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ECONOMIA ITALIANA...E NON SOLO - VIII RAPPORTO BENESSERE EQUO E SOSTENIBILE: L'EVOLUZIONE POSITIVA DELLA SPERANZA DI VITA E' STATA DURAMENTE FRENATA DAL COVID

(2021-03-10)

  Per  valutare il progresso di una società non solo dal punto di vista economico, come ad esempio fa il PIL, ma anche sociale e ambientale (BES)  e corredato da misure di disuguaglianza e sostenibilità è stato sviluppato da ISTAT e CNEL un indice, che ha partire dal 2016 entra per la prima volta nel Bilancio dello Stato e consente di rendere misurabile la qualità della vita e valutare l’effetto delle politiche pubbliche su alcune dimensioni sociali fondamentali

L'insieme degli indicatori che compongono il BES, adottati a livello internazionale, è presentato come allegato al DEF (Documento di programmazione economica finanziaria) e ogni anno il Parlamento è chiamato a votare una risoluzione, successiva all’approvazione della legge di Bilancio, entro il 15 febbraio del nuovo anno.
Il 2 agosto 2017 la commissione Bilancio della Camera dei deputati ha approvato all'unanimità il parere sull'Atto del governo 428 che definiva i 12 indicatori di Benessere equo e sostenibile allegati al DEF.

A dieci anni dall’avvio del progetto, l’Istat presenta l’ottava edizione del Rapporto sul Benessere equo e sostenibile (Bes). Il volume presenta un sistema di indicatori arricchito di anno in anno per seguire le profonde trasformazioni che hanno caratterizzato la società italiana nell’ultimo decennio, incluse quelle più recenti determinate dalla pandemia da Covid-19, con l’introduzione di 33 nuovi indicatori che integrano otto dei dodici domini del Bes, per un insieme complessivo di 152 indicatori.
L’integrazione dei nuovi indicatori è stata realizzata in coerenza con le linee fondamentali del programma
#NextGenerationEU e risponde a esigenze conoscitive specifiche, tra cui l’arricchimento delle informazioni disponibili sugli aspetti sanitari, sulla digitalizzazione, sul capitale umano (sia dal lato della formazione, sia dal lato del lavoro) e sul cambiamento climatico.  Particolare attenzione è stata posta alle differenze territoriali, di genere, età e titolo di studio.

In questa sede presentiamo alcuni risultati  che possono essere collegati alla considerazione /domanda posta nel precedente articolo relativo alla consultazione pubblica sull'invecchiamento lanciata dalla Commissione Europea (vedi: http://www.italiannetwork.it/news.aspx?ln=it&id=65147)

SALUTE

-  L’evoluzione positiva della speranza di vita alla nascita tra il 2010 e il 2019, pur con evidenti disuguaglianze geografiche e di genere, è stata duramente frenata dal Covid-19 che ha annullato, completamente nel Nord e parzialmente nelle altre aree del Paese, i guadagni in anni di vita attesi maturati nel decennio.

Nel Nord la speranza di vita passa da 82,1 anni nel 2010 a 83,6 nel 2019, per scendere nuovamente a 82 anni nel 2020. Nel Centro passa da 81,9 nel 2010 a 83,1 anni nel 2020 e nel Mezzogiorno da 81,1 a 82,2 anni, con perdite meno consistenti nell’ultimo anno (rispettivamente -0,5 e -0,3 anni). È un arretramento non ancora concluso, e che richiederà tempo per essere pienamente recuperato.

- Nel 2020 in Italia l’indice di salute mentale assume il valore di 68,8. Rispetto al 2019, emergono tendenze differenti in sottogruppi di popolazione. Peggiora la situazione delle persone di 75 anni e più di entrambi i generi e delle persone sole nella fascia di età 55-64, soprattutto al Nord. L’indice di salute mentale peggiora anche tra le giovani donne di 20-24 anni e in alcune regioni come Lombardia, Piemonte e Campania che, insieme al Molise, presentano i valori più bassi.

- Nel 2018, il tasso standardizzato di mortalità evitabile è risultato pari a 16,8 per 10mila residenti, con valori più elevati tra gli uomini (22,3 per 10mila abitanti contro 11,8 delle donne). Nel tempo si è osservata una forte riduzione della mortalità evitabile (il tasso standardizzato era pari a 23,5 per 10mila nel 2005), soprattutto nella componente prevenibile (da 14,8 per 10mila nel 2005 a 10,4 nel 2018).

- Nel 2020 il 48,8% della popolazione di 75 anni e più è multicronica (soffre di tre o più patologie croniche) o ha gravi limitazioni nel compiere le attività che le persone abitualmente svolgono. Tale quota è più elevata tra chi vive nel Mezzogiorno (56,9% rispetto a 44,6% nel Nord e a 47% nel Centro), tra le donne (55% contro 39,7% degli uomini) e raggiunge il 60,7% tra le persone di 85 anni e più (rispetto a 39,3% delle persone di 75-79 anni).

- Nel 2020 la quota di persone sedentarie di 14 anni e più è pari al 33,8%, dato in miglioramento rispetto al 2019. È invece in eccesso di peso il 45,5% delle persone di 18 anni e più, in lieve aumento rispetto all’anno precedente.

- Nel 2020 i fumatori sono il 18,9% della popolazione di 14 anni e più (quota stabile rispetto all’anno precedente) mentre il consumo di alcol a rischio ha riguardato il 16,8% della popolazione della stessa fascia di età (in lieve aumento).

- BENESSERE SOGGETTIVO

- Nel 2020, meno della metà della popolazione (44,5%) esprime un voto tra 8 e 10 sulla soddisfazione della propria vita, in leggero aumento rispetto all’anno precedente (43,2%). Si mantengono le differenze territoriali, con una maggiore percentuale di soddisfatti per la propria vita al Nord (48,4%), quasi quattro punti percentuali in più della media nazionale, e livelli più bassi al Centro e nel Mezzogiorno (rispettivamente, 43% e 40%).
Nel nostro Paese la soddisfazione per la vita rimane diseguale non solo tra territori ma anche per titolo di studio conseguito, classi di età e, sia pure in misura minore, tra uomini e donne.

- Si evidenziano criticità in alcuni gruppi di popolazione: l’isolamento a causa del lockdown ha colpito di più le persone che vivono sole - la percentuale di molto soddisfatti cala al 35,8% dal 37,3% nel 2019 - soprattutto le persone sole adulte (fra il 2019 e il 2020 la quota scende di 9 punti tra le donne e di 10 punti tra gli uomini di 55- 59 anni), ma anche le giovani tra 20 e 34 anni che vivono da sole (-17 p.p. rispetto al 2019) e gli uomini di 65 anni e più (-4 p.p.).

- La situazione critica determinata nel Paese dall’epidemia da Covid-19 ha avuto un impatto negativo sulle prospettive future. Dopo anni di aumento, nel 2020 scende al 28,9% la percentuale di persone che prevedono un miglioramento della propria situazione nei prossimi cinque anni (30,1% nel 2019). Contemporaneamente aumenta al Nord e al Centro, dopo anni di riduzione, la quota di quanti ritengono che la propria situazione peggiorerà nei prossimi cinque anni (13,3% al Nord, un punto percentuale in più rispetto al 2019, 14% al Centro, +1,5 punti percentuali).

- In leggero aumento la percentuale di individui molto o abbastanza soddisfatti per il loro tempo libero: nel 2020 è pari al 69,4% dei rispondenti (68% del 2019). Il dato conferma la tendenza evidenziata per la soddisfazione per la propria vita.

QUALITA' DEI SERVIZI

- Gli indicatori sulla qualità dei servizi sanitari, elementi utili per valutare gli strumenti idonei a recuperare i danni dell’epidemia il più velocemente possibile, mostrano una riduzione dei posti letto nei reparti a elevata intensità assistenziale tra il 2010 e il 2018 (da 3,51 per 10mila abitanti a 3,04) e una crescita costante del tasso di mobilità per motivi di cura dalle regioni meridionali e dal Centro tra il 2010 e il 2019 (da 9,2 a 10,9 ogni 100 dimissioni di residenti nel Mezzogiorno, da 7,4 a 9 nel Centro).

- Nel 2019 sono circa 241mila i medici (tra specialisti e di base) e i pediatri di libera scelta che svolgono la loro attività nel sistema sanitario italiano pubblico e privato. Con quattro medici ogni 1.000 residenti, il nostro Paese si colloca ai primi posti in Europa ma i medici sono mediamente più “anziani” rispetto ai colleghi di altri Paesi europei (un medico su due ha più di 55 anni). La situazione del personale infermieristico non è altrettanto favorevole, infatti l’Italia è agli ultimi posti in Europa per dotazione di infermieri, circa 6 ogni 1.000 residenti.

-  Oltre un terzo dei medici di medicina generale (34%) supera la soglia dei 1.500 assistiti nel 2018, quota più che raddoppiata rispetto al 2005, quando era il 15,9%. Tale aumento, significativo nel corso degli anni su tutto il territorio nazionale, è stato più consistente al Nord (dal 17,9% nel 2005 al 46,9% nel 2018), meno nel Mezzogiorno (21,3% nel 2018 dal 16,3% nel 2005).

-  Nel 2020, un cittadino su 10 ha dichiarato di aver rinunciato, negli ultimi 12 mesi, a prestazioni sanitarie per difficoltà di accesso, pur avendone bisogno. Il forte aumento (6,3% nel 2019) è certamente straordinario: oltre il 50% di chi rinuncia riferisce infatti motivazioni legate alla pandemia da Covid-19.

-  Costanti progressi si rilevano nella copertura della rete Internet. Nel 2019, il 30% delle famiglie ha avuto accesso a reti di nuova generazione ad altissima capacità (+6,1 punti percentuali rispetto all’anno precedente).
Tuttavia, permangono differenze molto ampie sul territorio con regioni - come Lazio, Liguria e Campania - dove la quota di famiglie servite da connessione a banda ultralarga (FTTH) è superiore al 40%, e territori che non raggiungono nemmeno il 10% come le Marche, il Molise e la provincia autonoma di Trento.

-  La quota di persone di 14 anni e più che utilizzano assiduamente i mezzi pubblici, stabile da oltre 10 anni, nel 2020 scende al 12,6% dal 15,1% nel 2019, a causa delle limitazioni agli spostamenti imposte dal governo nel periodo del lockdown che hanno modificato le abitudini e i comportamenti dei cittadini.

-  Ancora non è stato raggiunto l’obiettivo del 65% di raccolta differenziata dei rifiuti, nonostante l’aumento considerevole negli ultimi dieci anni su tutto il territorio nazionale: dal 12,2% del 2011 al 51,9% del 2019.

Nell’ultimo anno, dopo una lunga evoluzione positiva, si è registrata una battuta di arresto nel Mezzogiorno, che
rimane poco sopra il 30% e amplia il divario rispetto al Nord.  (10/03/2021-ITL/ITNET)

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