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CULTURA ITALIANA NEL MONDO - FRANCIA - AL MAMAC DI NIZZA "VITA NOVA. NUOVE QUESTIONI D'ARTE IN ITALIA 1960-1975"

(2022-08-18)

Per la prima volta in Francia dal 1981, il MAMAC presenta un grande progetto dedicato alla scena artistica italiana dal 1960 al 1975 .
“Vita Nova. Nuove Questioni d'Arte in Italia. 1960-1975" offre uno sguardo inedito su una grande scena artistica e si propone di scoprire la straordinaria vivacità della creazione artistica in Italia tra il 1960 e il 1975, la cui diversità resta poco conosciuta in Francia ad eccezione di quella degli artisti d'Arte Povera.

L'Italia ha vissuto un periodo particolarmente fertile ed eccezionale dall'inizio degli anni Sessanta alla metà degli anni Settanta, indissolubilmente legato alla ricchezza del cinema e della letteratura di quegli anni.
Paradossalmente, dalla mostra tenutasi al Museo Nazionale d'Arte Moderna-Centro Pompidou di Parigi nel 1981 “Identità italiana. Arte in Italia dal 1959”, a cura di Germano Celant (1940-2020), non ci sono stati in Francia ulteriori approfondimenti.

Curata da Valérie Da Costa, storica dell'arte, specialista dell'arte italiana, la mostra,  aperta fino al 2 ottobre, colma questa lacuna storica e offre uno sguardo senza precedenti su questi quindici anni di creazione dal 1960, che corrisponde alle prime mostre di una nuova generazione di artisti artisti (nati tra gli anni '20 e '40), attivo a Genova, Firenze, Milano, Roma, Torino, nel 1975, anno segnato dalla tragica scomparsa dello scrittore, poeta e regista Pier Paolo Pasolini (1922-1975).

Questa generazione di artisti offre nuovi modi di intendere e fare arte; illustra così una forma di vita nuova, titolo mutuato dall'omonimo libro di Dante (Vita Nova) che, pur essendo un'ode all'amore, afferma un nuovo modo di scrivere, che contraddistingue l'arte italiana di questo periodo e contribuisce al suo riconoscimento internazionale.

Nel corso degli anni Sessanta e Settanta, la trasformazione dell'Italia (industrializzazione, società dei consumi, instabilità politica, ecc.) ha comportato nuove modalità di rappresentanza. È questo contesto storico-politico che fa da sfondo alla mostra che adotta un punto di vista decisamente tematico e si articola intorno a tre nuclei principali: Una società dell'immagine, Ricostruire la natura, Memorie di corpi considerati in modo poroso e trasversale modo per mostrare la circolazione di artisti, forme e idee tra questioni visive, ecologiche e corporali.

La mostra si propone di introdurre un panorama artistico variegato, composto da una selezione di artisti, alcuni dei quali dimenticati nell'arte italiana (in particolare donne artiste) il cui lavoro è esposto per la prima volta in Francia e recentemente riscoperto in Italia.

Pensata in chiave multidisciplinare, "Vita Nuova" esplora i legami che si sono stabiliti nello stesso periodo tra creazione visiva, design e cinema.

La mostra presenta 56 artisti, tra cui molte artiste donne, attraverso una selezione di 120 opere e documenti d'archivio provenienti da collezioni pubbliche e private italiane e francesi.

Artisti: Carla Accardi, Vincenzo Agnetti, Franco Angeli, Giovanni Anselmo, Archizoom, Michelangelo Antonioni, Gianfranco Baruchello, Tomaso Binga, Irma Blank, Alighiero Boetti, Marisa Busanel, Pier Paolo Calzolari, Lisetta Carmi, Elisabetta Catalano, Mario Ceroli, Claudio Cintoli, Gino De Dominicis, Luciano Fabro, Federico Fellini, Giosetta Fioroni, Rosa Foschi, Piero Gilardi, Giorgio Griffa, Alberto Grifi, Laura Grisi, Gruppo Strum, Paolo Icaro, Jannis Kounellis, Ketty La Rocca, Maria Lai, Sergio Lombardo, Renato Mambor, Lucia Marcucci, Titina Maselli, Fabio Mauri, Eliseo Mattiacci, Marisa Merz, Mario Merz, Franco Mazzucchelli, Ugo Nespolo, Luigi Ontani, Giulio Paolini, Claudio Parmiggiani, Pino Pascali, Luca Maria Patella, Pier Paolo Pasolini, Giuseppe Penone, Marinella Pirelli, Michelangelo Pistoletto, Carol Rama, Mimmo Rotella, Mario Schifano,Ettore Spalletti, Gerry Schum, Cesare Tacchi, Gilberto Zorio.

La mostra può essere considerata un viaggio in tre tappe:

Una società per immagini
Negli anni Sessanta e Settanta, la trasformazione dell'Italia (miracolo economico, industrializzazione, società dei consumi, instabilità politica) ha comportato nuove modalità di rappresentazione.
Il cinema italiano sta vivendo il suo periodo d'oro. Roma, con Cinecittà, si chiama “Hollywood sul Tevere”. Le star del cinema entrano nello spazio della tela e gli artisti usano il cinema nelle loro opere.
L'immagine della donna, la pubblicità, la televisione, il cinema, il patrimonio artistico dell'Antichità e del Rinascimento, ma anche la città contemporanea, la questione della sessualità e quella del genere diventano temi da esplorare.
Tale effervescenza fu controbilanciata alla fine degli anni Sessanta da accresciute tensioni politiche e sociali (eventi della primavera del 1968, scioperi dell'autunno del 1969, attentato a piazza Fontana nel dicembre 1969, colpo di stato Borghese nel 1970, ecc.) suscitano molte reazioni tra gli artisti.

Ricostruire la natura
È da Pino Pascali che prende in prestito il tema della “ricostruzione della natura”, colui che nelle sue opere ne affermò la libera interpretazione.
In questo mondo altamente industrializzato, è tempo di prendere coscienza degli eccessi della società dei consumi. La natura appare allora come risorsa e soggetto centrale per certi artisti che, cercando una forma di decrescita, creano con essa.
Svolgono diverse azioni filmate che interagiscono con gli elementi naturali (vento, sole, terra, sabbia, acqua, ecc.) o addirittura lo interpretano con materiali primari o artificiali per progettare sculture e installazioni che ricreano la natura nel suo elementare più rigoroso.
In quegli anni artisti e designer condividevano un interesse comune per le forme della natura rivisitate; si tratta di portare l'arte nella vita.

Ricordi di corpi
“Ciò che parla sempre in silenzio è il corpo” (“Ciò che sempre parla in silenzio è il corpo”), scriveva Alighiero Boetti. La scultura è memoria, la traccia del corpo come la pittura è quella del gesto.
All'inizio degli anni Settanta, in Italia, alcuni artisti hanno utilizzato il proprio corpo come elemento di riferimento, di misura, di travestitismo, di performance e non come un unico materiale con cui interagire, a differenza della posta in gioco spettacolare ed esibizionista dell'arte .arte del corpo.
Le opere nascono dal corpo o ne evocano la memoria in una prospettiva più concettuale.
Il corpo è anche un oggetto politico che interroga il genere e la storia in un approccio performativo, personale o collettivo. Per alcuni artisti, questa esperienza partecipativa si apre allo spazio pubblico con l'obiettivo di fare arte sociale.(18/08/2022-ITL/ITNET)

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