I costi della genitorialità potrebbero essere fortemente contenuti non solo rafforzando i servizi per l’infanzia, ma anche e soprattutto promuovendo una maggiore condivisione della genitorialità.

A questo punto il Presidente dell'INPS fa una prima valutazione delle politiche avviate nel 2012 per ridurre parzialmente i costi della genitorialità. Il Bonus infanzia incoraggiava le madri a tornare prima al lavoro aiutando le famiglie con madri lavoratrici a pagare i servizi per l’infanzia. Questo sembra avere ridotto in modo significativo la penalità reddituale associata al fatto di avere un figlio, ma solo nel breve periodo. Ma- afferma Boeri -  Il congedo di paternità obbligatorio non è stato in gran parte applicato. Perche' due terzi dei neopadri non hanno preso neanche il giorno obbligatorio nel 2015, l’anno in cui questa misura è stata maggiormente adottata. Se l’obiettivo di questa legge era quello di stimolare una maggiore condivisione degli oneri per la cura dei figli e di cambiare le percezioni di datori di lavoro restii ad assumere le donne in età fertile, il risultato è stato molto deludente. Impensabile cambiare attitudini se non si introducono sanzioni per le imprese che violano la legge e se non si va al di là di uno o due giorni di congedo di paternità obbligatorio

In buona sostanza " Il cambiamento culturale e nelle norme sociali che il congedo di paternità vuole favorire non può essere incoraggiato con un congedo simbolico". (04/07/2017-ITL/ITNET)

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