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LAVORO - DECRETO DIGNITA' - ASSESS. VENETO DONAZZAN : “I CONTRATTI A TERMINE NON SONO SINONIMO DI PRECARIATO, MEGLIO INVESTIRE IN POLITICHE DI INSERIMENTO LAVORATIVO”

(2018-08-02)

“Nel dibattito sul lavoro a termine, è giusto sostenere che il contratto a tempo determinato debba costare di più, ma questa è solo una parte della soluzione. Il punto fondamentale resta quello di garantire servizi di ricollocazione efficaci per chi si trova nella fase di transizione tra un lavoro e un altro”. Alla vigilia del voto a Montecitorio sul ‘decreto dignità’, l’assessore regionale al lavoro, Elena Donazzan, torna a intervenire sugli effetti delle norme relative ai contratti a termine, anche alla luce delle proiezioni elaborate da Veneto Lavoro sull’eventuale impatto delle nuove norme sui contratti superiori ai 24 mesi.

Il report di Veneto Lavoro evidenzia che al 31 dicembre 2017 erano 14.168 i rapporti di lavoro a tempo determinato, tra un lavoratore e una stessa impresa, che risultavano aver superato i 24 mesi e non avevano ancora raggiunto i 36 mesi. A qualche mese di distanza, risultavano ancora in essere presso il medesimo datore di lavoro 4.490 contratti; 4.537 erano stati trasformati a tempo indeterminato; 2.340 lavoratori erano passati ad un’altra azienda; mentre in 2.656 erano rimasti senza lavoro, tra disoccupati e inattivi. Qualora già in vigore, la norma del decreto che impedisce la prosecuzione dei contratti a tempo determinato oltre i 24 mesi avrebbe avuto effetto diretto su 4.490 rapporti di lavoro, ovvero un terzo del totale dei contratti di durata compresa tra i 2 e i 3 anni e appena l’1% di tutti i contratti a tempo determinato presenti in Veneto.

“Bisogna avere la capacità di uscire da una visione ideologica del mercato del lavoro secondo cui ‘tempo determinato=precarietà’ e ‘tempo indeterminato=per sempre’ – afferma Donazzan - La realtà è diversa e più dinamica: ci dice che il tempo determinato può tramutarsi in occupazione stabile e rappresentare in alcuni casi una sorta di periodo di prova per datore di lavoro e lavoratore, oltre che essere la formula contrattuale che per sua natura risponde meglio a esigenze temporanee o stagionali”.

“Non è un caso se un contratto a tempo indeterminato su tre deriva dalla trasformazione di un contratto a termine e il 50% delle assunzioni a tempo indeterminato è ascrivibile a imprese con le quali c'era già stato in precedenza un altro rapporto di lavoro – conclude l’assessore - Il contratto a tempo indeterminato, d'altra parte, non è affatto un contratto "per la vita" come si è soliti pensare: sappiamo che il 10% si interrompe già nel corso dei primi tre mesi (il più delle volte per volontà del lavoratore e non per licenziamento), uno su tre dura meno di un anno e la metà non raggiunge i tre anni”. 

“Lo snodo cruciale della questione – conclude l’assessore al lavoro – non sta nell’aumento del costo dei contratti a tempo determinato, ma nel far sì che il contratto a tempo determinato possa rappresentare davvero un momento di passaggio verso un’occupazione più stabile e non una trappola per quanti rischiano di restare invischiati in un susseguirsi di lavori a tempo. Un ruolo centrale è quindi affidato alla rete pubblico-privato dei servizi per l'impiego, che in Veneto ha dimostrato di funzionare bene, in cui il pubblico deve dimostrare di avere la capacità di gestire e governare questo processo. Inoltre – aggiunge l’assessore - il problema dei problemi resta l’obbligatorietà della causale. Questa va tolta perché realmente foriera di precarizzazione”. (02/08/2018-ITL/ITNET)

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