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ECONOMIA ITALIANA - DAL RAPPORTO SVIMEZ. SUGGERIMENTI AL GOVERNO: MAGGIORI INVESTIMENTI PRODUTTIVI IN UN CONTESTO DI DISCONTINUITA' NELLA POLITICA INDUSTRIALE"

(2019-11-04)

  Quali, dunque, le linee guida indicate dalla SVIMEZ:  maggiori investimenti produttivi in un contesto di discontinuità nella politica industriale

Nella fase più acuta della crisi la base industriale meridionale si è assottigliata del - 6%, con picchi superiori in alcune regioni. Per gli investimenti industriali, mentre nel Sud la crescita del periodo 2015-2018 è arrivata a malapena a recuperare poco più del 20% della caduta sofferta durante la lunga crisi, le regioni centro-settentrionali hanno messo a segno un recupero pari all’85%.

Una significativa discrepanza tra Centro-Nord e Sud riguarda la quota di imprese “zombie”, le aziende in vita da oltre 10 anni che per 3 anni consecutivi, vivendo gravi difficoltà finanziarie, non sono state in grado di pagare neppure gli interessi sui prestiti: al Sud quelle industriali sono il 5,83%, il doppio che nel Centro-Nord, 2,98%. Secondo la SVIMEZ, ciò che serve è una forte discontinuità nella politica industriale, attraverso strumenti meno orientati, come in passato, a mantenere in vita ciò che non regge alla prova della competitività e più focalizzati sulla capacità di attrarre e attivare nuove energie in settori innovativi.

La SVIMEZ, dunque, attende al più presto che il Governo annunci le linee del piano straordinario per il Mezzogiorno. Al centro della politica economica nazionale va posta la valorizzazione delle complementarietà che legano il sistema produttivo e sociale delle due parti del Paese. La sintesi del declino della spesa infrastrutturale in Italia sta nel tasso medio annuo di variazione nel periodo 1970-2018, pari a -2% a livello nazionale, di cui -4,6% nel Sud e -0,9% nel Centro-Nord.

Gli investimenti infrastrutturali nel Mezzogiorno che negli anni ’70 erano circa la metà di quelli complessivi, negli anni più recenti sono calati a un sesto di quelli nazionali. In questo quadro vanno rafforzate le Politiche di Coesione, che dopo il 2020 potranno disporre di 60 miliardi di cui il 70% al Sud e saranno chiamate a operare i 7 e non più 5 regioni meno sviluppate, con l’aggiunta di Molise e Sardegna. Sono stati accumulati troppi ritardi nell’attuazione del ciclo in corso 2014-2020: la maggior parte delle risorse europee da certificare sono concentrate in Campania, Puglia e soprattutto Sicilia. I pagamenti al Sud sono stati finora pari ad appena il 19,78% del totale. La spesa monitorata del Fondo Sviluppo Coesione, dove confluiscono le risorse finanziarie aggiuntive nazionali destinate al riequilibrio economico e sociale, è pari al 30 giugno 2019 a soli 37,6 miliardi, di cui realmente pagato soltanto 1 miliardo. Ciò dimostra un’evidente incapacità delle Amministrazioni centrali, regionali e locali, a utilizzare pienamente le risorse.

Puntare sul Green New Deal, con al centro la Bioeconomia
La bioeconomia rappresenta il 10,1% in termini di produzione e il 7,7% in termini di occupati sul totale dell’economia. La bioeconomia meridionale si può valutare tra i 50 e i 60 miliardi di euro, equivalenti a un peso tra il 15% e il 18% di quello nazionale.
Nel Mezzogiorno è significativa la crescita delle fonti energetiche rinnovabili. Tra i vari settori dell’economia circolare presenti al Sud, particolare rilievo assume la chimica verde. Dal Mezzogiorno parte una forte domanda di brevetti nel settore della bioeconomia. Le imprese del biotech sono cresciute moltissimo nelle aree meridionali, +61,1%, rispetto a +34,5% su scala nazionale. (04/11/2019- ITL/ITNET)

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