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DONNE - AUDIZ.SINDACATI SU POLITICHE DI GENERE PNRR - CGIL: "TRASVERSALITA' DICHIARATA MA NON SI TRADUCE IN PROPOSTE. SOVRAPPOSIZIONE POLITICHE DI GENERE E POLITICHE FAMIGLIA"

(2021-02-01)

  Intervenendo in audizione alla Camera sul Piano naz. resilienza la CGIL  ha affrontato tra gli altri temi quello delle politiche di genere.  Di seguito l'intervento sull'argomento:

"L’introduzione del criterio della trasversalità delle politiche di genere, giovanili e del mezzogiorno, se convincente sul piano dell’analisi, nella concretezza del testo non ha poi effettive traduzioni nelle proposte, missioni, riforme, azioni.

La decontribuzione, è l’unico punto in cui si manifesterebbe una politica concreta di aumento dell’occupazione femminile, non autonoma o autoimprenditoriale. Sappiamo che è una misura sbagliata che per altro in particolare per le donne ha effetti di ulteriore marginalizzazione del loro lavoro. Un aumento dell’occupazione femminile, qui ed ora con PNRR e le ulteriori risorse integrate, avviene con la scelta di un piano straordinario di assunzioni nella pubblica amministrazione che garantisca l’attuazione e la continuità di quei servizi che nel piano si enunciano ma non si trasformano in progetti ed azioni effettive.

Il gender mainstreaming, molto richiamato nel testo, non è praticato. Stessa considerazione si può fare sulla valutazione ex ante dei progetti, poiché tale criterio dovrebbe portare a indicare, dopo la valutazione, gli effettivi risultati attesi delle singole azioni. Su una generica affermazione di trasversalità la valutazione ex post sarà altrettanto inesistente non essendo possibile un confronto sul discostarsi dei risultati.  Infatti, come vedremo poi, non ci sono ipotesi che determino la necessaria inversione di tendenza pro-occupazione femminile per le missioni ed azioni che non hanno automatici
ritorni, ovvero il tema della segregazione del mercato del lavoro femminile viene assunto come immutabile, a conferma della scelta di non indagare e contrastare la discriminazione.

Lungo la parte delle proposte, inoltre, il riferimento al Family act nasconde la scelta di non affrontare il tema dell’economia della cura, della valorizzazione della stessa, anche in termini di responsabilità pubblica della riproduzione sociale nonché come impegno alla redistribuzione (condivisione) per la parte privata. Da questo punto di vista il continuo riferimento al lavoro agile come conciliazione – che andrebbe sistematicamente espunto dal testo (non si parla di politiche emergenziali, ma del futuro) – sottace ancora una volta la dimensione della cura come privata e del welfare
come familiare.    In tutto il testo si abbonda la parola conciliazione e non è mai utilizzato il termine condivisione.

Trasversale a molti punti del documento è la sovrapposizione tra parità di genere e politiche per la famiglia. Esempio più evidente e ripetuto nel testo è il rimando al Family act. Riferimenti che andrebbero tutti tolti (salvo che per la parte Assegno unico) perché il Family act è una proposta di legge delega non ancora approvata, non ci sono quindi contenuti che permettano di valutare quali politiche, con quali obiettivi, quale impatto e quindi quale integrazione con PNRR.

Inoltre, le donne esistono in quanto soggetti, non in quanto componenti di un nucleo familiare, invece quella soggettività non viene  Prime Valutazioni Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza riconosciuta se tutte le politiche si considerano assolte dalla famiglia. L’assegno unico, per esempio, è considerata una politica per la famiglia. Invece, le condizionalità
connesse alle assunzioni possono essere una politica per le donne, i servizi educativi 0-6 sono una politica per i bambini e le bambine che ha positivi effetti di riorganizzazione per le famiglie. Diventano politiche per le donne proprio perché non vi è un’idea di contrasto alla discriminazione e non vi è assunzione della responsabilità della riproduzione sociale.

Per tutto questo, nella descrizione della parità di genere sono indicate le politiche attive e il miglioramento infrastrutture, deve essere integrato dal contrasto alle discriminazione dal contrasto alla precarietà e alle forme di marginalizzazione del lavoro femminile: part-time che diventa involontario ma imposto dall’emersione del sommerso, lavoro di collaborazione familiare in tutte le sue forme in primis. Inoltre quando si affronta il tema del lavoro di cura, questo deve avere rilevanza pubblica, va trattata la conseguenza e pertanto la sua valorizzazione e l’evidenza della sua
dimensione di economia e non di attività privata.
Il congedo di paternità obbligatoria a 10 giorni, da 7 a 10 giorni è una non-politica, come ci dicono le esperienze di tutti gli altri paesi. La misura deve essere ben diversa per determinare cambiamento culturale e redistribuzione della cura in ambito privato e per incrinare quel muro di discriminazione che utilizza proprio la riproduzione come motivazione di esclusione delle donne dal lavoro.

Infine sullo Smart working (poi sarà invece lavoro agile) non viene dichiarato l’impatto di genere ma come sempre si intende di conciliazione. Continuare a riferire lo smart working o lavoro agile a conciliazione riduce il potenziale innovativo di questa forma di lavoro e lo declina invece come “lavoro a domicilio”, oltre che anche simbolicamente, ha
impatto con la parità di genere e soprattutto con la sua regressione (peraltro, in contraddizione con la successiva proposta dei luoghi di co-working, che è invece di grande interesse)."(01/02/2021- ITL/ITNET)

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