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AMBIENTE - CHERNOBYL: 40 ANNI FA': 65 MORTI ACCERTATI NELL'IMMEDIATO OLTRE 4.000 CASI DI TUMORE TIROIDEO ACCERTATI FRA GIOVANI CON MENO DI 18 ANNI MA L'ONU PARLA DI 30.000 /60.000 MORTI PRESUNTE IN EUROPA E STATI UNITI
(2026-04-26)
Il disastro di Černobyl' -avvenuto nella centrale nucleare di Černobyl' alll'1:23 del 26 aprile 1986 in seguito all'esplosione del reattore 4 - è ritenuto il più grave incidente della storia dell'energia nucleare e l'unico, insieme a quello di Fukushima del 2011, ad essere classificato al settimo livello, il massimo, della scala di atastroficità INES. E' stato anche l'evento disastroso più costoso della storia (oltre 700 miliardi di dollari americani) ed ha impegnato oltre mezzo milione di persone per la sua gestione, ma gli effetti continuano
Nonostante il nome del luogo con cui il disastro passò alla storia, una località a circa 100 km a nord di Kiev, nell'allo-ra Repubblica Socialista Sovietica Ucraina poco distante dal confine con la Bielorussia, l'impianto ricade nella munici-palità di Pryp"jat', da cui dista circa 3 km, mentre Černobyl' ne dista circa 18. Dal 1986, Pryp"jat' è una città fantasma e Černobyl' si è notevolmente spopolata.
Alla base del disastro vi sarebbero stati errori di procedura nel corso di un test di sicurezza sul reattore numero 4 della centrale, finalizzato a ottenere la definitiva omologazione dell'impianto. Il test consisteva nel verificare la possibilità di alimentare sia le pompe principali del sistema di raffreddamento che le pompe dell'impianto di raffreddamento di emergenza anche in caso di black-out elettrico, utilizzando l'elettricità prodotta dal movimento inerziale delle turbine per il tempo necessario ad attivare i gruppi di generazione diesel/diesel-elettrici di emergenza.
Test identici erano già stati condotti in passato: dal 1982 se ne erano tenuti tre, con esito negativo. Il test che provocò l'incidente era stato posticipato di dieci ore rispetto all'orario programmato, ciò implicò che il personale di turno che si trovò a compierlo non era la stessa squadra che si era preparata allo scopo.
Nel periodo precedente al test, il reattore era stato mantenuto a una potenza ridotta per molte ore. Durante il lasso di tempo che precedeva lo spegnimento previsto dal test, la potenza del reattore venne ulteriormente abbassata e durante la prova fu ulteriormente sollecitato fino a raggiungere condizioni instabili.
La perdita di potenza del reattore per ragioni accidentali andò molto oltre le intenzioni degli operatori e oltrepassò i limiti di sicurezza, anche a causa di un fenomeno detto avvelenamento da xeno, che mascherava la reale attività del reattore. Anziché interrompere il test e spegnere immediatamente il reattore come imposto dai protocolli, si decise di continuare la procedura, contravvenendo alle raccomandazioni di sicurezza.
Con l'intento di ottenere nuovamente una potenza sufficiente per procedere, gli operatori estrassero quasi tutte le barre di controllo. Il reattore divenne così ulteriormente instabile. Tale condizione può essere stata la causa per la quale i tecnici decisero di abortire il test compiendo la manovra di spegnimento istantaneo (procedura SCRAM) tramite attivazione del pulsante detto AZ-5. Ci sono però versioni divergenti su quest'ultimo punto: la versione oggi più accreditata è quella in linea con le testimonianze, secondo le quali lo spegnimento istantaneo non fu deciso allo scopo di interrompere il test, bensì era il passaggio previsto a normale conclusione della procedura.
La precisa scansione temporale degli eventi immediatamente precedenti e successivi all'istante dello spegnimento è stata oggetto di ricostruzioni divergenti: il dato certo è che, in corrispondenza dell'inizio della manovra d'emergenza, il reattore non si spense e anzi guadagnò ulteriormente potenza, in modo rapidissimo e molto oltre ogni limite di sicurezza. Fu proprio la manovra di spegnimento istantaneo mediante il pulsante AZ-5 il fattore che, in tali condizioni del reattore, causò l'esplosione. Ciò fu dovuto a un grave difetto di progettazione delle barre di controllo, che non erano costruite in boro per la loro intera lunghezza, bensì erano dotate di "estensori" in grafite che ne costituivano le estremità. L'inserimento immediato di tutte le barre di controllo causò, anziché lo spegnimento previsto, un aumento esponenziale della potenza: l'improvviso surriscaldamento del nocciolo fu tale da deformare i condotti di discesa e bloccare il movimento delle barre, con gli estensori di grafite all'interno. In pochissimi secondi la potenza superò i 30 GW, cioè 10 volte il massimo previsto, producendo grandi volumi di gas la cui pressione causò un'esplosione che proiettò in aria il pesantissimo coperchio di cemento e acciaio del reattore, il quale ricadde verticalmente sull'apertura lasciando il recipiente scoperchiato. Subito dopo seguì una seconda, potentissima esplosione, causata dall'ignizione dell'idrogeno e dalla polvere di grafite espulsi dal reattore e mescolatisi con l'ossigeno dell'aria, che distrusse l'edificio. La grafite contenuta nel nocciolo, in gran parte polverizzato e completamente esposto all'atmosfera, prese poi fuoco e l'incendio si estese alle strutture adiacenti.
Una nuvola di materiale radioattivo fuoriuscì dal reattore numero 4 e ricadde su vaste aree intorno alla centrale, contaminandole pesantemente. Gli incendi delle strutture ebbero effetti catastrofici di contaminazione atmosferica. I vigili del fuoco dalle vicine stazioni di Pryp"jat' e Černobyl', prontamente intervenuti, domarono gli incendi, ma non poterono comunque spegnere il nocciolo e bloccare completamente l'emissione radioattiva; pertanto le autorità, nei giorni successivi, utilizzarono elicotteri militari per coprire il nocciolo con sabbia e boro. Di fronte alla gravità estrema dei livelli di contaminazione dei territori circostanti fu ordinata l'evacuazione di circa 336 000 persone e, in seguito, il loro reinsediamento in altre zone.
Le autorità sovietiche all'inizio non divulgarono la notizia, ma la mattina del 28 aprile la Svezia rilevò un aumento anomalo delle radiazioni atmosferiche dandone nel pomeriggio comunicato al mondo e chiedendo spiegazioni all'URSS, la quale sul momento ancora rispondeva agli svedesi sostenendo di non avere notizie di incidenti nucleari. Ma alle ore 21 di quello stesso giorno la TASS rese pubblico un comunicato del Consiglio dei ministri dell'URSS che fu subito letto in Tv: «Si è verificato un incidente nella centrale nucleare di Černobyl che ha causato la disattivazione di uno dei suoi reattori. Sono in corso misure per mitigare le conseguenze dell'incidente. Si sta fornendo assistenza alle persone colpite. È stata istituita una commissione governativa».
Le nubi radioattive raggiunsero in pochi giorni anche l'Europa orientale, la Finlandia e la Scandinavia, toccando, con livelli di radioattività inferiori, anche l'Italia, la Francia, la Germania, la Svizzera, l'Austria e la penisola balcanica, fino a porzioni della costa orientale del Nord America, provocando un allarme generale e grandi polemiche.
Un rapporto del Chernobyl Forum redatto da agenzie dell'ONU (OMS, UNSCEAR, IAEA e altre) conta 65 morti accertati e più di 4 000 casi di tumore della tiroide fra quelli che avevano fino a 18 anni al tempo del disastro, larga parte dei quali attribuibili alle radiazioni. Secondo dati Onu oltre 116.000 persone furono obbligate a lasciare i luoghi dove vivevano. (26/04/2026-ITL/ITNET)
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