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SINDACATI ITALIANI NEL MONDO - XIX CONGRESSO CGIL - PRESENTATO A RIMINI MANIFESTO RETE INTERNAZIONALE DEI SINDACATI ANTIFASCISTI: HANNO ADERITO FINORA 50 SIGLE SINDACALI DI 42 PAESI

(2023-03-16)

  Il Manifesto della Rete internazionale dei sindacati antifascisti è stato presentato quest’oggi al Palacongressi di Rimini, dove a breve si è aperto il XIX congresso nazionale della Cgil ‘Il lavoro crea futuro’.

Un Manifesto al quale hanno aderito finora oltre 50 sigle sindacali di 42 Paesi e che sintetizza l’impegno della Rete che si è venuta a costituire all’indomani dell’attacco squadrista contro la sede nazionale della Cgil a Roma, avvenuto il 9 ottobre del 2021.

Nel documento i sindacati internazionali denunciano: “La rinascita di movimenti neofascisti e di estrema destra”, pertanto hanno deciso di formalizzare la propria cooperazione “contro i movimenti di estrema destra, i nazionalismi e i populismi, le dittature e contro ogni forma di discriminazione, esclusione e sopraffazione” e consapevoli del proprio ruolo si impegnano “non solo nel contrasto di tali fenomeni e derive, ma nella costruzione di modelli sociali diversi e più avanzati, basati sull’inclusività, il diritto, l’uguaglianza, la giustizia, la solidarietà nel mondo del lavoro”. “È infatti il Lavoro con il suo portato di valori e di diritti – sottolineano – la vera forza sociale ed economica di una democrazia”.

MANIFESTO RETE INTERNAZIONALE dei SINDACATI ANTIFASCISTI
“La libertà è una sola: le catene imposte a uno di noi pesano sulle spalle di tutti.”
(Nelson Mandela)

“Tutti gli esseri umani nascono liberi ed uguali in dignità e diritti.”
(Art.1 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani – ONU)

1) Le organizzazioni sindacali autonome, libere e democratiche in ogni parte del mondo denunciano – con allarmante incremento anno dopo anno – la rinascita di movimenti neofascisti e di estrema destra. I richiami alle peggiori esperienze del passato o attraverso sigle e movimenti “nuovi” che da quel passato traggono però ispirazione, idee e obiettivi si fanno sempre più espliciti.

E’ un fenomeno che si articola in modi diversi paese per paese, secondo le esperienze storiche e le condizioni sociali locali, ma ha una chiara matrice identica nella negazione delle libertà e dei diritti universali e mantiene un profondo legame transnazionale: non solo nelle relazioni e nei richiami, ma nelle finalità, nelle strategie e nelle modalità di proselitismo.

2) Pur utilizzando nomi e forme organizzative diverse, tali movimenti hanno caratteristiche comuni.

Propugnano il richiamo ad ogni elemento identitario tradizionale contrapposto esplicitamente agli “altri”: la nazione, la razza, la religione, l’appartenenza di genere, l’orientamento sessuale…

Auspicano il ritorno a società rigide, basate sulla definizione di un unico modello accettato perché tradizionale e “maggioritario”, promuovendo la discriminazione (se non l’espulsione o l’eliminazione) esplicita delle “minoranze” non appartenenti a quel suddetto modello.

Insidiano le democrazie attraverso l’esaltazione di un sistema totalmente disintermediato, costruito nel rapporto diretto “leader forte-popolo”, immaginando oltretutto il popolo come insieme di singoli individui non legati ad alcuna esperienza collettiva di rappresentanza, se non quelle richiamate a quei “valori” identitari caratterizzanti.

Lo stesso principio di disintermediazione è applicato al mondo del lavoro e dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori: dove il sindacato è additato come nemico principale proprio per la sua funzione di aggregazione civile, di rappresentanza sociale e di risposta collettiva a bisogni universali.

Non è un caso che in molti Paesi del mondo – attraverso colpi di Stato o con la violenza, con omicidi o tentativi di assassinare leader sindacali, repressioni, incarcerazioni, licenziamenti – organizzazioni politiche e militari di chiara matrice e credo di estrema destra abbiano, fra le prime cose, sciolto le organizzazioni sindacali autonome e sostituite con sindacati di regime o di comodo. Le libertà e i diritti sindacali sono sotto attacco: attacco ai sindacati come organizzazioni o attacchi ai singoli sindacalisti – a qualsiasi livello – ci impongono una risposta di immediata solidarietà e una riflessione comune su come contrastare questo fenomeno a livello internazionale, europeo, nazionale e regionale.

3) Il diffondersi di tali idee ed organizzazioni ha cause sociali che le organizzazioni sindacali denunciano e combattono da anni: perché queste – promuovendo l’individualismo e rifiutando la solidarietà sociale – erodono il tessuto connettivo stesso delle nostre società .

Le conseguenze delle crisi sistemiche del modello economico e sociale neoliberista sono sempre state riversate sulle spalle delle classi popolari e lavoratrici, restringendo progressivamente sia lo spazio del diritto che quello della partecipazione alla vita democratica dei processi decisionali – nazionali o transnazionali.

Ciò è avvenuto nelle crisi economiche degli scorsi anni, in quella determinata dalla pandemia Covid-19 e sta avvenendo ora nella drammatica congiuntura geopolitica internazionale.

In questi anni, il lavoro è stato svalorizzato, aumentando ogni disuguaglianza e acuendo i divari generazionali, di genere e territoriali; la precarietà del lavoro è diventato un eterno presente, al punto che si è poveri anche lavorando fino ad aver creato una nuova classe di “lavoratori poveri”. Ciò ha portato a rendere sempre più insicuri gli stessi luoghi di lavoro, mettendo a rischio la vita delle persone che lavorano; la ricchezza si è dunque concentrata nelle mani di pochi, il potere economico e finanziario ha prevalso sulla politica e sugli Stati, indebolendo così la democrazia.

Proprio rendendo i meccanismi di governance sempre più distanti dai “governati”, le stesse istituzioni (di nuovo: nazionali e transnazionali) hanno di fatto creato le condizioni perché il singolo cittadino si senta solo nel proprio malessere economico-sociale, impotente davanti ai grandi fenomeni mondiali e, dunque, più propenso ad aderire alla propaganda dell’estrema destra -basata sul principio di “risposta semplice e immediata a problemi complessi”, come la chiusura delle frontiere o l’uscita dall’Unione Europea.

Attraverso strumenti di comunicazione e propaganda estremamente sofisticati, le forze della destra contribuiscono dunque a creare una società dominata dalla “paura dell’altro”, dove additare sempre un “nemico” per celare le vere cause del malessere sociale e dove la risposta ai grandi temi è sempre più individuale e, di conseguenza, la condizione del cittadino è sempre più isolata e debole: cosicché possa, in realtà, perpetuarsi quel meccanismo di sopraffazione, manipolazione e sfruttamento delle classi più deboli.

4) Le organizzazioni sindacali libere e democratiche sono da sempre consapevoli del proprio ruolo fondamentale non solo nel contrasto di tali fenomeni e derive, ma nella costruzione di modelli sociali diversi e più avanzati, basati sull’inclusività, il diritto, l’uguaglianza, la giustizia, la solidarietà nel mondo del lavoro.

Per le nostre organizzazioni sindacali, la ragione fondamentale di esistere è quella di rendere le donne e gli uomini soggetti dotati di diritti che si realizzano nella loro vita e nel loro lavoro. Il principio di uguaglianza è fondamentale per trasformare sia l’organizzazione del lavoro che le relazioni tra le persone. Ci sono molti passi concreti da intraprendere per superare le diseguaglianze di genere, incluso assicurare che donne e uomini ricevano la stessa paga per un lavoro di stesso valore. La contrattazione collettiva, a tutti i livelli, la solidarietà e il diritto all’azione collettiva sono gli strumenti che possono permettere alle lavoratrici e ai lavoratori, tramite l’azione sindacale, di migliorare le loro condizioni di lavoro e di partecipare all’organizzazione politica, economica e sociale non solo nei propri paesi, ma anche nella dimensione transnazionale: per affermare una pari dignità tra lavoro e impresa, preservare un servizio pubblico di qualità e, dunque, costruire una reale giustizia sociale.

E’ infatti il Lavoro con il suo portato di valori e di diritti, infatti, la vera forza sociale ed economica di una democrazia; è la dimensione dell’essere umano che supera la condizione individuale e apre al riconoscimento di sé come appartenente ad un’esperienza collettiva, universale -che è uguale in qualsiasi nazione, qualsiasi sia la propria religione, etnia, lingua, cultura, genere ed orientamento sessuale.

Una dimensione collettiva ed internazionale, dunque, universale, unica in grado di costruire per tutte e tutti le risposte necessarie al superamento delle ingiustizie e disuguaglianze.

5) Tali risposte passano attraverso il riconoscimento e l’attuazione concreta dei diritti universali così come riconosciuti nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani delle Nazioni Unite – da cui si è sviluppato il sistema internazionale di protezione dei diritti umani – affinché non restino mere dichiarazioni d’intenti ma vivano nelle leggi e nei comportamenti delle nostre società. Società che si basino proprio su quei valori di uguaglianza, solidarietà, giustizia ed inclusione -attraverso la realizzazione della piena partecipazione democratica, dei pari diritti e delle pari opportunità per tutte e tutti -in qualsiasi parte del mondo.

Ciò richiede che ovunque siano garantiti i diritti sindacali fondamentali alle lavoratrici e ai lavoratori: il diritto di organizzarsi in strutture sindacali collettive, il diritto alla rappresentanza nella contrattazione, il diritto alla libertà di esercizio delle proprie attività sindacali, il diritto allo sciopero.

Ciò richiede il superamento e la trasformazione di questo modello di sviluppo, affermando la sostenibilità economica, sociale ed ecologica, lottando come le diseguaglianze, superando la frammentazione e la precarietà nel mondo del lavoro; garantendo il pieno coinvolgimento e tutela delle lavoratrici e dei lavoratori nei processi globali di trasformazione ecologica e digitale – anche attraverso il diritto alla formazione soggettiva lungo tutto l’arco della vita – riconosciuto anche come attività lavorativa; costruendo meccanismi di welfare universale che siano di reale e continuo supporto nella vita quotidiana delle persone e realizzando una giustizia fiscale che redistribuisca davvero equamente la ricchezza prodotta da chi lavora.

Ciò richiede che le lavoratrici e i lavoratori abbiano una forte voce in capitolo rispetto alle scelte che vengono prese sul destino delle aziende e delle strutture in cui lavorano, pubbliche o private che siano.

Attraverso la propria dimensione collettiva e di rappresentanza, le forze sindacali possono così dare il proprio fondamentale contributo allo svolgimento e al rafforzamento della vita democratica dei singoli Paesi e degli organismi transnazionali.

Per realizzare modelli di sviluppo universali inclusivi ed equi e -proprio per la natura internazionale del mondo del lavoro – contribuire alla ricerca pervicace della Pace attraverso l’applicazione delle norme internazionali, la diplomazia e l’azione degli organismi internazionali come unica soluzione ai conflitti globali.

6) Per ampliare e rafforzare la propria azione in questo senso, le organizzazioni sindacali di diversi paesi decidono pertanto di formalizzare la propria cooperazione in una “rete internazionale di sindacati antifascisti”, contro i movimenti di estrema destra, i nazionalismi e i populismi, le dittature e contro ogni forma di discriminazione, esclusione e sopraffazione.

Il lavoro congiunto si svilupperà lungo due pilastri fondamentali e strettamente collegati.

Il primo attraverso un lavoro costante di studio, analisi, ricerca, monitoraggio, che permetta di individuare non solo i luoghi e i modi in cui le organizzazioni neofasciste e dell’estrema destra si organizzano e agiscono, ma che affronti i nodi dei vari conflitti sociali (nazionali e multinazionali) che ne determinano poi nascita e diffusione. Sarà fondamentale l’apporto di ricercatori, esperti, accademici e militanti di associazioni e realtà impegnate nella lotta all’estrema destra.

Il secondo attraverso concrete azioni di solidarietà reciproca, costruzione di percorsi formativi per sindacalisti e delegati, scambio di “buone pratiche” ed esperienze, promozione di iniziative caratterizzate sia da singoli eventi specifici sia da percorsi strutturati, attivazione e promozione di campagne e strategie comunicative comuni ed efficaci non solo al contrasto della propaganda neofascista, ma alla promozione delle idee e dei valori del lavoro in ambito nazionale, europeo ed internazionale. Esperienze già avviate in campo internazionale a livello sindacale e molte altre nate nel mondo associativo possono costituire un buon punto di partenza per l’avvio del lavoro della rete.(15/03/2023-ITL/ITNET)

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