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LAVORO - MINISTERIALE EUROPA/BALCANI OCCIDENTALI: NONOSTANTE PROGRESSI NECESSARIE MISURE ATTIVE MERCATO LAVORO INCLUSIVO GIOVANI DONNE E GRUPPI VULNERABILI

(2019-06-12)

Oggi si è tenuta in Lussemburgo la prima riunione ministeriale annuale  UE - Balcani occidentali su occupazione e affari sociali. Presente l'attuale Trio Presidenza del Consiglio dell'UE (Romania, Finlandia e Croazia), insieme alla Commissione europea, rappresentata dal commissario europeo per l'occupazione, gli affari sociali, le competenze e la mobilità del lavoro.
Al termine dell'incontro, è stata diramata una nota in cui la Commissione ha dichiarato "Siamo consapevoli dell'impegno necessario a sostenere il mondo politico, economico e sociale in trasformazione nei Balcani occidentali basata su progressi tangibili nelle riforme socioeconomiche, ciò favorisce tutte le persone nella regione e contribuisce a soddisfare i requisiti dell'UE.
Dopo aver ricordato gli impegni assunti da entrambe le parti, la Commissione ha precisato come l'incontro odierno si sia incentrato sulle sfide da affrontare circa la promozione di mercati del lavoro inclusivi e lo sviluppo delle competenze.

"Notiamo che, pur riconoscendo i recenti progressi nell'incremento dell'occupazione e nella riduzione disoccupazione nei Balcani occidentali, rimangono lacune significative per quanto riguarda lo sviluppo mercati del lavoro inclusivi che offrono opportunità e incentivi al lavoro retribuito per tutti età lavorativa. La regione dovrebbe attingere al potenziale dei giovani, delle donne e disoccupati di lunga durata, attualmente sottoutilizzati per stimolare un'ulteriore crescita nel futuro. Il ruolo importante dei servizi pubblici per l'impiego a tale riguardo è stato sottolineato.
Misure attive del mercato del lavoro a sostegno della partecipazione di donne e gruppi vulnerabili come le minoranze e le persone con disabilità dovrebbero essere migliorate.

Dichiara la Commissione "Prendiamo atto che promuovere lo sviluppo delle competenze in linea con le esigenze del mercato del lavoro rappresenta una sfida ogni paese. I Balcani occidentali stanno progredendo nella gestione di una transizione complessa di un processo sullo sfondo di fattori di cambiamento globali, come l'invecchiamento, la digitalizzazione, la globalizzazione, emigrazione e cambiamenti climatici. Sarà necessario uno sviluppo delle competenze orientato al futuro per migliorare la qualità dell'istruzione e della formazione a tutti i livelli, dall'educazione della prima infanzia alle opportunità di apprendimento permanente.

Ricordiamo - fa presente la nota - che gli sforzi di riforma devono concentrarsi sul miglioramento della Governance dell'anticipazione delle competenze  e corrispondenza, aumentando i tassi di completamento e rendendo i sistemi di istruzione e formazione più inclusivo. Il coordinamento di tutti gli attori coinvolti nello sviluppo delle competenze (Ministeri, istituzioni educative, organizzazioni della società civile, settore privato) dovrebbe essere rafforzato.

Infine, la Commissione ricorda  che il dialogo sociale svolge un ruolo centrale nella progettazione e nella realizzazione di politiche economiche, occupazionali e sociali e incoraggiare i nostri partner dei Balcani occidentali a perseguire un approccio inclusivo con le parti sociali. Impegno con un ampio spettro di civili la società garantirà che i processi di riforma a vantaggio di tutti i cittadini siano avanzati in un modo inclusivo.

inoltre ricorda che l'UE sta lavorando per trovare il modo migliore per continuare a sostenere la Regione occidentale dei Balcani nel processo di trasformazione sia politicamente che finanziariamente. Con la chiusura
dell'attuale ciclo finanziario dello Strumento di assistenza preadesione (IPA), e senza pregiudizio alla negoziazione di ogni possibile nuova dotazione finanziaria, i Balcani occidentali e la Commissione rifletteranno strategicamente su come considerare i progressi realizzati e su come rafforzare lo sviluppo economico e sociale nel prossimo periodo. 

Sara' la Croazia di ospitare la prossima riunione ministeriale annuale UE-Balcani occidentali  sull'occupazione e gli affari sociali durante la sua presidenza nel 2020. (12/06/2019 -ITL/ITNET)


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­ Il 14 giugno tutte e tutti in piazza!

Perché noi donne dobbiamo lottare per ottenere il diritto a ricevere lo stesso salario che ricevono gli uomini per lo stesso lavoro? Non dovrebbe essere scontato? Eppure, è un diritto sancito nella Costituzione elvetica già dal 1981. In fondo è triste che 38 anni dopo dobbiamo ancora andare in strada a manifestare per chiedere semplicemente che venga attuato quanto scritto nella Costituzione!

Sono in tanti a non credere che in Svizzera oggigiorno ci siano ancora disuguaglianze salariali tra uomo e donna. Ma se così non fosse, il 14 giugno non saremmo costrette a scendere in piazza. Persino Valentin Landmann, avvocato zurighese di una certa notorietà e rappresentante dell’UDC, si è espresso a favore dello sciopero delle donne, affermando che le loro rivendicazioni riguardano tutti.

Le donne guadagnano ancora il 20% in meno rispetto agli uomini. Nelle posizioni di responsabilità sono sottorappresentate e ricevono in media il 37% di rendita in meno rispetto agli uomini. Il lavoro che le donne svolgono in quanto casalinghe o nella cura di familiari non viene retribuito. Persistono stereotipi di genere, sessismo e violenza contro le donne.
Chiedere la parità di genere sui luoghi di lavoro, il riconoscimento e la valorizzazione del lavoro casalingo e di cura, il riconoscimento dei diritti delle donne in diversi ambiti e tolleranza zero contro il sessismo e la violenza sulle donne non vuol dire fare la rivoluzione, vuol dire semplicemente chiedere una società civile e rispettosa di ambo i sessi, coerentemente a quanto scritto nella Costituzione elvetica.

Partecipare alle manifestazioni di venerdì 14 giugno significa esprimere solidarietà nei confronti di tutte le donne, in tutto il mondo, significa essere unite in una battaglia per cambiare la società, significa trasmettere che il lavoro casalingo, l’educazione dei figli, la cura dei propri familiari sono compiti collettivi. Inoltre, significa rivendicare la libertà delle nostre scelte e rifiutare categoricamente la violenza sulle donne in tutte le sue manifestazioni.

L’appello a partecipare alle varie manifestazioni che si terranno in diverse città della Svizzera è rivolto a tutte le donne e a tutti gli uomini. ­
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­ Costruttrici di ponti

La città di Dübendorf ha preparato diverse signore a svolgere la funzione di «costruttrici di ponti». Esse forniscono informazioni alle famiglie di lingua straniera relative ai servizi offerti nell’ambito del sostegno alla prima infanzia, all’integrazione, ai corsi di tedesco con servizio di babysitting e alle possibilità di formazione dei genitori. Le mediatrici sono signore ben integrate nel tessuto sociale della città e conoscono molto bene la vasta gamma di corsi e progetti che la città offre per le famiglie, per i bambini e per i giovani.

Siamo orgogliosi di comunicare che una delle «costruttrici di ponti» di Dübendorf è la copresidente della Federazione delle Colonie Libere Italiane in Svizzera Margherita Nuzzo.

Per maggiori informazioni contattare:
Stadt Dübendorf
Einwohnerdienste
Familienzentrum Dübendorf
Wallisellenstrasse 5a, 8600 Dübendorf
Telefono 044 801 60 63
bildungslandschaft@duebendorf.ch

CA: COLDIRETTI, L’INVASIONE FRANCESE IN ITALIA, DA ALIMENTARE A MODA
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Coldiretti - Relazioni Esterne <relazioniesterne@coldiretti.it>

6 giu 2019, 09:19 (7 giorni fa)

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N.456 – 6 giugno 2019





FCA: COLDIRETTI, L’INVASIONE FRANCESE IN ITALIA, DA ALIMENTARE A MODA



L’ultimo colpo messo a segno dai francesi in Italia è stato l’acquisizione senza ostacoli de “La nuova Castelli”, il principale esportatore di Parmigiano Reggiano da parte della Lactalis ma negli ultimi anni i cugini d’Oltralpe hanno allungato le proprie mani senza freni su pezzi pregiati del Made in Italy, dall’alimentare alla moda, dalle banche all’energia fino alle telecomunicazioni. E’ quanto afferma la Coldiretti in riferimento alla decisione di Fca di ritirare la proposta di fusione avanzata a Renault perché “In Francia "non vi sono attualmente le condizioni politiche perché una simile fusione proceda con successo".



Uno stop del governo francese che giunge - sottolinea la Coldiretti - a pochi giorni dal blitz della multinazionale Lactalis che estende così la presenza in Italia dopo che negli anni si è già comperata i marchi nazionali Parmalat, Locatelli, Invernizzi, Galbani e Cadermartori e controlla circa 1/3 del mercato nazionale in comparti strategici del settore lattiero caseario.



Si tratta in realtà – sottolinea la Coldiretti – solo dell’ultima preda dei cugini d’Oltralpe che negli anni hanno conquistato brand importanti che hanno fatto la storia del Made in Italy dalle banche (Bnl e Cariparma, e quote in Mediobanca) all’ energia (Edison), dalle telecomunicazioni con importanti quote Telecom Italia fino al lusso con griffe come Gucci, Brioni, Pomellato e Bottega Veneta, Emilio Pucci, Bulgari, Fendi, Loro Piana e Repossi.



Ma i francesi sono entrati nelle case degli italiani soprattutto con l’alimentare dove  – continua la Coldiretti – oltre allo shopping di Lactalis i francesi sono presenti nella Fattoria Scaldasole, nella cantina Biondi Santi ma anche la Orzo Bimbo è stata acquisita dalla francese Nutrition&Santè S.A. nella catene di distribuzione GS  con Carrefour. E nello zucchero italiano c’è la mano francese su Eridania ed oggi 4 pacchi di zucchero su 5 consumati in Italia secondo la Coldiretti sono stranieri, soprattutto francesi e tedeschi. Le acquisizioni infatti – sostiene la Coldiretti – se non hanno svuotato gli stabilimenti tendono comunque a delocalizzare i centri decisionali e a privilegiare gli acquisti di materia prima d’Oltralpe mettendo così in difficoltà i produttori italiani.



Una presenza spesso ingombrante con la Lactalis che – denuncia la Coldiretti – ha appena minacciato di ridurre unilateralmente il prezzo del latte alla stalla sottoscritto solo pochi mesi fa con gli allevatori italiani. “Ora devono essere resi pubblici tutti i termini dell’accordo e pretese adeguate garanzie sulle produzioni, sulla tutela delle denominazioni dalle imitazioni, sulla difesa dei posti di lavoro e sull’eventuale abuso di posizioni dominanti sul mercato lattiero caseario, strategico per il Made in Italy” sostiene il Presidente della Coldiretti Ettore Prandini. “La tutela dei marchi storici è una necessità per l’agroalimentare nazionale dopo che ormai circa 3 su 4 sono già finiti in mani straniere e vengono spesso sfruttati per vendere prodotti che di italiano non hanno più nulla, dall’origine degli ingredienti allo stabilimento di produzione fino all’impiego della manodopera” conclude Prandini.

















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