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ECONOMIA ITALIANA - CHIUSURA STRETTO DI HORMUZ - MERCATI IN FIBRILLAZIONE. PREZZI PETROLIO E GAS IN CRESCITA, MERCI IN RIALZO, SISTEMI COMMERCIALI E LOGISTICA PREOCCUPATI

(2026-03-02)

  Chiuso lo stretto di  Hormuz, i mercati entrano in fibrillazione e per il sistema portuale italiano si annunciano difficoltà. Logica conseguenza in quanto  lo stretto è un corridoio quanto mai vitale nel collegamento  con i mercati di Asia, Europa e Nord America.  560 chilometri di lunghezza per  320 di larghezza nei tratti piu' ampi determina le rotte marittime delle navi commerciali sia verso Este che Ovest. Non poterlo utilizzare significa procrastinare di 10-15 giorni la rotta per il Mediterraneo, dunque, ritardi nel trasporto per la circumnavigazione dell'Africa,aumento costi carburante, rialzo dei prezzi del trasporto, ritardi nelle consegne, nuove tensioni nelle catene di approvvigionamento, aumento riconversione degli hub della logistica.

In prima piano, naturalmente, le rotte del petrolio e del gas, poiché  un quinto del petrolio - ed al contempo anche del Gas - consumato a livello globale, con una media di 20 milioni di  barili al giorno, passa proprio per lo Stretto di Hormuz.  Di questi l'80% è indirizzato agli Stati Uniti ed ai Paesi asiatici, di cui la Cina è la maggiore beneficiaria. Ma lo stesso Iran ne soffrirebbe in un periodo di chiusura prolungato.  Gli analisti  hanno più volte definito l'evento un potenziale blocco dello stretto un  vero e proprio suicidio per il Paese.  Per ovviare alle continue minacce, da tempo l'Arabia Saudita egli Emirati Arabi Uniti hanno realizzato oleodotti ma il passaggio via terra rappresenta un'alternativa non all'altezza del transito marittimo.
Per quanto riguarda l'Italia, l'esposizione risulta consistente per: Scali come il porto di Genova, Trieste, Gioia Tauro e La Spezia ma anche Livorno che potrebbero subire conseguenze divergenti.

Senza dimenticare che se le navi evitassero il Canale di Suez, parte dei flussi destinati al Mediterraneo potrebbe spostarsi verso i porti del Nord Europa (Rotterdam, Amburgo) o subire rallentamenti significativi. I porti italiani, che competono sulla rapidità della rotta, perderebbero il vantaggio geografico. Una cosa è certa: Hormuz e Suez non sono semplici punti geografici una sorta di interruttori dell’economia mondiale perchè in gioco non c'e' il trasporto del commercio marittime ma la posizione dell'Italia nel sistema di scambi  globali. (02/03/2026-ITL/ITNET)

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