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AMBIENTE -CAMBIAMENTO CLIMATICO- INGV: DIVULGAZIONE SCIENTIFICA FRA DUBBI E CONFRONTI INDISPEN-SABILE PER FAR AVANZARE CONOSCENZA MA DEVE PARTIRE DA DATI DISPONIBIILI SOLIDE INTERPRETAZIONI"
(2026-09-29)
La posizione dell’INGV sul dibattito in corso circa l'efficacia della divulgazione mediatica, per sensibilizzare sulle azioni che incidono negativamente sull'ambiente, pone la questione in un ambito di grande responsabilità, come quello scolastico.
Nei giorni scorsi alcune affermazioni sul cambiamento climatico contenute nel volume “Cambiamenti climatici. Scenari, sfide, soluzioni” hanno suscitato un ampio dibattito nella comunità scientifica. In particolare, sono state contestate alcune considerazioni espresse dal Presidente dell’Ordine dei Geologi del Veneto, Giorgio Giacchetti, nel contributo “Resilienza dei territori tra conoscenza, manutenzione e incertezza”.
Su un tema così importante, e soprattutto quando questi contenuti sono destinati anche alle scuole, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ritiene utile richiamare alcuni elementi scientifici oggi ben consolidati.
Che il clima della Terra sia sempre cambiato è un dato ben noto. La storia del pianeta registra fasi climatiche molto diverse, determinate nel tempo da fattori naturali come le variazioni orbitali, l’attività solare, le grandi eruzioni vulcaniche e i cambiamenti nella circolazione oceanica e atmosferica.
È proprio lo studio di questi fenomeni, e più in generale della storia climatica della Terra, che oggi ci permette di distinguere le variazioni naturali avvenute nel passato dai cambiamenti osservati a partire dall’inizio dell’era industriale. Le evidenze disponibili su questo punto sono molto solide.3 I rapporti dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), che sintetizzano migliaia di studi scientifici e un ampio insieme di osservazioni indipendenti, indicano chiaramente che il riscaldamento globale osservato negli ultimi decenni è dovuto principalmente alle attività umane e, in particolare, alle emissioni di gas a effetto serra.
I fattori naturali continuano naturalmente a influenzare il clima, ma non sono in grado di spiegare l’aumento delle temperature registrato in epoca recente.
Allo stesso modo, è ben documentata l’origine antropica dell’aumento delle concentrazioni atmosferiche di anidride carbonica, metano e protossido di azoto rispetto all’epoca preindustriale. A sostenerlo non è una singola osservazione, ma un insieme coerente di evidenze: dalle misure atmosferiche moderne alle carote di ghiaccio polari, che conservano nelle loro bolle d’aria veri e propri campioni dell’atmosfera del passato, dai bilanci globali delle emissioni fino alle analisi isotopiche.
Per queste ragioni, l’INGV condivide il richiamo al rigore scientifico già espresso dal Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova e dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), soprattutto in considerazione del fatto che il volume è stato destinato anche alle scuole.
“Il dubbio e il confronto fanno parte del metodo scientifico e sono indispensabili per far avanzare la conoscenza”, sottolinea Fabio Florindo, Presidente dell’INGV. “Ma il confronto deve partire dai dati disponibili e deve rappresentare correttamente il livello di solidità delle diverse interpretazioni. Non tutte le ipotesi hanno lo stesso peso scientifico. Nel caso del cambiamento climatico attuale, l’origine prevalentemente antropica del Riscalda-mento globale è supportata da osservazioni indipendenti, dalla fisica del sistema climatico e da decenni di ricerca”.
“Chi studia il sistema Terra conosce bene la variabilità naturale del clima e sappiamo quanto profonde siano state, nel corso della storia del pianeta, le trasformazioni ambientali”, prosegue Florindo. “Ma è proprio questa conoscenza che ci consente di riconoscere ciò che distingue il cambiamento climatico attuale da molti cambiamenti avvenuti nel passato. Richiamare i cicli naturali della Terra è quindi corretto, ma non può essere utilizzato per mettere sullo stesso piano spiegazioni che oggi hanno un supporto scientifico molto diverso”.
C’è poi un altro aspetto che merita di essere sottolineato. Parlare di riduzione delle cause del cambiamento climatico non significa trascurare la necessità di adattarsi ai suoi effetti.
Per un Paese come l’Italia, la conoscenza geologica del territorio, il monitoraggio, la prevenzione e la riduzione del rischio idrogeologico restano obiettivi fondamentali. Adattamento e mitigazione non sono strade alternative: devono procedere insieme.
La questione diventa ancora più delicata quando la comunicazione scientifica si rivolge agli studenti. Formare senso critico significa insegnare a discutere le conoscenze, a riconoscere le incertezze e confrontarsi con i dati. Significa però anche fornire un quadro corretto di ciò che la ricerca scientifica ha ormai stabilito con un elevato grado di affidabilità.
Su temi complessi e importanti come il cambiamento climatico, il confronto è non solo legittimo, ma necessario. Proprio per questo deve partire dalle evidenze.(29/09/2026-ITL/ITNET)
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