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ITALIANI ALL'ESTERO - IMMIGRAZIONE /PIANO MATTEI: "SFIDA GOVERNANCE: GESTIRE LE MIGRAZIONI.- DALL'ISPI PROF. GIRO "SPOSTARE IN AFRICA PARTE PRODUZIONI.. IL GLOBAL GATEWAY....SISTEMA CIRCOLARE MIGRAZIONI.

(2023-09-18)

" Al G7 di Hiroshima di maggio 2023 il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha patrocinato l’importanza del Sud globale per la strategia italiana e occidentale: “Abbiamo bisogno di una migliore e più efficace collaborazione con il Sud Globale – ha dichiarato – Occorre lavorare insieme per dare forma a un ordine economico internazionale libero e aperto”. 
Spiega il Prof. Mario Giro,  esponente della Comunità di Sant'Egidio e già Sottosegretario agli Affari Esteri
"Non da oggi, l’Italia si rende conto che l’Occidente ha un problema con il grande Sud. Un tema esemplificato soprattutto dall’aspetto delle migrazioni, in particolare l’emergenza degli anni 2013-2016, un vero campanello di allarme per tutta Europa.

Il fronte sud del Mediterraneo, e ancor più l’area saheliana dell’Africa, sono di recente divenuti la nuova frontiera dell’intervento esterno italiano, dopo decenni di immobilismo. Dal punto di vista geopolitico, i governi italiani che si sono succeduti a Palazzo Chigi durante la Seconda Repubblica non hanno dovuto o voluto elaborare un’agenda per il fronte sud, fino a scontrarsi poi con l’emergenza migratoria iniziata con la caduta di Gheddafi e la frammentazione libica. Si è aperta così una porta in cui si sono introdotte masse dolenti di africani (ma anche di persone provenienti dall’Asia e dal Medio Oriente) alla ricerca di una via di passaggio verso l’Europa.

Alla luce dei vari anni di politica emergenziale in cui la risposta è stata securitaria (cercare di arginare il flusso), possiamo verificare che i fattori di spinta sono talmente più forti dei cosiddetti pull factors (comprese, come viene talvolta suggerito, le ONG del mare), che ben difficilmente sarà possibile bloccare gli arrivi con decreti sicurezza o argini di vario tipo. Si tratta di un movimento globale ed epocale, che va gestito. Per tali ragioni, il Piano Mattei immaginato dall’attuale governo italiano si basa su un concetto a lungo termine: spostare in Africa parte delle produzioni, della manifattura o delle industrie di trasformazione (in specie nel settore agroalimentare), nell’ottica di mitigare le ragioni di partenza dal paese d’origine. Solo in questo modo sarà possibile ottenere una dinamica di sviluppo virtuosa in Africa." Dunque, afferma il Prof. Giro "Non basta un piano Marshall di aiuti: ci vuole un progetto industriale a lungo termine." 

Ed arriviamo al punto  "La sfida della governance come premessa per la collaborazione italo-africana"

Quali sono, allora, le sfide per il nostro paese? Quali le priorità per il Piano Mattei ?

- Innanzitutto, afferma Giro "c’è un tema strutturale: la TENUTA DEGLI STATI."
L’esperienza libica ci ha fatto comprendere sin troppo bene che quando manca una solida governance statale, è molto complicato potersi accordare con milizie, gruppi armati e altri attori che ne prendano il posto.

Va evitato il caos gestito da soggetti armati senza alcuna legittimità e dediti a traffici illeciti.
Una politica più strutturata dovrebbe dunque mirare a difendere la tenuta degli stati subsahariani. Senza di essi vengono meno i soggetti con cui interfacciarsi con la giusta accountability, oltre che la possibilità di progettare lo sviluppo sul lungo termine.

Certamente sarebbe meglio avere a che fare con stati democratici, ma anche i paesi in transizione sono comunque interlocutori necessari. Meglio uno stato ancorché autoritario, piuttosto che l’anarchia violenta e caotica come accade nel Kivu, in Somalia (dove da decenni soltanto Mogadiscio è sotto il controllo delle autorità centrali) o in alcune aree del Sahel. A sud del Mediterraneo e del Sahara la dissoluzione degli stati è il primo grande pericolo per il nostro paese.

A questo livello serve una politica di cooperazione e sicurezza che l’Italia non può svolgere da sola: malgrado tutto, in quelle aree è necessario un accordo forte con la Francia a cui aggiungere intese con Turchia, Emirati Arabi Uniti ecc., soprattutto per ciò che concerne la Libia e il Mediterraneo orientale.
Con la Francia siamo i primi partner dal punto di vista commerciale in Tunisia. Libia, Francia, Turchia ed Emirati sono ormai protagonisti consolidati che è meglio coinvolgere invece di contrapporsi.

- Su tale primo punto, il Piano Mattei dovrebbe elaborare una politica di sostegno alla stabilità degli Stati in termini di cooperazione alla sicurezza, collaborazione delle forze dell’ordine, scambio di intelligence, fino alla cooperazione militare, laddove essa sia concepita come preventiva. Un buon esempio può essere l’attuale cooperazione con il Niger, che tuttavia va approfondita ed allargata ad altri Stati. 

I PILASTRI  per un PIANO di COLLABORAZIONE CON L'AFRICA

Soltanto a tali condizioni preliminari, il Piano può puntare al suo SECONDO OBIETTIVO che è quello di gestire e arrestare i flussi incontrollati di emigrazione, evitando le morti in mare o nel deserto. Se si vuole ottenere la collabora-zione degli stati di origine e transito occorre dare qualcosa in cambio: doppie imposizioni, cooperazione tecnologica, trasferimento delle produzioni, in particolare agricole.

L’AFRICA DEVE POTER PRODURRE E TRASFORMARE LE SUE MATERIE PRIME (agricole e minerarie), almeno in una prima fase della catena di produzione. L’economia della rendita da materie prime non è più sufficiente, anzi è diventata invisa alle popolazioni stesse che vi vedono sfruttamento, paternalismo e neocolonialismo. Un aspetto a cui i cinesi fanno ormai attenzione. Gli stati africani devono diventare dei reali partner del loro stesso sviluppo.

L'AGRIBUSINESS ITALIANO E' IL PIU' STRATEGICO
È nel settore agricolo che l’Italia può fare di più, mediante un partenariato tecnologicamente innovativo e la trasformazione dei prodotti in loco. Deve nascere una industria agroalimentare africana, anche se questo costa il dover cedere qualcosa della politica agricola comune europea.
L’Italia ha il know how necessario e migliaia di produttori piccoli e medi che possono trasmetterlo. Un grande piano Italia-Africa sull’agribusiness andrebbe a incidere davvero nella realtà africana diffusa e tradizionale. Vi sono altri settori utili al Piano Mattei come l’energia, il turismo, l’edilizia ecc. ma l’agribusiness è certamente il più strategico da un punto di vista migratorio. È evidente che, per una tale operazione, serve tempo e pazienza. 

GRANDI OPERE INFRASTRUTTURALI
Infine, una terza componente del Piano Mattei sono le grandi opere infrastrutturali. Non bisogna soltanto immaginare opere gigantesche: in Africa mancano anche le opere medie, come strade di collegamento, porti e aeroporti medi, corridoi secondari e la logistica afferente. Non sempre il gigantismo è sufficiente: ovviamente sono necessari i grandi corridoi che dovrebbero collegare l’Africa Atlantica a quella dell’Oceano indiano, la dorsale nord-sud o anche la grande strada costiera dell’Africa occidentale e centrale. Di questi aspetti si sta occupando la Cina, ma anche la UE.

La Commissione europea con il programma Global Gateway che, lanciato nel 2021 vuole essere la risposta europea all’attivismo di Pechino. Il Global Gateway sarà finanziato con 150 miliardi di euro, mobilitando il settore privato.
L’Italia - afferma Giro -  potrebbe fare due cose:
1- entrare nel Global Gateway mediante le sue grandi imprese private di trasporto e grandi opere (ad esempio WeBuild, ex-Salini Impregilo).
2 - In secondo luogo, potrebbe creare un suo programma parallelo che affianchi quello europeo per aggiungere le linee secondarie ai grandi corridoi: proprio quelle che riguardano le aree interne dei paesi africani da dove si muovono i potenziali migranti. Occorre tener conto che le migrazioni africane sono cambiate con il tempo: prima partivano gli adulti o erano loro a decidere chi dei giovani dovesse farlo. Oggi i giovani (è bene ricordare che il 60% della popolazione africana ha meno di 24 anni) fanno da soli, muovendosi in un primo tempo verso le megalopoli africane da dove poi tentare il grande balzo verso l’Europa. 

3 - Infine, il Piano Mattei dovrebbe inventare un sistema circolare delle migrazioni: la possibilità di venire a formarsi in Italia e anche di lavorare per un periodo, per poi rientrare (disseminando così know how) e avere la possibilità dopo un certo numero di anni di ritornare. Un sistema circolare che permetta un fruttuoso scambio, basato anche sull’esperienza dei corridoi umanitari ideati dalla Comunità Sant’Egidio e che a tutt’oggi restano l’unico canale sicuro e legale per giungere in Italia.
I corridoi, d'altra parte sottolinea l'ex Vice Ministro,  rispondono anche all’esigenza di manodopera che abbiamo nel nostro paese e che esiste in tutta Europa" 

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Mario Giro  è professore straordinario di Storia delle relazioni internazionali all’Università Stranieri di Perugia. Già vice ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale e sottosegretario agli Affari esteri dal maggio 2013 al giugno 2018, dal novembre 2011 all’aprile 2013 è stato consigliere di Andrea Riccardi, ministro della Cooperazione e dell’Integrazione e capo della struttura di missione della cooperazione a Palazzo Chigi.
Entrato a far parte della SACE nel dicembre 2019 è stato chiamato alla Vice Presidenza della SACE. (18/09/2023-ITL/ITNET)

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