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ECONOMIA E LAVORO - EMILIA ROMAGNA INVESTE NELLE POLITICHE CONDIVISE CON LE PARTI SOCIALI PER PER FAR RIPARTIRE LA REGIONE:

(2019-07-19)

  Quattro anni di politiche condivise per far ripartire l'Emilia-Romagna: oltre 22 miliardi di euro investiti per un nuovo sviluppo e una nuova coesione sociale. Il presidente Bonaccini: "Ora insieme alle parti sociali vogliamo orientare la crescita ancor di più verso la sostenibilità ambientale e l'estensione dei diritti"

Riunione del Patto in Regione, con il ricordo di Bruno Papignani. Attivati 7 miliardi in più rispetto a quelli preventivati nel 2015, grazie alla capacità di programmazione nell'uso di fondi regionali, statali ed europei. Cresciuto del 5,5% il valore aggiunto dell'Emilia-Romagna, l'occupazione ha superato la soglia di 2 milioni di occupati, dimezzata la disoccupazione di lunga durata e quella dei giovani tra i 18 e i 24 anni, mentre cresce il tasso di scolarizzazione superiore

le esportazioni di beni e servizi hanno superato i 63 miliardi, sopravanzando il Veneto, ma l’Emilia-Romagna è davanti a tutte per il saldo della bilancia commerciale (27,1 miliardi), per il valore dell’export pro-capite (14.245 euro correnti) e per la quota di valore aggiunto industriale attivato dalle imprese esportatrici (pari al 73,5% del totale).

Bene anche il mercato del lavoro regionale: nel 2018 il numero di occupati ha superato la soglia di 2 milioni, in crescita del +4,9% (+94 mila occupati) rispetto al 2014, mentre il tasso di occupazione è salito al 69,6% (+3,3%), superato solo dal Trentino-Alto Adige (70,9%).

Il tasso di attività si conferma il più alto tra le regioni italiane, stimato al 74% nel 2018 (+1,6%). Il tasso di disoccupazione regionale è sceso dall’8,9% del primo trimestre 2015 al 6,1% del primo trimestre 2019, sotto solo a quello del Trentino Alto-Adige, e nella a media degli ultimi 12 mesi (aprile 2018-marzo 2019) il tasso regionale risulta in ulteriore ribasso, al 5,8%. Andamento positivo anche fra i giovani, il cui tasso di disoccupazione è sceso all’8,2% fra i ragazzi fino a 24 anni (-2,7%), un calo superiore ai 17 punti percentuali se i allarga la fascia d’età ai 34 anni (dal 34,9% del 2014 al 17,8% dell’anno scorso). Pressoché dimezzata la disoccupazione di lunga durata (oltre i 12 mesi), diminuita dal 4,1% al 2,4%.

Una crescita dell’occupazione trainata da una crescita delle posizioni di lavoro dipendente e, tra queste, di quelle a tempo indeterminato e di apprendistato, in parte da intendere come nuova occupazione e in parte come sostituzione e trasformazione di contratti a termine. Dalla fine del 2014 a marzo 2019, sono state quasi 109 mila le posizioni di lavoro a tempo indeterminato e di apprendistato create in regione, a fronte di 42 mila a tempo determinato e di lavoro somministrato.

Ridotta la quota di abbandoni scolastici prematuri (cioè quelli dei ragazzi tra i 18 e 24 anni che lasciano i percorsi di istruzione e formazione professionale), calati di 2,2 punti percentuali rispetto al 2014, e soprattutto quella dei giovani NEET, coloro tra i 15-34 anni non più inseriti in un percorso scolastico/formativo ma neppure impegnati in un’attività lavorativa, scesa al 15,8% nel 2018: -4% dal 2014. Dall’altra è cresciuto il tasso di scolarizzazione superiore (ragazzi dai 20 ai 24 anni che ha conseguito almeno il diploma di scuola secondaria superiore) passato dall’81,5% del 2014 all’85% del 2018, e la quota di giovani di 30-34 anni con titolo di laurea o post laurea, aumentata dal 25,1% al 34,4%.

Il sistema regionale ha dimostrato di essere resiliente anche per quanto riguarda l’equità e la povertà. La povertà relativa si mantiene su livelli contenuti: nel 2018, in Emilia-Romagna vivono in condizioni di povertà relativa il 5,4% del totale delle famiglie residenti in regione, a fronte dell’11,8% dell’intero territorio nazionale, confermandosi tra le regioni italiane con incidenza di povertà più contenuta, dopo Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige. (19/07/2019-ITL/ITNET)

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