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DONNE - LAVORO AUTONOMO - ASSESS. REG.RIZZOLI: "PER LE DONNE CON PARTITA IVA (ITALIA: 1.500.000) LA SITUAZIONE È ANCORA CRITICA IN REGIONE LOMBARDIA

(2022-10-27)

  "In Italia per mezzo milione di mamme che svolgono un'attività con partita Iva la situazione è ancora critica. Le lavoratrici autonome hanno maggiori possibilità di cadere in povertà. E spesso gli ostacoli si basano su stereotipi di genere". Si è espressa così, in estrema sintesi, Melania Rizzoli, assessore regionale a Formazione e Lavoro, aprendo i lavori dell'incontro 'Divario di Genere nelle libere professioni e nel lavoro autonomo', il quinto ed ultimo appuntamento del ciclo 'Zherogap' in programma a Palazzo Lombardia. Una serie di eventi promossi e organizzati dall'Assessorato regionale, dedicato alla promozione e all'approfondimento di temi legati alla disparità di genere all'interno del mondo del lavoro.

Tutti le tappe rappresentano i punti che, uniti tra loro, danno vita a quella che viene definita 'strategia regionale lombarda', orientata alla promozione e all'aumento dell'occupazione femminile.
Presente anche Letizia Caccavale, presidente del Consiglio per le Pari opportunità della Lombardia.

"Le donne - ha spiegato Melania Rizzoli - incontrano ostacoli diversi, di natura economica, legislativa e sociale. Tali ostacoli si basano su stereotipi di genere che contribuiscono alla segregazione nell'istruzione, ad un minore livello di fiducia imprenditoriale e soprattutto alla difficoltà di conciliazione tra vita professionale e privata".

"Se già le lavoratrici dipendenti soffrono la mancanza di tutele - ha concluso l'assessore con delega al lavoro - immaginiamo quante difficoltà siano costrette ad affrontare le lavoratrici autonome le libere professioniste, le quali rappresentano un ulteriore potenziale per l'economia. Difficoltà che aumentano per le donne che, oltre ad essere lavoratrici autonome, sono anche madri".

E dunque, l'iniziativa di oggi va nella direzione indicata dall'Agenda Onu, che colloca la parità di genere come quinto obiettivo per uno sviluppo sostenibile, e degli input dell'Unione Europea, ma è soprattutto uno strumento divulgativo e di informazione.

In occasione degli incontri passati, oltre ad essere stata esposta la strategia che Regione Lombardia intende seguire a favore del lavoro femminile, sono state approfondite le ragioni per cui la donna in Italia è ancora costretta in una posizione di svantaggio lavorativo.

In Italia risultano esserci un milione e mezzo di lavoratrici autonome di cui mezzo milione sono anche madri (dati Istat). Per queste ultime la situazione risulta molto critica considerata la mancanza di ferie, malattia, tredicesima, diritto all'allattamento e con poche garanzie in tema di congedi di maternità e paternità.

Sono stati illustrati al pubblico, diviso tra presenza fisica e virtuale, dati chiave che hanno permesso di dare una fotografia completa della situazione che riguarda tutte le donne lavoratrici, dipendenti ed autonome. Uno dei dati più rilevanti emersi dalle diverse ricerche riguarda il divario di alfabetizzazione finanziaria tra uomini e donne. Un divario che ostacola la partecipazione alle attività economiche e finanziarie. Ostacolo che è aumentato dalla scarsa presenza delle donne nei ruoli decisionali delle società di investimento in capitale di rischio e che determina una mancanza di fiducia e un conseguenze deficit di finanziamento dell'impresa femminile.

Nella Risoluzione adottata il 3 maggio 2022, il Parlamento Europeo ha invitato gli Stati Membri ad intervenire con strumenti concreti considerando le lavoratrici autonome una fonte di crescita economica, in particolare nel contesto delle trasformazioni verdi e digitali. Una fonte di crescita che contribuisce a creare posti di lavoro e ridurre la disoccupazione.

L'Italia è uno dei Paesi europei col più basso tasso di occupazione femminile. Anche se la Lombardia presenta un tasso più alto rispetto alle altre regioni italiane, si osservano ancora condizioni differenti tra uomini e donne in termini di mantenimento e qualità dell'occupazione con conseguenze negative non solo dal punto di vista dell'indipendenza economica delle donne, ma anche sul PIL e sull'economia italiana in generale.

Questi alcuni degli indicatori.
La divisione stereotipata dei compiti di cura in ambito familiare che ha ripercussioni anche nelle scelte lavorative (dalla scelta di lavorare, alla modalità e alla tipologia di lavoro) e nei percorsi di carriera.

La cultura stereotipata delle predisposizioni e abilità delle donne che ha ripercussioni nelle scelte professionali e nei percorsi di carriera, anche in ragione delle scelte educative e formative delle donne, che si indirizzano più spesso verso ambiti umanistici e meno sulle competenze cosiddette Stem, con conseguente minor occupabilità e maggior possibilità di esse regalata a ruoli di servizio e non dirigenziale.

L'aumento della denatalità che, è dimostrato ampiamente, nei Paesi avanzati più attenti alla parità di genere, è maggiore nei Paesi in cui è minore l'occupazione femminile, mentre in Italia il tasso di occupazione femminile diminuisce all'aumentare del numero dei figli, soprattutto se le madri hanno titoli di studio più bassi.

Il divario salariare che può essere spiegato sia come differenza tra la retribuzione di uomini e donne a parità di ruolo e di mansione, ma anche il risultato di una maggiore rappresentazione delle donne in settori relativamente a basso reddito e a lavori a tempo parziale o precari, o perché, pur avendo le stesse caratteristiche produttive degli uomini che lavorano, restano inattive (di propria scelta o per decisione altrui), e sono quindi a salario zero.

Il tema della partecipazione delle donne al mercato del lavoro è, dunque, un tema estremamente complesso che deve essere affrontato in modo strutturale e globale, tenendo in considerazione variabili differenziate di natura economica, educativa, geografica, sociale e culturale.

La strategia ha 2 obiettivi principali dai quali discenderanno molteplici interventi.

Aumentare la consapevolezza della rilevanza e del valore della diversity di genere sul mercato del lavoro nelle imprese e nella comunità per garantire la crescita e la piena occupazione della popolazione femminile.

Aumentare l'occupazione femminile, agendo fin dalla scuola primaria, offrendo servizi di qualità per orientare e formare le donne, giovani e non, verso settori e professionalità che possono garantire una maggiore stabilità contrattuale e la crescita professionale.

Per questa ragione, Regione Lombardia promuove una Strategia per la promozione dell'occupazione femminile deve attuarsi sia sul piano legislativo, attraverso un progetto di legge finalizzato, sia su quello attuativo, attraverso interventi mirati che richiedono un approccio integrato, mettendo a sistema il contributo di tutti gli assessori e di tutte le Direzioni regionali, ciascuno per la propria area di competenza, ma anche il contributo di Associazioni e Istituzioni del territorio. (27/10/2022-ITL/ITNET)

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