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CULTURA ITALIANA NEL MONDO - FRANCIA - A PARIGI LA RETROSPETTIVA "VOGLIO VEDERE LE MIE MONTAGNE" 60 OPERE DI GIOVANNI SEGANTINI INTERPRETE DEL DIVISIONISMO ITALIANO, TRA LE FIGURE PIU' ORIGINALI DEL SIMBOLISMO EUROPEO
(2026-03-09)
Il Marmottan Monet di Parigi dedica dal 29 aprile al 16 agosto una personale a Giovanni Segantini, grande interprete del Divisionismo italiano e tra le figure piu' originali del Simbolismo Europeo.
60 tra le opere piu' significative del sua ricerca estetica e spirituale che aveva nei paesaggi alpini il cuore pulsante della sua dimensione umana e artistica. Dalla Lombardia all'Engadina, in Svizzera, Segantini ha catturato la potenza della natura e ne ha rivelato la dimensione simbolica, ben oltre il realismo.
L'artista aveva sognato di esporre a Parigi all'Esposizione Universale del 1900, un progetto interrotto dalla sua prematura scomparsa nel 1899. A più di un secolo di distanza, questa mostra, curata da Gabriella Belli e Diana Segantini, rende finalmente omaggio alla sua visione artistica e "al suo modo unico e straordinariamente moderno di creare un dialogo tra uomo e natura" affermano le due curatrici. In realtà , a Parigi, le sue opere eran molto apprezzate ma nonostante tutto non venne mai organizzata una mostra delle sue opere.
In arrivo a Parigi più di 60 opere provenienti da musei e collezioni europee, che saranno poste a confronto con l'arte di Anselm Kiefe. 60 opere tra dipinti, pastelli e disegni custoditi da importanti collezioni pubbliche e private che ripercorrono la carriera del pittore italiano. Curatrice della mostra Gabriella Belli, storica dell'arte, e Diana Segantini , curatrice indipendente e specialista dell'opera di Giovanni Segantini Particolare il titolo della mostra, «Voglio vedere le mie montagne», riprese dalle ultime parole da lui pronunciate in fin di vita per una peritonite fulminante a 2.700 metri di quota in una capanna sullo Schafberg, nelle Alpi dell’Engadina. ------------------------------------------------------------ Giovanni Segantini nacque ad Arco, nel Tirolo meridionale allora parte dell’Impero austro-ungarico, in una famiglia di condizioni economiche molto modeste. Rimasto presto orfano di madre, nel 1865 venne mandato a Milano dalla sorellastra Irene. L’infanzia e l’adolescenza furono difficili e segnate da una forte solitudine: privo di una stabilità familiare e privo della cittadinanza italiana, fu arrestato per vagabondaggio e trascorse alcuni anni nel riformatorio Marchiondi.
Dopo un periodo trascorso a Borgo Valsugana presso il fratellastro Napoleone, tornò a Milano dove maturò una precoce vocazione per il disegno e la pittura. Frequenta i corsi serali dell’Accademia di Belle Arti di Brera, seguendo le lezioni di Giuseppe Bertini, e lavora nel frattempo nella bottega dell’artigiano decoratore Luigi Tettamanzi. In questi anni stringe relazioni con diversi artisti e intellettuali milanesi e ottiene i primi riconoscimenti della critica, anche grazie al sostegno del mercante e teorico Vittore Grubicy de Dragon, figura decisiva per la promozione della sua opera.
All’inizio degli anni Ottanta, Segantini si trasferì in Brianza, a Pusiano, insieme alla compagna Luigia Bugatti con la quale condividerà tutta la vita. In questo periodo si dedicò soprattutto a scene della vita contadina e a paesaggi rurali, influenzati dal verismo lombardo e dalla pittura naturalista francese, in particolare da Jean-François Millet e dalla scuola di Barbizon. Tra i lavori più noti di questa fase figurano Ave Maria a trasbordo (1882), premiato all’Esposizione internazionale di Amsterdam, La benedizione delle pecore e Alla stanga (1886), una delle sue prime grandi composizioni.
Nel 1886 l’artista lasciò l’Italia e si stabilì a Savognin, nel cantone svizzero dei Grigioni. Qui la sua pittura evolveva progressivamente verso il Divisionismo, tecnica che consisteva nell’accostare sulla tela colori puri in piccoli tratti per ottenere effetti di luminosità e vibrazione cromatica. Nello stesso tempo la sua ricerca si aprì a una dimensione sempre più simbolica e spirituale: il paesaggio alpino diventava il luogo privilegiato in cui indagare il rapporto tra uomo, natura e trascendenza.
Nel 1894 Segantini si trasferì definitivamente in Engadina, a Maloja. Qui condusse un’esistenza sempre più solitaria e concentrata sulla ricerca artistica. Il paesaggio alpino diventò il fulcro della sua produzione, rare figure umane immerse nella natura . In questi anni concepì il progetto monumentale per un padiglione dedicato all’Engadina all’Esposizione Universale di Parigi del 1900. Il progetto, troppo ambizioso e costoso, fu ridimensionato e si trasformò nel celebre Trittico della Natura (o Trittico delle Alpi), considerato il suo capolavoro.
Segantini fu sepolto nel piccolo cimitero di Maloja, nel cuore dell’Engadina, ma la sua opera è collocata al museo Segantini di St. Moritz , inaugurato nel 1908, custodisce la più importante collezione dedicata al pittore, con numerose tele e disegni preparatori, tra cui il monumentale Trittico delle Alpi.
Il percorso espositivo è articolato in dieci sezioni che seguono le tappe della vita dell’artista, dal periodo milanese agli anni trascorsi tra le valli alpine dell’Engadina. Questo viaggio geografico diventa anche un percorso simbolico, una sorta di ascesa verso l’alta montagna che coincide con una progressiva immersione nei misteri della natura. Dalle prime scene di vita rurale alle rappresentazioni delle grandi praterie alpine, fino alle composizioni più simboliche, la mostra racconta come il paesaggio montano abbia costituito per Segantini una forma di catarsi e di ricerca spirituale. (09/03/2026-ITL/ITNET)
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