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ECONOMIA ITALIANA - EUROPA - NO UE A CESSIONE TECNOLOGIA E KNOW-HOW IMPRESE PER INVESTIMENTI IN CINA

(2018-12-20)

  L''Unione europea ha contestato oggi presso l'Organizzazione mondiale del commercio (OMC) le prassi sistematiche che costringono le imprese europee a cedere tecnologia e know-how sensibili come presupposto per fare affari in Cina. Questa azione legale si fonda su un procedimento avviato dall'UE a giugno 2018.

Con questa iniziativa l'UE estende e approfondisce in modo significativo la portata dell'azione già intrapresa in seno all'OMC contro le misure cinesi che prevedono trasferimenti forzati di tecnologia. L'Unione ha mosso questo passo alla luce delle nuove conclusioni relative all'incompatibilità delle misure cinesi sull'approvazione degli investimenti e la tutela dei diritti di proprietà intellettuale delle società straniere con le norme multilaterali concordate.

Cecilia Malmström, Commissaria per il Commercio, ha dichiarato: "Non possiamo tollerare che il prezzo da pagare per le imprese dell'UE che investono in Cina sia dover cedere della preziosa tecnologia. Ciò è chiaramente in contrasto con le regole rispetto alle quali la Cina si è impegnata al momento dell'adesione all'OMC. Oggi avviamo un ricorso più ampio e sistematico contro questa pratica illegale, in quanto riteniamo che si tratti di un problema di rilievo che si ripercuote sulle imprese dell'UE che operano in Cina. Si tratta di una questione che può e deve essere risolta nel quadro internazionale multilaterale."

Nella nuova versione della richiesta presentata all'OMC, l'UE contesta le leggi cinesi che disciplinano i seguenti aspetti:

- l'approvazione degli investimenti nei settori dei veicoli elettrici (veicoli alimentati con le nuove energie) e della biotecnologia (sementi per le colture), parte dei settori strategici del piano "Made in China 2025",

- l'approvazione di joint venture in vari settori,

in quanto le disposizioni vigenti impongono prescrizioni in materia di prestazioni alle imprese straniere che operano in Cina e ne limitano la libertà economica e contrattuale in merito agli investimenti e ai trasferimenti di tecnologia.

Le cosiddette prescrizioni in materia di prestazioni costringono o inducono le imprese europee a trasferire la propria tecnologia alle joint venture istituite con partner cinesi, in cambio delle necessarie autorizzazioni amministrative rilasciate dalle autorità cinesi. Le imprese straniere sono peraltro tenute a svolgere in Cina le attività di ricerca e sviluppo.

Aderendo all'OMC la Cina si è impegnata a non imporre prescrizioni in materia di prestazioni in cambio di autorizzazioni di investimenti e a tutelare la libertà contrattuale delle imprese in Cina, in particolare nel contesto degli investimenti e dei trasferimenti di tecnologia. L'UE sostiene quindi che le attuali misure politiche cinesi costituiscano una violazione degli impegni giuridici assunti dal paese.

Le misure contestate oggi vanno ad aggiungersi a quanto già trattato con il primo procedimento avviato dall'UE a giugno 2018. La richiesta precedente riguardava alcune disposizioni della normativa sull'importazione e sull'esportazione di tecnologie ("TIER") e della normativa sull'attuazione della legislazione in materia di joint venture tra imprese cinesi ed estere ("JV"), in quanto tali disposizioni sono in conflitto con le norme dell'OMC sulla parità di trattamento delle imprese nazionali e straniere e limitano indebitamente i diritti delle imprese dell'UE, tra l'altro anche in materia di brevetti.

La richiesta di consultazioni avvia formalmente il procedimento di risoluzione delle controversie dell'OMC. Se le consultazioni non porteranno a una soluzione soddisfacente entro 60 giorni, l'UE può chiedere all'OMC di istituire un panel che si pronunci sulla compatibilità delle misure istituite dalla Cina con le regole dell'OMC.(20/12/2018-ITL/ITNET)

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