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ECONOMIA ITALIANA - EUROZONA - CONFINDUSTRIA: INDUSTRIA ANCORA IN FASE ESPANSIONE MA RISCHIA FRENO. TROPPO PRESTO PER DIRE CHE "IL PICCO E' ALLE SPALLE"

(2018-07-26)

  L'analisi del Centro Studi di Confindustria sul ciclo  economico dell’Eurozona sottolinea che, nonostante il rallentamento di inizio 2018 di PIL e produzione industriale nell’Eurozona aveva fatto dire a molti analisti che il punto di massimo, il “picco”, fosse stato superato e si fosse aperta la fase discendente del ciclo. Ma il ritrovato slancio nei mesi primaverili degli indicatori di sentiment e di attività reale, unitamente alla lettura del 1° trimestre anche alla luce di fattori temporanei come maltempo e scioperi nelle due più grandi economie dell’area, ha riaperto il dibattito sul rallentamento.

Con le informazioni qualitative e quantitative aggiornate, possiamo identificare in quale punto del ciclo si trova ’Eurozona? Un duplice esercizio è d’obbligo, vista la molteplicità e volatilità delle informazioni congiunturali. Da un lato, ciò impone uno sforzo di sintesi di tutti gli indicatori ad alta frequenza, in quanto la lettura acquisisce robustezza se si mette in relazione l’andamento dei vari dati disponibili. Dall’altro, occorre un esercizio di “pazienza”, attendere cioè che trascorra un periodo di tempo congruo, tipicamente due trimestri (secondo l’approccio del National Bureau of Economic Research), per identificare una tendenza di fondo, al di là della volatilità che caratterizza il brevissimo periodo, e procedere così ad una corretta identificazione della fase ciclica.

A questo riguardo, l’Eurostat ha predisposto strumenti quali “l’orologio dell’economia”, che permette agli analisti di identificare il posizionamento ciclico dell’economia, sia a livello di area euro, sia per i singoli paesi membri. Attualmente, Eurostat posiziona la lancetta nel quadrante “espansione con decelerazione” in cui il tasso di crescita decresce, ma è comunque al di sopra del trend.

Il 2017, del resto, è stato un anno di forte espansione per l’area euro. Il PIL è aumentato del 2,4%, il ritmo più elevato degli ultimi dieci anni. Elemento caratterizzante la crescita è stata la coralità diffusa a tutte le dimensioni del sistema economico, da quella settoriale a quella geografica, fino alle componenti della domanda e al mercato del lavoro. Altro elemento è stata la compattezza rispetto al passato: l’indice di dispersione è sceso a 1,7 a fronte di una media storica di 2,9, con un campo di variazione tra un massimo di +7,8% dell’Irlanda e un minimo di +1,4% della Grecia. Il risultato del 2017 è ancor più apprezzabile se si considera che il potenziale di crescita è pari a +1,5% (fonte Commissione europea), in linea con il tasso medio di crescita della componente di lungo periodo, ossia il trend.

Dalla scomposizione del PIL nelle componenti di trend e ciclo si possono trarre indicazioni utili per confrontare l’attuale fase ciclica con le precedenti, in termini di durata, dopo aver individuato in maniera puntuale la datazione dei punti di svolta. La componente ciclica mostra che dal 2002 al 2017 si sono succedute tre fasi di espansione: la prima tra 2005 e 2008, della durata di 13 trimestri; la seconda tra 2009 e 2011 (7 trimestri); la terza tra 2013 e 2017 (20 trimestri). Durante quest’ultima fase, il PIL è cresciuto del 9,6%, superando del 5,7% il massimo pre-crisi.

Gli ultimi dati qualitativi delle inchieste sul 2° trimestre forniscono un quadro ancora positivo. L’industria dell’Eurozona si troverebbe ancora in una fase di “espansione” che, tecnicamente, si verifica quando le opinioni favorevoli degli imprenditori circa l’andamento della produzione mostrano una concordanza di segno con le aspettative di produzione.

Data la persistente crescita degli ordini, evidenziata dal PMI manifatturiero (nonostante l’indebolimento degli ultimi mesi, confermato dai dati di luglio), l’espansione della produzione rischia di essere frenata da possibili strozzature di offerta, quali una carenza di personale e un’insufficiente capacità degli impianti. Il grado di utilizzo nel 2° trimestre è a 84,3%, sopra la media storica (81,0%) e poco sotto i massimi del 2007 (84,9%).

Troppo presto per dire con certezza “il picco è alle spalle”. Sulla base dei dati ad oggi disponibili, possiamo concludere che il punto di svolta del ciclo dell’Eurozona, che fa da spartiacque tra la fase ascendente e quella discendente, non è ancora univocamente identificabile tra il 4° trimestre del 2017 e il 1° del 2018, sebbene sia alta la probabilità che quest’anno e il prossimo non si tocchino più in modo stabile i tassi di crescita trimestrale visti nel 2017. (26/07/2018-ITL/ITNET)

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