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DONNE - BULLISMO AL FEMMINILE - CONFRONTO IN COMMISSIONE REGIONALE PARI OPPORTUNITA' : SUL FENOMENO SINERGIE CON 6 ATENEI ITALIANI

(2022-12-01)

Nel corso dell’attività della Commissione e in seguito al confronto con altri organismi preposti alle Pari Opportunità, si è avuto modo di apprendere che con il termine bullying viene inteso anche quanto, in Italia, viene interpretato con il termine mobbing. Infatti, nel nostro Paese, usando la parola “bullismo” intendiamo soprattutto - per non dire esclusivamente - gli atti di perpetuata violenza (verbale o fisica) verso soggetti minori.

Il mobbing, invece, è una guerra combattuta soprattutto sul piano psicologico e strategico, di solito sul posto di lavoro. È conclamato che si tratta di un’azione premeditata, continuata e soprattutto finalizzata a ledere un’altra persona. Alla luce di questo raffronto, pertanto, si può definire il mobbing una forma di bullismo tra adulti e, in tal senso, ci siamo poste la domanda “Capita anche tra donne?” Sicuramente sì! Dove? Ovunque!

"È importante imparare a conoscere il fenomeno del bullismo tra adulti - il mobbing - che, invece di estinguersi continua a dilagare come la peggior pianta infestante".
Queste le parole della presidente della Commissione regionale per le Pari opportunità tra uomo e donna (Crpo), Dusy Marcolin, in occasione del webinar Bullismo al Femminile, organizzato per riflettere su questo fenomeno che si manifesta "ovunque: sul lavoro, in famiglia e tra amiche".

"L'idea di organizzare l'incontro - ha spiegato Paola Carboni, una delle componenti della Crpo - nasce all'interno del gruppo Azioni positive della Commissione (che si occupa di esaminare e valutare i progetti promossi da Comuni e altri Enti locali da ammettere al finanziamento regionale, ndr) proprio dopo la pandemia.

Da quel periodo, si diceva, ne sarebbero usciti tutti migliori. L'amara constatazione, emersa soprattutto dalla lettura dei commenti online, che per tanti, tra cui anche molte donne, non era stato affatto così, ci ha spinto a riflettere".

Sono entrate più nel dettaglio Nadia Sollazzo, psicologa e psicoterapeuta, e Antonietta De Vita, ricercatrice e prof.ssa aggregata di pedagogia generale e sociale presso il dipartimento di Scienze umane dell'Università degli Studi di Verona.

Sollazzo, che è anche volontaria dello sportello d'ascolto Progetto donna, di Udine, ha esordito spiegando come "il 50% dei ragazzi e ragazze tra gli 11 e i 17 anni ha dichiarato di aver subito bullismo o episodi di prepotenza e - ha proseguito - negli ultimi anni l'immagine del bullo ha incluso l'universo femminile, per il quale la cultura occidentale scoraggia i comportamenti aggressivi e che presenta caratteristiche diverse da quelle maschili, prediligendo modalità di prevaricazione indirette".

"Le conseguenze del bullismo subìto in giovane età - ha proseguito la psicologa - sono molteplici e si possono protrarre anche in età adulta, con conseguenze sulle dinamiche relazionali femminili, che tendono a sviluppare relazioni amicali e sentimentali più complesse che possono sfociare nella violenza di genere o nel mobbing. Efficaci metodi di prevenzione - ha concluso- possono essere, all'interno della famiglia, l'adozione di stili educativi adeguati e la creazione di un dialogo aperto e di un clima di disponibilità e calore".

"C'è un vuoto di dati sul bullismo femminile", ha evidenziato De Vita, condividendo con la collega relatrice l'idea della sua natura maggiormente indiretta e, soprattutto, relazionale. "Ci siamo costruite - ha spiegato - all'interno della sfera delle relazioni di cura che ci sono state assegnate nel corso della storia e all'interno di esse abbiamo imparato ad esercitare anche violenza e rabbia, continuando ad oscillare tra relazioni di rivalità e solidarietà tra donne".

Lo studio dal titolo Il Bullismo al Femminile, che Sollazzo sta conducendo e che coinvolge sei atenei italiani e svariate popolazioni scolastiche, ha evidenziato come "la soluzione che ti fa uscire dalla sofferenza è la complicità di avere delle amiche, delle buone relazioni tra ragazze". Questa consapevolezza è utile alla progettazione delle strategie di contrasto, ferma restante la necessità per le donne di "decidere da quale parte vogliono far pendere le proprie relazioni".

"Se a vent'anni sono incline ad avere atteggiamenti da nulla, posso cambiare?": la domanda di Carboni pone le basi per la conclusione dell'evento. "Uscire dalla violenza, sia da attore che da vittima, è possibile se ci sono la consapevolezza e la motivazione" ha affermato Sollazzo. Opinione condivisa, quest'ultima, anche da De Vita, la quale ha sottolineato come il quesito fondamentale è "ci interessa farlo?".

In chiusura di webinar, Marcolin ha ricordato il "ruolo importantissimo che la famiglia, assieme alla scuola, svolge in ciò che i bambini acquisiscono e che i ragazzi fanno". (01/12/2022-ITL/ITNET)

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