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AMBIENTE - LAVORO E CAPITALE: BENEFICI DI UN MERCATO GLOBALE LIBERO PER ADATTARSI AI CAMBIAMENTI CLIMATICI

(2023-03-14)

  Se combinato con politiche di sviluppo appropriate, un mercato globale potrebbe contribuire a ridurre gli effetti negativi dei cambiamenti climatici sui sistemi economici. Un nuovo studio di CMCC@Ca'Foscari, partnership strategica tra la Fondazione CMCC e l’Università Ca’ Foscari Venezia, utilizza un modello macroeconomico per esplorare il ruolo della mobilità internazionale di lavoro e capitale nell’adattamento basato sul mercato.

L'adattamento è uno degli strumenti chiave per reagire agli impatti negativi di un clima in mutamento, poiché permette di controllare, moderare o evitare i danni che ne conseguono. Tuttavia, c’è ancora molta incertezza sul ruolo e l’efficacia che le soluzioni di adattamento possono avere nell'assorbire gli impatti negativi dei cambiamenti climatici su persone, società ed economie.

Un nuovo studio di CMCC@Ca'Foscari, partnership strategica tra la Fondazione CMCC e l’Università Ca’ Foscari Venezia, pubblicato su Mitigation and Adaptation Strategies for Global Change, mostra che un mercato globale libero dove forza lavoro e capitale possono riallocarsi in diverse regioni potrebbe costituire un’utile opzione per l'adattamento delle economie globali ai cambiamenti climatici.

Questo risultato emerge da simulazioni basate su un modello di Equilibrio Economico Generale sviluppato dal CMCC partendo da un modello e un database del consorzio GTAP. Questo modello prende in esame diversi scenari socio-economici, caratterizzati da differenti gradi di apertura del commercio internazionale e di mobilità internazionale del lavoro e del capitale, e analizza come questi scenari si evolvono in conseguenza di alcuni impatti dei cambiamenti climatici. Questi impatti, che agiscono come uno shock sul modello economico, sono quelli sulle rese agricole, l’innalzamento del livello del mare e l’impatto sulla produttività del lavoro.

Le simulazioni mostrano che un mercato globale, in cui sia il lavoro che il capitale possono ridistribuirsi liberamente in diverse aree del mondo, può contribuire a ridurre i danni causati dai cambiamenti climatici attraverso alcuni meccanismi di adattamento autonomo (o market-driven).

I cambiamenti climatici non colpiscono le diverse regioni del mondo allo stesso modo e con intensità uniforme. Le regioni tropicali e subtropicali, e le regioni del Sud del mondo in generale, sono quelle più colpite dai cambiamenti climatici. Ciò significa, ad esempio, che le regioni del Nord possono produrre beni a un prezzo inferiore, e sono quindi più attrattive per la domanda globale: a una maggiore domanda di beni segue quindi un maggiore fabbisogno di lavoro e un maggiore flusso di capitali.

Questi meccanismi del mercato consentono quindi agli agenti economici, come ad esempio i lavoratori, di spostarsi autonomamente nelle regioni meno colpite dai cambiamenti climatici, ovvero le regioni del Nord del mondo. I risultati dello studio mostrano chiaramente che ciò potrebbe efficacemente contribuire a una sostanziale riduzione dei danni a livello mondiale, fino al 70% rispetto a uno scenario di impatto climatico intermedio. In questo scenario, l’aumento della temperatura globale alla fine del secolo è vicino ai 3°C rispetto ai livelli pre-industriali.

“Questo meccanismo autonomo permette una riduzione sostanziale del danno complessivo a livello mondiale”, afferma Gabriele Standardi della Fondazione CMCC e dell'Università Ca' Foscari Venezia, autore del paper. “In un mercato globale con libertà di movimento per lavoro e capitale, più lavoro e capitale saranno utilizzati nelle aree più produttive e meno lavoro e capitale in quelle meno produttive. Questo però crea anche una polarizzazione tra regioni produttive e non produttive, cioè un'amplificazione delle disuguaglianze economiche tra il Nord, dove si concentrano le attività economiche, e il Sud del mondo, che resta indietro, con meno attività economiche, meno lavoro e meno capitale”.

Le implicazioni più rilevanti di questi risultati ricadono anche nella sfera politica. Un mercato globale libero si rivela un valido strumento di adattamento a un nuovo clima, ma allo stesso tempo sono sempre necessarie adeguate politiche di sviluppo per ridurre le disparità tra Nord e Sud. “Bisogna anche sottolineare che l'adattamento guidato dal mercato non può in alcun modo sostituire le politiche di mitigazione e le altre politiche di sviluppo necessarie nelle aree più vulnerabili del pianeta”, aggiunge Standardi. "Tuttavia, la promozione di un solido quadro legale per la mobilità internazionale dei fattori di produzione, con particolare riferimento al lavoro, dovrebbe essere tenuta in considerazione nell’ambito dei negoziati sui cambiamenti climatici, come utile forma di adattamento". (14/03/2023-ITL/ITNET)

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