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CULTURA ITALIANA NEL MONDO - ITALIA/CINA - ANDREA PALLADIO, I DISEGNI ED I SUOI "QUATTRO LIBRI SULL'ARCHITETTURA" ARRIVANO IN CINA CON UNA MOSTRA AL MUSEO NAZIONALE PROMOSSA DALL'AMBASCIATA D'ITALIA E DALL'ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA A PECHINO
(2026-02-04)
A conclusione delle celebrazioni per il 55° anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Cina, l’Ambasciata d’Italia a Pechino e l’Istituto Italiano di Cultura di Pechino hanno organizzato la prima grande mostra mai realizzata in Asia dedicata all’architettura di Andrea Palladio.
La mostra “Geometria, armonia e vita. L’architettura di Andrea Palladio dall’Antico al Classico” (aperta fino al 15 maggio 2026 al Museo Nazionale della Cina) introduce l’opera architettonica di Palladio attraverso un progetto scientifico guidato da alcune istituzioni culturali e accademiche italiane: il Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio / Palladio Museum di Vicenza e l’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani con la collaborazione del Politecnico di Torino. In occasione di questo progetto, è stato finalizzato anche un primo accordo di cooperazione con l’Associazione Dimore Storiche Italiane (ADSI).
Il progetto offre uno sguardo inedito su Palladio come architetto nel suo tempo e presenta disegni e modelli delle opere affiancati da ponti, mappe antiche, schizzi, strumenti agricoli e immagini della vita urbana e rurale. Oltre al Palladio Museum, tra gli enti prestatori figurano i Musei Civici e la Biblioteca Bertoliana di Vicenza, i Musei Civici di Bassano del Grappa, il Complesso Monumentale della Pilotta di Parma – con il celebre Capriccio con edifici palladiani di Canaletto – e la Biblioteca Nazionale della Cina.
Le opere delle collezioni del Museo Nazionale della Cina arricchiscono il percorso espositivo, rivelando significative affinità tra il pensiero architettonico orientale e occidentale. In questo dialogo simbolico, lo Yingzao Fashi (“Norme per le costruzioni”) è idealmente accostato al celebre trattato di Palladio “I quattro libri dell’architettura”, pubblicato a Venezia nel 1570. In via eccezionale, la mostra presenta la copia dei Quattro Libri portata in Cina da Matteo Ricci all’inizio del Seicento e da allora conservata alla Biblioteca Nazionale a Pechino.
ANDREA PALLADIO
Andrea Palladio, pseudonimo di Andrea di Pietro della Gondola (Padova, 30 novembre 1508 – Maser, 19 agosto 1580), è stato un architetto, teorico dell'architettura e scenografo italiano del Rinascimento, cittadino della Repubblica di Venezia. Influenzato dall'architettura greco-romana, anzitutto da Vitruvio, è considerato una delle personalità più influenti nella storia dell'architettura occidentale, nonché il più famoso e alto rappresentante dell'architettura manierista.
Fu l'architetto più importante della Repubblica Veneta, nel cui territorio progettò numerose ville che lo resero famoso, oltre a chiese e palazzi, questi ultimi prevalentemente a Vicenza, dove si formò e visse. Pubblicò il trattato I quattro libri dell'architettura (1570) attraverso il quale i suoi modelli hanno avuto una profonda influenza sull'architettura occidentale; l'imitazione del suo stile diede origine a un movimento destinato a durare per tre secoli, il palladianesimo, che si richiama ai principi dell'antichità classica. Gran parte dei suoi edifici sono tutelati come un sito patrimoni dell'umanità UNESCO, denominato Città di Vicenza e le ville palladiane del Veneto.
Biografia
Andrea nacque nel 1508 a Padova, nella Repubblica di Venezia, da una famiglia di umili origini: il padre Pietro, detto "della Gondola", era mugnaio e la madre Marta, detta la Zota ("la zoppa"), una donna di casa.
A tredici anni Andrea iniziò a Padova l'apprendistato di scalpellino, presso Bartolomeo Cavazza: vi spese diciotto mesi, fino a quando, nel 1523, la famiglia si trasferì a Vicenza. Qui nel 1524 Andrea risulta già iscritto alla fraglia dei muratori: lavorò infatti - rimanendovi per una dozzina d'anni - nella bottega del costruttore Giovanni di Giacomo da Porlezza e dello scultore Girolamo Pittoni, con laboratorio in Pedemuro San Biagio, nella parte settentrionale di Vicenza.
Tra il 1535 e il 1538 avviene l'incontro fondamentale con il conte vicentino Gian Giorgio Trissino dal Vello d'Oro, che avrà grande importanza per l'attività di Palladio. Andrea conosce Trissino mentre lavora nel cantiere della sua villa suburbana di Cricoli. Gian Giorgio Trissino, poeta e umanista, lo prenderà sotto la sua protezione. Sarà lui a conferirgli l'aulico soprannome di Palladio, lo guiderà nella sua formazione culturale e allo studio della cultura classica, conducendolo più volte a Roma. In questi anni Palladio realizza le sue prime opere significative, fra cui la villa di Gerolamo Godi (1537) a Lonedo di Lugo di Vicenza.
Nel 1534 Andrea sposò Allegradonna, di cui non si sa quasi nulla, salvo che era orfana del falegname Marcantonio e lavorava presso la nobildonna Angela Poiana. Questa le assegnò una magra dote: un letto, una trapunta, delle lenzuola, delle pezze di stoffa, che Andrea s'impegnò a rimborsare per metà in caso di morte della moglie senza figli.
Di figli ne misero al mondo almeno cinque: Leonida , Marcantonio, Orazio, Zenobia e Silla. Forse nel 1550 gli nacque un sesto figlio.Leonida, Marcantonio Orazio morirono ancora giovani. L'unica figlia femmina, Zenobia, andò sposa nel 1564 all'orafo Giambattista Della Fede e dal matrimonio nacquero almeno due figli. Silla, il figlio più giovane di Andrea Palladio, studiò lettere a Padova dove fu allievo del Collegio Pratense. Non si laureò, ma dopo la scomparsa del padre venne chiamato a concludere i lavori del Teatro Olimpico. Tentò anche, senza riuscirvi, di ristampare I quattro libri dell'architettura "ampliandoli d'altri edifici antichi e moderni".
Palladio morì nel 1580 a 72 anni, se non povero, godendo di una condizione economica assai modesta.Le circostanze della sua morte rimangono sconosciute: non è nota né la causa, né il giorno preciso (nell'agosto del 1580, intorno al 19), né il luogo, che comunque la tradizione identifica con Maser, dove forse stava lavorando al tempietto di villa Barbaro, ma c'è chi sostiene possa essere morto a Venezia. I funerali furono celebrati senza clamore a Vicenza, dove l'architetto - grazie all'intercessione della famiglia Valmarana - fu sepolto presso la chiesa di Santa Corona. Nel 1844 fu realizzata una nuova tomba in una cappella a lui dedicata nel Cimitero Maggiore di Vicenza su progetto dell'architetto Bartolomeo Malacarne, grazie a un lascito del conte Girolamo Egidio di Velo; il monumento funebre fu scolpito da Giuseppe De Fabris. I pochi ritratti conosciuti di Palladio sono largamente ipotetici.
La formazione culturale di Andrea Palladio avvenne sotto la guida e tutela dell'umanista Gian Giorgio Trissino dal Vello d'Oro, nobile colto e raffinato, letterato studioso della lingua italiana, architetto per diletto, nel 1535 volle ristrutturare la propria villa alle porte di Vicenza acquistata dal padre Gaspare nel 1482. Trissino rompe con la tradizione e, in adesione allo spirito umanistico e neoplatonico, compone gli spazi interni seguendo uno schema rigorosamente proporzionale e simmetrico: le stanze laterali sono legate tra loro da un sistema di proporzioni interrelate 1:1; 2:3; 1:2. Così Trissino anticipò quel modello che diventerà poi un tratto significativo dell'organizzazione delle stanze con Palladio. La tradizione vuole che tra le maestranze impiegate nei lavori vi fosse il giovane Andrea, notato da Trissino per la sua abilità. Lo condurra' con sé a Roma nei suoi viaggi di formazione a contatto con il mondo classico ed a introdurlo presso l'aristocrazia vicentina.
Da qui in poi la vita artistica di Palladio si dipana con una rarissima effervescenza e una incredibile quantità di opere realizzate, prima fra tutte la Basilica Palladiana che segna la piazza principale di Vicenza, villa Almerico Capra detta "La Rotonda" a pochi chilometri dalla città, forse l'edificio palladiano più noto e infine lo splendido Teatro Olimpico, primo esempio di teatro stabile coperto realizzato in epoca moderna nel mondo occidentale e ancor oggi capolavoro ineguagliato.
Palladio collaborò con Daniele Barbaro, patriarca di Aquileia, che stava traducendo dal latino e commentando il De architectura di Vitruvio, disegnandone le illustrazioni. Profondo studioso d'architettura antica, Barbaro divenne mentore di Palladio dopo la morte di Trissino nel 1550 e nel 1554 si recarono insieme a Roma, accompagnati anche da Giovanni Battista Maganza e Marco Thiene, per preparare la prima edizione e traduzione critica del trattato di Vitruvio, poi stampata a Venezia nel 1556.
Grazie all'influenza dei Barbaro, Palladio iniziò a lavorare a Venezia, soprattutto nell'architettura religiosa. Nel 1570, dieci anni prima della morte, subentrò a Jacopo Sansovino come Proto della Serenissima (architetto capo della Repubblica Veneta). Nello stesso anno pubblicò a Venezia I quattro libri dell'architettura, il trattato a cui aveva lavorato fin da giovane e in cui è illustrata la maggior parte delle sue opere. I Quattro libri furono il più importante di numerosi testi che Palladio pubblicò nella seconda parte della sua vita, corredandoli delle proprie illustrazioni. Nel 1574 diede alle stampe i Commentari di Cesare.
Quando morì nel 1580, buona parte delle sue architetture erano solo parzialmente realizzate; alcuni cantieri (come quello per la Rotonda) furono proseguiti da Vincenzo Scamozzi, mentre altre opere (come Palazzo Chiericati) furono completate solo molti anni dopo, sulla base dei disegni pubblicati nei Quattro libri.
Palladio affronta il tema, dibattuto nel Cinquecento, del rapporto fra civiltà e natura e lo risolve "affermando il profondo senso naturale della civiltà, sostenendo che la suprema civiltà consiste nel raggiungere il perfetto accordo con la natura senza perciò rinunciare a quella coscienza della storia che è la sostanza stessa della civiltà". Questo "spiega l'enorme fortuna che il pensiero e l'opera di Palladio avranno nel Settecento, quando i filosofi dell'Illuminismo sosterranno il fondamento naturale della civiltà umana". Sono infatti neopalladiani molti edifici costruiti nei neonati Stati Uniti d'America come la Casa Bianca e il Campidoglio a Washington o certi edifici di Monticello in Virginia. Neopalladiani sono pure la Redwood Library (1747) e la Marble House a Newport, l'Università della Virginia a Charlottesville, la Piantagione Woodlawn ad Assumption in Louisiana.
Ciò è stato possibile anche grazie all'opera di Ottavio Bertotti Scamozzi (1719-1790) che eseguì il rilievo quotato di tutte le opere di Andrea Palladio. Ogni edificio fu rappresentato in pianta, prospetto e sezione attraverso tavole nitidissime. L'unità di misura utilizzata fu il piede vicentino pari a 0,356 m. Queste tavole rappresentano da sempre una utile guida per quanti intendono progettare un edificio in stile palladiano. (Wichipedia 04/02/2026-ITL/ITNET)
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