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CULTURA ITALIANA NEL MONDO - ARCHEOLOGIA CAMPANIA - DAL CANONE DI POLICLETO A POMPEI ALL'ANFITEATRO DI POZZUOLI

(2026-08-03)

È stata presentata oggi al Parco Archeologico di Pompei, alla presenza del Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, la ricostruzione scientifica in bronzo del Canone di Policleto, realizzata a partire dalle matrici della storica Fonderia Chiurazzi di Napoli.
“Siamo di fronte alla ricostruzione scientifica di una delle più celebri opere d’arte di tutti i tempi, il cui significato supera la dimensione estetica e racchiude un valore filologico, artistico e culturale. L’arte di Policleto è fondata sulla lingua universale dell’armonia. È questo l’insegnamento che ci hanno consegnato i nostri antenati, la scuola pitagorica e Policleto, il cui Canone viene oggi restituito al pubblico”, ha dichiarato il Ministro.

“Sostenendo progetti come questo il Ministero della Cultura continuerà a svolgere il proprio dovere. La cultura è diplomazia, ricerca, formazione, identità plurale, dialogo e forza creatrice di armonie, esattamente come il Canone di Policleto”.

Nel corso dell’intervento, Giuli ha ricordato anche il sopralluogo effettuato, prima di raggiungere Pompei, all’Anfiteatro di Pozzuoli.

“Vengo dai Campi Flegrei, che ho anteposto a ogni altro appuntamento, dove ho effettuato un sopralluogo. Ringrazio anzitutto le forze di sicurezza, che assistono la popolazione e mi hanno consentito la visita in un contesto sotto controllo sul piano archeologico e molto complesso sotto quello ambientale. In questo momento – ha proseguito – vale il principio: “Da ciascuno secondo le sue possibilità, a ciascuno secondo i suoi bisogni”. Nei Campi Flegrei, a Pozzuoli, c’è una comunità che ha bisogno di essere sostenuta e ascoltata nelle sue legittime aspettative. Lo Stato c’è, il Governo c’è e non si nasconde”.

L'Anfiteatro Flavio è uno dei due anfiteatri romani esistenti a Pozzuoli. Risalente alla seconda metà del I secolo d.C., fu realizzato per far fronte all'incremento demografico di Puteoli, che aveva reso insufficiente il precedente edificio adibito per spettacoli pubblici in età repubblicana. Secondo solo al Colosseo e all'anfiteatro Campano di Capua in quanto a capienza, sorge in corrispondenza della convergenza di due vie principali, la Via Domiziana e la via per Napoli

Per la sua importanza commerciale ed il suo elevato numero di abitanti, Pozzuoli fu l'unica città dell'Italia antica, se si esclude Roma, ad avere due anfiteatri. Il più antico dei due, si trova dove passa il ponte delle Ferrovie dello Stato. Esso fu scoperto durante i lavori di sterro per la costruzione della ferrovia Roma-Napoli (1915). Per cause tecniche, non fu possibile deviare il corso dei binari e l'edificio dovette così essere tagliato in due dalla trincea ferroviaria. La datazione di questo edificio risale all’età repubblicana, si colloca tra l'età di Silla e quella di Cesare.

L'esistenza di due anfiteatri nella città di Pozzuoli era già testimoniata dalla rappresentazione del vaso di Odemira, un esemplare di una serie di fiaschette vitree tardoromane, che reca sovrapposte le figure di due arene anfiteatrali con in mezzo la scritta amphitheatra. La coesistenza di due anfiteatri a Pozzuoli portò ad una differenziazione nel genere degli spettacoli; infatti il primo anfiteatro era dedicato agli spettacoli dei gladiatori, mentre quello Flavio era adatto alle venationes con belve esotiche.

L'Anfiteatro Flavio di Pozzuoli fu costruito tra l'altura della Solfatara ed il Monte Gauro, là dove confluivano le principali vie della regione. La sua costruzione è stata attribuita agli stessi architetti del Colosseo, del quale è di poco successivo. Alcuni testi riportano la sua edificazione sotto Vespasiano, che utilizzò il denaro dei cittadini e la sua inaugurazione probabilmente da Tito. Secondo alcuni studiosi, la presenza di muratura realizzata con la tecnica dell'opus reticulatum farebbe pensare a una sua realizzazione sotto Nerone, oggetto di rimozione poi per effetto di un processo di damnatio memoriae. La tecnica muraria comprende, tuttavia, anche l'utilizzo di laterizi; inoltre, il ritrovamento di un'iscrizione epigrafica che recita "Colonia Flavia Augusta/Puteolana pecunia sua (cioè, "la Colonia Flavia Augusta costruì a sue spese") ed il fatto stesso che la tipologia dell'anfiteatro puteolano è del tutto simile a quella del Colosseo, darebbero ragione a una collocazione cronologica del monumento in età Flavia. Gli scavi archeologici ebbero inizio nel 1839 e si conclusero alla fine dello stesso secolo ma, solo nel 1947, a seguito di una nuova campagna di scavo, il monumento fu definitivamente liberato dai detriti che si erano accumulati nel corso degli anni.

Gia' in età Antonina ovvero nel II secolo d.C. sono stati effettuati il restauro del portico esterno a pianterreno in opera a sacco rivestita di laterizi e la sopraelevazione delle scale; mentre il consolidamento con le nuove opere di rinforzo e di adattamento della cavea, sono attribuite a Domiziano. I lavori di quest'ultimo imperatore sarebbero testimoniati dai grandi blocchi marmorei delle cornici, giacenti presso l'ingresso, con le modanature caratteristiche del suo impero.

Nel mondo romano gli spettacoli erano prevalentemente gratuiti, ma i posti erano contrassegnati con molta precisione dal momento che l'accesso era regolato e basato sulla classe sociale di appartenenza. Normalmente le classi più elevate avevano diritto ai posti migliori, quelli nell'orchestra, in questo modo le gradinate rispecchiavano fedelmente la struttura piramidale della società romana.

La vicenda di San Gennaro

San Gennaro nell'anfiteatro di Pozzuoli, opera di Artemisia Gentileschi
Durante le persecuzioni di Diocleziano, nell'aprile 305 i cristiani Gennaro, Festo, Desiderio e Sossio furono condannati ad essere sbranati nell'Anfiteatro. Il giorno dopo, tuttavia, per l'assenza del governatore stesso oppure, secondo altri, perché si era accorto che il popolo dimostrava simpatia verso i condannati e quindi per evitare disordini, il supplizio fu sospeso.
Secondo la tradizione invece, il supplizio fu mutato per l'avvenimento di un miracolo, infatti, le fiere si inginocchiarono al cospetto dei quattro condannati, dopo una benedizione fatta da Gennaro. Furono poi decapitati nei pressi della Solfatara insieme ai puteolani Procolo, Eutiche e Aucuzio.
A ricordo della loro permanenza nell'anfiteatro, intorno al XVII - XVIII, la cella dove furono rinchiusi prima dell'esecuzione della condanna ad bestias, divenne una cappella dedicata al culto dei santi lì imprigionati, soprattutto a quello di San Gennaro, al quale è stata intitolata; ciò è testimoniato da due lapidi poste al suo ingresso. Fu decorata con un altare maiolicato e una statua in ceramica raffigurante i santi Gennaro e Procolo che si abbracciano.

Architettura ed elementi decorativi
La struttura, di pianta ellittica, misura 150 × 116 metri. La facciata esterna, che comprendeva tre ordini di arcate sovrapposti, poggianti su pilastri e sormontati da un attico, in origine era preceduta da un portico ellittico impiantato su una platea di lastroni in travertino i cui pilastri originari in piperno ornati da semicolonne vennero in seguito rinforzati con grandi pilastri in laterizio. Le cave che erano di proprietà imperiale, erano situate molto vicino al mare, fatto che abbatteva i costi di trasporto della trachite, con la quale il portico era realizzato. L'attività estrattiva e l'esportazione di questa qualità di marmo inizia con il regno di Traiano, che lo adopera per le immense costruzioni del suo foro a Roma. In origine, i casi di utilizzo di questa pietra erano limitati all'Asia Minore, quindi il portico dell'anfiteatro eretto circa trent'anni prima del foro di Traiano a Roma, rappresenta un caso del tutto particolare, ciò vuol dire che i puteolani avevano dei contatti diretti con la casa regnante. Ai capitelli lavorarono otto artigiani differenti e ogni capitello era il risultato del lavoro contemporaneo di due artigiani, ognuno dei quali rifiniva due delle quattro facce del capitello. Non tutti i capitelli rinvenuti appartengono alla stessa epoca, la maggior parte di essi presentano caratteristiche tipiche dell'età Flavia (fine I sec. a.C.), mentre altri risalgono alla seconda metà del II sec. d.C

All'interno dell' Anfiteatro si accedeva mediante i quattro ingressi principali o attraverso altri dodici secondari. La porta principale di accesso all’edificio, doveva trovarsi sull'asse maggiore ed immettere direttamente nell'arena, sul cui perimetro si aprivano diverse botole, anche lungo la "fossa scenica" ("asse mediano" o "media via"), le quali venivano chiuse con tavole di legno durante gli spettacoli, da dove facevano la loro entrata le belve (tigri, leoni e giraffe).

La porta Pretoria a nord corrisponde al luogo del pretore dei giochi; la porta Sacra a sud corrispondeva al luogo del sacello del nume; la porta Libitiniense ad est era quella da dove venivano estratti i cadaveri dei gladiatori uccisi e il nome deriva dalla dea Libitinia che presiedeva ai funerali; infine la porta Sanavivaria ad ovest, era così chiamata perchè vi uscivano i gladiatori vincitori scampati alla morte.

La cavea, divisa in tre livelli di gradinate (ima, media e summa), permetteva di contenere fino a 40.000 spettatori.

Nei sotterranei, posti a circa 7 metri di profondità, sono tuttora visibili parti degli ingranaggi per sollevare le gabbie che portavano sull'arena belve feroci e probabilmente altri elementi di scenografia degli spettacoli.(03/08/2026-ITL/ITNET)


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