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AMBIENTE - DAGLI STATI GENERALI GREEN ECONOMY IN SVOLGIMENTO A RIMINI: CHI INQUINA PAGA

(2018-11-05)

  Dagli Stati Generali della Green Economy in corso a Rimini arriva la proposta di un fisco “green” che tassi le attività inquinanti e il consumo di ambiente secondo il principio di ‘chi inquina paga’ per far arrivare l’eco-gettito dal 6% attuale al 12,5%, spostando la pressione fiscale dal lavoro e dagli investimenti green per non aumentare il peso delle tasse. Insieme a questa, viene lanciata la previsione di nuovi strumenti finanziari, vere e proprie ‘obbligazioni verdi’, per sostenere la crescita sostenibile e una nuova scansione degli incentivi.

A livello mondiale è già in atto un processo che vede in campo flussi consistenti di investimenti nel settore green: il totale degli investimenti per la mitigazione delle emissioni e per l’adattamento ai cambiamenti climatici nel 2011 è stato stimato in 268 miliardi di dollari per il settore privato e in 96 miliardi di dollari per il settore pubblico. A partire dal 2004, poi, il tasso di crescita degli investimenti nelle energie rinnovabili è costantemente aumentato, con una media di un + 32% l’anno.

La fiscalità ecologica proposta prevede fra gli altri una graduale introduzione della carbon tax e del road pricing tarato secondo le emissioni degli autoveicoli, insieme a strumenti finanziari innovativi (project bond, performance bond, social impact bond) basati sui principi di payment by results o di impact finance o di crowdfunding. Altra proposta è quella di eliminare gli incentivi alle attività economiche che hanno un impatto negativo sull’ambiente. “È necessario distribuire in maniera diversa la pressione fiscale – ha detto Edo Ronchi, componente del Consiglio Nazionale della Green Economy – bisogna ridurla sul lavoro, dove attualmente è molto alta, e sugli investimenti green e compensarla con tributi che penalizzino il consumo di ambiente e di risorse naturali

Gli Stati Generali della Green Economy sono promossi dal Consiglio Nazionale della Green Economy, composto da 66 organizzazioni di imprese rappresentative della green economy in Italia, in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e con il Ministero dello Sviluppo Economico.

Sette le proposte di green economy per rilanciare l’economia in Italia. La settima edizione indica un percorso che coniuga ambiente, sviluppo e occupazione

Sette priorità programmatiche per rilanciare l’economia italiana definite dal Consiglio Nazionale della Green Economy e proposte alle forze politiche del nuovo Parlamento e al nuovo Governo, saranno il tema centrale degli Stati Generali della green economy 2018, organizzati dal Consiglio Nazionale, in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e il supporto tecnico della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile.

La due giorni green si svolgerà il 6 e 7 novembre a Rimini all’ interno di Ecomondo. Il percorso green in sette tappe prevede di rilanciare le rinnovabili e l’efficienza energetica per affrontare la sfida climatica e rinnovare il sistema energetico; puntare sull’economia circolare, valorizzare i buoni risultati già raggiunti e attuare efficacemente il nuovo pacchetto di direttive europee; promuovere l’elevata qualità ecologica quale fattore decisivo per il successo delle imprese italiane; assicurare lo sviluppo di un’agricoltura sostenibile, di qualità e multifunzionale; far cambiare direzione alla mobilità urbana; attivare un programma nazionale per la rigenerazione urbana, supportato con gli strumenti e gli indirizzi delle green city; tutelare e valorizzare il capitale naturale.

Questi temi prioritari, articolati in precisi obiettivi, saranno al centro della sessione plenaria di apertura e saranno presentati dalla relazione introduttiva del Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, Edo Ronchi e discussi con rappresentanti di tutte le principali forze politiche Maria Alessandra Gallone (Forza Italia), Patty L’Abbate (M5S), Andrea Orlando (Partito Democratico) e Riccardo Pase (Lega). La sessione si concluderà con l’intervento del Ministro dell’Ambiente Sergio Costa.
Rilanciare le rinnovabili e l’efficienza per affrontare la sfida climatica e rinnovare il sistema energetico

E’ proprio il caso di dirlo, il tempo sta per scadere. Il recente Special report presentato dall’IPCC, il panel degli scienziati di tutto il mondo indicati dai governi, su come contenere l’aumento globale della temperatura media mondiale entro 1,5°C ha certificato che abbiamo a disposizione pochi anni per ridurre le temperature ed attuare, senza ulteriori ritardi, l’Accordo di Parigi per il clima.

Per quanto riguardo l’Italia, il rispetto degli impegni stabiliti dal suddetto Accordo, presume l’emanazione di un efficace Piano nazionale per l’energia e il clima di medio e lungo termine, finalizzato a ridurre le emissioni di gas serra del 50% entro il 2030 e di oltre l’80% al 2050 e, a raddoppiare il contributo delle fonti energetiche rinnovabili entro il 2030 – arrivando almeno al 35% .

Per raggiungere questi risultati è necessario istituire un Fondo nazionale per la transizione energetica comprensivo di misure di carbon pricing come la carbon tax e integrare quest’ultima misura con un insieme di interventi efficaci in grado di promuovere e indirizzare l’innovazione e di sostenerla con adeguati investimenti sia per l’efficienza energetica sia per promuovere un’idonea crescita delle fonti rinnovabili.
Puntare sull’economia circolare, valorizzare i buoni risultati già raggiunti e attuare efficacemente il nuovo pacchetto di Direttive europee

I risultati ottenuti nel settore della produzione di rifiuti, per l’Italia, sono davvero molto buoni, ma ora è necessario lavorare per preservare e migliorare quanto fatto! L’Italia deve mantenere e valorizzare la posizione raggiunta fra i Paesi leader europei nell’uso efficiente delle risorse e nel riciclo dei rifiuti, per fare dell’economia circolare una leva di sviluppo della sua green economy.

Come? Non solo attraverso il recepimento del nuovo pacchetto di Direttive europee sui rifiuti e l’economia circolare, ma anche migliorando la riciclabilità dei prodotti e sviluppando maggiormente il mercato delle materie prime seconde e dei beni riciclati. Occorre altresì rafforzare la responsabilità estesa dei produttori, perseguendo finalità non lucrative e con modalità articolate e specifiche per le differenti filiere.

E’ opportuno infine introdurre, anche obiettivi di riutilizzo ma soprattutto premiare chi la raccolta differenziata la fa costantemente, con tariffe adeguate e proporzionate alla quantità e qualità dei rifiuti conferiti nonché ai costi efficienti della loro gestione.
Promuovere l’elevata qualità ecologica quale fattore decisivo per il successo delle imprese italiane

Un made in Italy di successo presume un’elevata qualità ecologica dei prodotti e dei processi produttivi. Per raggiungere questo obiettivo e competere in modo degno tanto sul mercato interno quanto sui mercati esteri occorre indirizzare meglio la digitalizzazione, al centro del Programma Impresa 4.0, per dare impulso allo sviluppo della green economy, con particolare attenzione alle piccole e medie imprese.

E’ necessaria inoltre una riforma della fiscalità in chiave green per accompagnare il mercato – sia dal lato della domanda che dell’offerta- verso processi e servizi a basse emissioni ed alta efficienza nell’uso delle risorse, promuovendo una riduzione della pressione fiscale sul lavoro e maggiori investimenti per l’eco-innovazione.

Infine, per premiare le imprese italiane che producono beni e servizi di elevata qualità energetica, bisogna prevedere per loro un’adeguata semplificazione delle procedure amministrative al fine di incentivare sempre più, processi di valorizzazione del capitale naturale e dei servizi ambientali.
Assicurare lo sviluppo di un’agricoltura sostenibile, di qualità e multifunzionale

L’agricoltura deve alimentare un mondo sempre più popolato e questo richiede sempre maggiori controlli per assicurare adeguati standard di sostenibilità e di sicurezza. L’agricoltura italiana rispecchia in pieno entrambe queste due caratteristiche, attraverso le sue produzioni sostenibili, biologiche e quelle legate alla varietà delle specie coltivate e allevate e ai valori culturali e paesaggistici locali.  Per questo motivo, occorre preservare le aree agricole, i pascoli ed il patrimonio forestale, valorizzando il loro ruolo strategico, multifunzionale e circolare.

Occorre favorire il ruolo dell’agricoltura e della selvicoltura anche come fonti di produzione di energia e di materiali rinnovabili per la bio-economia che, se gestite in forma sostenibile e circolare, contribuiscono a integrare il reddito nelle aree rurali e a frenare l’abbandono delle aree montane e interne.

Infine è necessario supportare la gestione attiva del patrimonio silvo-pastorale, incentivando la pianificazione e la gestione aggregata delle prioprietà pubbliche e private, promuovendo strumenti economici e fiscali che premino i gestori e le imprese impegnati a garantire una produzione sostenibile.
Far cambiare direzione alla mobilità urbana

Una mobilità inquinante e congestionata comporta notevoli disagi per i cittadini e genera costi diretti e indiretti elevati per l’economia e la salute. Non a caso, l’Italia che è il Paese europeo con il tasso di motorizzazione privata più alto, con 635 autoveicoli ogni 1000 abitanti (mentre la Francia ne ha 555 e la Germania 477) presenta il più alto numero di decessi prematuri per inquinamento atmosferico.

Sulla base di quanto riportato appare prioritario accelerare lo sviluppo della mobilità urbana sostenibile, riducendo il numero di auto private che circolano e sostano nelle nostre città.  Per fare ciò bisogna puntare su un’offerta di trasporto multimodale non più basata sull’uso dell’auto privata, ma su un’accessibilità ai mezzi di trasporto pubblici, o quelli della sharing mobility, nonché al maggior ricorso alle aree pedonalizzate e alle piste ciclabili.

Occorre continuare a sostenere a livello europeo l’adozione di riduzioni stringenti delle emissioni per i nuovi veicoli, definendo target intermedi al 2025, così da poter ridurre le emissioni di gas serra rispettando l’Accordo di Parigi e favorendo l’incontro di due delle sette proposte di priorità qui indicate e descritte, quello della mobilità sostenibile e quello del rilancio delle rinnovabili. Per fare ciò bisogna intensificare l’elettrificazione del settore – puntando sull’elettricità prodotta da fonti rinnovabili – e l’utilizzo di biocarburanti avanzati e sostenibili.
Attivare un programma nazionale per la rigenerazione urbana, supportato con gli strumenti e gli indirizzi delle green city

Il consumo di suolo, risorsa scarsa e limitata, va fermato. La rigenerazione delle città italiane, guidata dai principi e dagli indirizzi delle green city è la via principale per un loro rilancio.

Occorre attivare finanziamenti e percorsi diffusi per la rigenerazione delle città che devono definire progetti e interventi di manutenzione, recupero, riqualificazione profonda (deep renovation) del patrimonio esistente, di bonifica e riuso di aree inquinate, degradate e dismesse, di promozione del verde urbano anche privato, di messa in sicurezza antisismica e idrogeologica.

La rigenerazione delle città deve passare attraverso un Programma nazionale per la rigenerazione urbana che coinvolga almeno tutti i capoluoghi di provincia: un piano che sia tecnicamente supportato e periodicamente verificato, attuato in stretto collegamento con i Comuni e le Regioni e dotato di adeguati finanziamenti pluriennali e sostenuto con strumenti economici e fiscali innovativi che favoriscano anche le iniziative della società civile, con un coinvolgimento da parte di tutti i cittadini.
Tutelare e valorizzare il capitale naturale

L’Italia, nonostante le gravi problematiche che la caratterizzano e precedentemente individuate, è un Paese dotato del più importante capitale naturale, culturale, storico e architettonico del mondo. Queste due dimensioni, quella naturale e quella culturale, spesso sottovalutate rappresentano il petrolio del nostro Paese in quanto forniscono beni e servizi che contribuiscono in modo decisivo al nostro benessere. Per questa ragione, necessitano di essere meglio tutelate e valorizzate in maniera coordinata e integrata, per incrementare il grado di attrazione del Paese e per sostenere attività economiche di crescente importanza come il turismo.

Uno degli aspetti che più tende a minacciare tali bellezze e fonti di ricchezza del nostro territorio è quello del dissesto idrogeologico, con alluvioni frequenti e frane diffuse, che ha raggiunto da anni livelli allarmanti.  Tale problematica va affrontata con una programmazione e gestione del territorio che siano più attente e aggiornate al nuovo contesto climatico e con la realizzazione di interventi di prevenzione e attenuazione dei rischi.

Particolare attenzione va poi dedicata all’acqua: un bene comune prezioso e limitato che non può essere sprecato. Occorre promuovere un più esteso riutilizzo – assicurando adeguati standard di qualità – delle acque derivanti dalla depurazione e di quelle sottoposte a interventi di bonifica dei siti contaminati.

Infine, è necessario diffondere le buone pratiche di rinaturalizzazione e miglioramenti delle reti idrogeologiche nonché rivalutare tutte quelle progettazioni già realizzate che integrano interventi di recupero ambientale.(05/11/2018-ITL(ITNET)

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