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ECONOMIA E FINANZA ITALIANA - FORUM AMBROSETTI : PIL ITALIA TORNERA' A LIVELLI PRE-CRISI NON PRIMA 2025. PER EVITARE PERDITA DIVENTI STRUTTURALE NECESSARIA CRESCITA VIGOROSA A PARTIRE DAL 2021

(2021-03-26)

  "Per il rilancio dell’italia serve ben altro oltre alla (ipotizzata) pioggia di denaro" è il messaggio lanciato dalla 32.ma edizione (in formato digitale) del  Forum The European House -Ambrosetti da Valerio De Molli Managing partner e Ceo del Forum di Primavera che vede riuniti fino a sabato 27 marzo 2021 numerosi esponenti della Banca Centrale Europea, delle banche centrali nazionali, della Commissione e Parlamento Europeo, ecomisti, ricercatori, banche d'Affari, assicurazioni, ecc.  Un private think thank riconfermato per l'ottavo anno consecutivo al I° posto in Italia, al quarto nella UE e tra i piu'  rispettati e indipendenti al mondo su 11.175 a livello globale, una delle 112 realtà top employer 2021 in Italia.
Dopo aver ricordato i dati della crisi sanitaria mondiale ed italiana e la necessità che si acceleri la campagna di vaccinazioni, stante il fatto che ad oggi solo il 4,5% della popolazione è stata vaccinata con due dosi, ha affrontato il significato della crisi mondiale in termini socio-economici.  Una crisi "di portata storica"  che  produrrà la maggior contrazione del pil mondiale dal dopoguerra (-3,5%), con cali significativi per tutte le principali economie del mondo, ad eccezione della cina (+2,3%).
Quanto al nostro Paese:  "i dati a consuntivo relativi al 2020 rivelano una riduzione del prodotto interno lordo italiano pari al -8,9%, la quarta peggiore contrazione degli ultimi 150 anni che riporta l’italia ai valori del 1999, con cali differenziati a seconda del settore: agroalimentare, -4,0%; manifattura, -12,5%; servizi, -9,5%.

Ma la portata della crisi in corso si manifesta nel  numero di italiani in povertà assoluta che hanno raggiunto i 5,6 milioni di persone, massimo valore storico, passando dal 7,7% della popolazione al 9,4%, e dall’ampio ricorso allo strumento della cassa integrazione guadagni che ha raggiunto livelli senza precedenti toccando gli 1,9 miliardi di ore autorizzate, oltre 11 volte il dato dell’anno precedente. Nonostante la cassa integrazione guadagni e il blocco ai licenziamenti abbiano permesso di mitigare gli impatti sull’occupazione, il 2020 si chiude con 405 mila posti di lavoro in meno e 443 mila inattivi in più, colpendo prevalentemente il sesso femminile (-2,7% vs. -1,1% per gli occupati e +3,7% vs. 2,6% per gli inattivi."

Stante al modello econometrico  dell'European House-Ambrosetti  "si stima per il pil italiano che prevede per il 2021 un rimbalzo pari al 3,3% (con una forbice che va da +2,5%  a +4,9%) rispetto alla chiusura del 2020. Il modello prende atto delle grandi incertezze che caratterizzano il 2021 a causa delle difficoltà di prevedere le evoluzioni della pandemia, le sue conseguenti ricadute economiche, la rapidità nella somministrazione dei vaccini e le tempistiche di ritorno alla modalità per gli esercizi commerciali, la mobilità e il lavoro.
Complessità dello scenario economico che si riflette nella  eterogeneità delle previsioni rilasciate dai principali istituti internazionali: il Fondo monetario internazionale prevede per l’italia un rimbalzo del 3,0% nel 2021, mentre l’OCSE si posiziona su una crescita del 4,1%. con riferimento al 2022, i pochi istituti che rilasciano stime prevedono una crescita tra il 2,4% e il 4,0%, mentre solo il fondo monetario internazionale si spinge al 2023  prospettando una crescita dell’1,7% per l’italia.
Secondo il modello econometrico elaborato da the european house – ambrosetti, il tasso di crescita annuale nel 2022 e 2023 sarà rispettivamente pari a +2,6% e 1,6% con una forbice in base allo scenario ipotizzato. assumendo un tasso
medio di crescita pari all’1,5% nei due anni successivi è verosimile ritenere che l’italia tornerà ai livelli pre-crisi non prima del 2025."

A questo proposito Molli ha richiamato su un punto degno di attenzione: "la crisi del 2008, modificando il tessuto produttivo e sociale del paese, ha trasformato strutturalmente la traiettoria di crescita di lungo periodo, dimostrando come una perdita di PIL congiunturale possa trasformarsi in strutturale. Per questo motivo è urgente che il governo e le istituzioni si attivino per mantenere il paese sulla strada di una crescita vigorosa già a partire dal 2021"  Ad oggi, del resto, le risorse a disposizione sono ingenti, grazie soprattutto al piano Next Generation EU, che  ha consentito all’Italia di avviare la stesura del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza con opportunità senza precedenti, articolate su sei anni di progettualità e in sei missioni chiave: digitalizzazione e innovazione; rivoluzione verde; infrastrutture sostenibili; istruzione e ricerca; inclusione e sociale; salute".

Tuttavia, a questo rigurado il Ceo del Forum The European House- Ambrosetti ha fatto presente "l’ingente iniezione di liquidità nel sistema non può essere considerata, da sola, la soluzione ai problemi del Paese. Al contrario il piano si configura come una leva che necessita di alcune condizioni attuative e di contesto necessarie per riuscire a cogliere l’enorme opportunità di rilancio.
Quattro i punti chiave da tenere in considerazione:

1. le tempistiche saranno uno dei fattori di successo o di fallimento del piano, anche alla luce del protrarsi dell’emergenza sanitaria. la scadenza per l’invio del PNRR è fissata per la fine di aprile 2021 e il piano dovrebbe comportare impegni di risorse per 25 miliardi di euro già nel 2021: è una corsa contro il tempo.

2. l’effettiva implementazione delle progettualità dipende dalla capacità di pianificazione ed esecuzione degli investimenti. A questo proposito l’Italia si caratterizza per una limitata capacità di impiegare risorse provenienti dal canale europeo: nel periodo di programmazione 2014-2020 degli european structural & investment funds, l’Italia ha allocato solo l’87% delle  risorse complessivamente a disposizione e la quota effettivamente spesa è pari al 51% del budget totale. Ne deriva una perdita di risorse almeno pari a 9,4 miliardi di euro che potrebbero aumentare se la differenza tra le risorse allocate e quelle spese non sarà utilizzata entro 3 anni". In questo contesto, Molli ricorda che
l’Italia ha un rapporto tra risorse finanziarie destinate e ricevute dall’Europa tra i più "generosi" dell’Unione Europea. Ad oggi, l’Italia destina infatti all’Europa più risorse di quante non ne riceva: in media nell’ultimo quinquennio per ogni euro ricevuto dall’Europa, l’Italia ne ha destinati all’incirca 1,5.

3. E' indispensabile avere una visione strategica di lungo termine per indirizzare gli interventi di politica industriale che definiscano gli ambiti prioritari per gli investimenti. Le linee guida condivise a livello europeo forniscono precise indicazioni in merito all’allocazione delle risorse, prevedendo che almeno il 37% degli investimenti siano dedicati alla transizione green e almeno il 20% al processo di digitalizzazione. Per l’Italia ciò implica, quindi, la necessità di elaborare una visione per il paese chiara ed unificante che non è mai esistita.

4. E'  fondamentale adottare un pacchetto di riforme strutturali finalizzate a sostenere la crescita del PIL nel lungo termine. A questo proposito, Molli ha ripreso alcune evidenze del position paper il  turnaround storico di Grecia e Portogallo dopo la crisi del 2008. Lezioni per il post covid-19 per l’Italia (e non solo) ed evitare un’altra stagnazione ventennale”, realizzato dal Club The European House – Ambrosetti.  "Partendo dagli esempi paradigmatici di Grecia e Portogallo, si evidenzia come - per l’uscita dalla crisi di paesi con criticità strutturali e performance economiche di
scarsa crescita - siano stati necessari: una riforma pervasiva volta alla sburocratizzazione e semplificazione della pubblica amministrazione; misure volte a potenziare l’attrazione di investimenti esteri (IDE) produttivi e finalizzati alla crescita e alla creazione di occupazione; investimenti pubblici soprattutto nel settore dell’istruzione e nella digitalizzazione; interventi mirati a risolvere gli squilibri nei conti pubblici; misure per restituire competitività al tessuto produttivo (riforma della giustizia civile, riforma del mercato del lavoro, riforma del sistema fiscale). A seguito dei pacchetti di riforme, il Portogallo ha visto crescere di 40 punti percentuali gli investimenti diretti esteri rispetto al PIL ed è oggi il  secondo paese OECD per semplicità della normativa per gli investimenti diretti esteri.

Analogamente, gli interventi introdotti dalla Grecia hanno contributo a ripristinare la fiducia dei mercati riducendo i tassi d’interesse a lungo termine e portando lo spread ai minimi storici.

L’attuazione di un piano di rilancio per il paese obbliga pertanto le istituzioni e i decisori pubblici italiani  a confrontarsi
con i punti di attenzione menzionati affinchè le risorse messe in campo agiscano da leva per la ripartenza del paese che dal 2000 ad oggi ha accumulato un ritardo di produttività pari a 23 punti percentuali rispetto alla media europea. Tutto questo sottende l’implementazione di un pacchetto di riforme strutturali che incidano prioritariamente su: istruzione e lavoro; mobilitazione e attrazione degli investimenti; semplificazione e sburocratizzazione della P.A.; digitale e Ambiente".

Infine, dal CEO del  Forum The European House -Ambrosetti, Valerio De Molli, un appello alla classe politica del paese "ad agire con urgenza e attraverso tutti gli strumenti a loro disposizione per mettere il nostro paese nella migliore condizione competitiva possibile". (26/03/2021- ITL/ITNET)

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