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FISCO E TRIBUTI - IMU IMMOBILI ITALIANI ALL'ESTERO - LETTERA GIANGIROLAMO (FILEF BERLINO) A COMMISSIONI FINANZE E BILANCIO CAMERA E SENATO: PESANTI CONSEGUENZE NUOVA EMIGRAZIONE PENSIONATI ITALIANI ALL'ESTERO

(2018-11-05)

  Franco Di Giangirolamo (Filef Berlino) ha inviato alle commissioni Finanze e Bilancio di Camera e Senato un documento sulle conseguenze, non completamente conosciute, dell'’IMU sulla “seconda casa” dovuta da pensionati italiani all’estero che percepiscono la pensione maturata in Italia (si tratta di casi che riguardano quella parte di nuova emigrazione costituita appunto da pensionati a seguito di coniugi o figli che lavorano all’estero, che gli ultimi dati Istat, ricordati nel recente Rapporto Italiani all’Estero di Migrantes, indicano in consistente aumento).

Il Cgie ne ha discusso in alcune occasioni negli scorsi anni, ma, alla luce dell’evoluzione dei nuovi flussi, che comprende anche molti pensionati in situazioni analoghe a quella presentata, è opportuno un serio approfondimento, visto che la norma in vigore implica, a detta di tutti, una manifesta ingiustizia.

Di seguito la lettera inviata da  Di Giangirolamo, e segnalata dalla Filef Nazionale:

"Nella scorsa legislatura venne votato un provvedimento (Decreto Legge n. 47 del 2014)  che introduceva l’esenzione IMU per i cittadini italiani residenti all’estero ed iscritti all’AIRE, già pensionati nei rispettivi paesi di residenza.
Il Decreto, oltre a commettere la grave ingiustizia di estendere a tutti l’esenzione, senza tenere conto nè del reddito nè delle proprietà possedute dai pensionati all’estero, escludeva i pensionati titolari di pensione maturata anche qui (in Italia), a prescindere dalle condizioni concrete.
(Di Giangirolamo porta, ad esempio, il suo caso: sono dovuto emigrare per problemi di lavoro della moglie,  posseggo un solo appartamento in Italia, dove vive peraltro  uno dei nostri figli, all’estero pago un affitto, pago completamente  le tasse sulla pensione in Italia, mi vedo costretto  a pagare l’IMU sulla seconda casa (che non ho), per un importo annuo di 1.400 euro, che non è proprio uno scherzo. )

La discriminazione - prosegue - era tanto palese che perfino i  promotori del provvedimento, sollecitati da molti italiani emigrati, hanno dovuto avanzare proposte di legge per modificarlo, senza tuttavia riuscirci.

Inutile evidenziare che si tratta non solo di una incomprensibile e immotivata discriminazione, ma di una pura e semplice vessazione.

Ho già interessato in passato le Commissioni parlamentari competenti per porre la questione all’ordine del giorno, ma, benché la questione riguardi un notevole numero di persone, non sono state prese in considerazione.

Pertanto, vi propongo di prendere in esame il problema che, vi rassicuro, non è di difficile soluzione e che renderebbe giustizia a tanti cittadini italiani costretti ad emigrare per motivi di lavoro (del coniuge nel mio caso personale), per ricongiungimenti familiari, spesso motivati da problemi di salute propri e dei propri figli e nipoti emigrati, che sono molto numerosi, come testimoniano i dati dell’INPS.

Sono certo di poter contare sul vostro impegno per porre rimedio a questa „stortura“ del tutto immotivata e iniqua contro la quale mi batto da due anni purtroppo senza risultati apprezzabili. Franco Di Giangirolamo, Berlino.(05/11/2018-ITL/ITNET)

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