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ITALIANI.ITALIANI ALL'ESTERO.NUOVI CITTADINI -"STARE NEL MONDO": "LEGAMI INTERGENERAZIONALI PATRI-MONIO DA RICONOSCERE E REALIZZARE ATTRAVERSO PATTO INTERGENERAZIONALE" MONS. FELICOLO (MIGRANTES), A.M.TARANTOLA (FOND.CECCHETTIN)

(2026-10-11)

"Papa Francesco, quando parlava degli anziani, amava richiamare Gioele (3,1): “i vostri anziani faranno sogni, i vostri giovani avranno visioni”. A richiamare questa frase Mons. Pierpaolo Felicolo Direttore generale della  Fondazione Migrantes, che, aprendo i lavori dell'incontro al Senato ospiti del Sen.Graziano del Rio, ha sottolineato come non fosse solo un auspicio di Papa Francesco"  perchè una testimonianza di ciò viene dal volume "Stare nel mondo. Giovani e anziani dell'Italia longeva e multiculturale".

"Un desiderio forte degli anziani di credere ancora che la loro vita non sia finita, di sentirsi parte attiva di nuovi progetti dal respiro ampio, come altrettanto importante è il richiamo al legame forte tra generazioni" ha fatto presente Mons. Felicolo. "
Siamo soliti pensare che siano i giovani a sognare e invece Gioele ci aiuta a capire che se l’adulto non sogna, se l’adulto non è ancora entusiasta della vita e del mondo che lo circonda non sarà in grado di contagiare le nuove generazioni, che dai sogni degli adulti riusciranno a costruire la fantasia del domani.
"Il richiamo è, quindi, a non smettere mai di avere l’entusiasmo e la speranza di sentirsi  parte attiva di un possibile cambiamento."
L’ISTAT - ha proseguito il Direttore Generale della Migrantes- è la base conoscitiva di partenza per qualsiasi analisi della nostra Italia, della  sua società e dei suoi territori.  Ma se è vero che l’unione fa la forza, allora di fronte alle sfide che ci si presentano  davanti, derivanti dalla maggiore complessità dell’economia e della società italiana e  dall’intelligenza artificiale che impetuosamente sta prendendo spazio nelle nostre vite,  l’unione di queste tre organizzazioni – Istituto Toniolo, ISTAT e Fondazione Migrantes  – può e deve portare certamente ad analizzare la realtà, per dare poi il proprio  contributo nell’affrontare le criticità di oggi, ponendosi, di volta in volta, obiettivi  impegnativi. E anticipando, se possibile, le necessità che emergono nella vita delle  persone, le forme di fragilità e le carenze di un sistema pubblico e privato a volte troppo  distante da singoli e famiglie.

Un lavoro rigoroso e affidabile, quello presentato al Senato dove il dato è allo stesso tempo indipendente e  vincolato alle storie; dove la prima parte di ricostruzione del contesto, ricca di grafici  e tabelle dalle misurazioni complesse, si fonde con la seconda parte di narrazione del  sé." il commento di Mons.Fellicolo, ricordando una frase del neo eletto sindaco di Firenze Giorgio La Pira "uno degli obiettivi della Giunta comunale era "dare allo spirito dell’uomo quiete, poesia, bellezza". Ebbene, questa bellezza, questa serenità non si  raggiungono senza un’operosità continua e volta al benessere comune.  Questo volume ce lo ricorda molto bene, raccontandoci di come giovani e anziani sentano forte il desiderio di impegnarsi e cerchino di attuare questo impegno nonostante i tanti ostacoli da superare, primo tra tutti la considerazione limitata che si ha sia dell’una che dell’altra categoria.
La prima, i giovani, perché non sono ancora, non hanno maturato diritti a essere; e la  seconda, gli anziani, perché non sono più, troppo avanti con l’età per poter ancora  contribuire.

E qui, mi permetterete, apro una piccola parentesi – piccola per motivi di tempo – su un altro grande tipo di lettura che si può fare di questo studio. È un volume di paradossi, dove i giovani lamentano che la presenza degli anziani è troppo invadente e non lascia spazio, mentre gli anziani dichiarano di essere ancora capaci di poter incidere e di non vedere l’entusiasmo dei giovani nel farsi coinvolgere. Qui, non si tratta di aver ragione o torto. Si tratta di agevolare il dialogo tra le generazioni nonostante i linguaggi diversi e gli stili differenti.Si tratta di favorire un cambiamento culturale profondo che guidi le decisioni e i comportamenti a tutti i livelli, seguendo il più grande insegnamento che la pandemia globale da Coronavirus ci ha lasciato: “non ci si salva da soli”.

Dunque, "in un’Italia in cui le generazioni sono sempre più squilibrate sul piano numerico e le famiglie sostengono una parte importante del lavoro di cura i legami intergenerazionali rappresentano un patrimonio da riconoscere". E' questa la riscoperta sul campo di tre sociologi Fabio Introiti (Fondazione Toniolo), Delfina Licata (Migrantes) e Cristina Pasqualini(Fondazione Toniolo) autori  del libro "Stare nel mondo. Giovani e anziani dell'Italia longeva e multiculturale" nel contesto di una società, come quella italiana, che di squilibri ne registra non pochi e ben oltre il dato demografico, che si realizza l'analisi sociologica quali-quantitativa tra le due generazioni - giovani tra i 18 ed i 36 anni- e di anziani (over 65).

Dalle interviste effettuate emergono "legami fatti di aiuto materiale, presenza, memoria, accompagnamento e scambio. Non procedono sempre in una sola direzione: i giovani ricevono sostegno dagli anziani, ma possono anche aiutarli a orientarsi in un mondo digitale e in trasformazione.

La relazione tra nonni e nipoti assume forme differenti nelle famiglie con background migratorio e in quelle tran-snazionali. Quando i nonni restano nel Paese d’origine e i nipoti crescono in un altro Paese, la distanza modifica i modi della cura e della presenza perchè i riferimenti culturali e le occasioni di incontro cambiano. E, dunque, risulta riduttivo leggere le esperienze soltanto attraverso la contrapposizione tra italiani e stranieri. Piuttosto, afferma Anna Maria Tarantola, nel capitolo conclusivo del volume, "Il dialogo tra nuove e vecchie generazioni è fortemente influenzato da aspetti di contesto economico, sociali e culturali", quando non dall'approccio talora esasperato  "delle nuove tecnologie... e dei pregiudizi"... che generano in gran parte "una barriera comunicativa e allontanamento emotivo" .

Per Tarantola, la ricostruzione del rapporto giovani/anziani rappresenta una delle sfide piu' importati  e significa-tive per la coesione del Paese... da affrontare creando un patto intergenerazionale che consenta di superare le contrapposizioni e di integrare le esperienze degli anziani con le aspettative dei giovani." Un "ponte", che  l'ex Presidente della RAI, sostiene all'insegna di due  esortazioni apostoliche la "Evangelii Gaudium" di Papa Francesco e l'invito di Papa Leone XIV° del 30 maggio 2026 "a superare l'egoismo e gli interessi particolari in favore del bene comune" per proseguire con l'attivazione di un ampio processo informativo e formativo per far si che giovani e anziani, nativi e immigrati si conoscano meglio, ritenendo, fra l'altro, che la scuola e le universita' possano fare molto coinvolgendo gli anziani perchè trasmettano il proprio sapere, formando i cittadini del futuro..."

Riusciranno gli individui - o meglio le persone - di entrambi i segmenti a superare stereotipi e pregiudizi ?
Marco Tullio Cicerone nel 44 a.C. scrisse il De Senectute un'opera filosofica in forma di dialogo, affidato all'an-ziano Catone il Censore,  dedicata allo storico amico Tito Pomponio Attico, in cui esalta la vecchiaia come una stagione di saggezza, operosità e serenità, confutando la visione comune che la dipinge come un'età di decadi-mento e tristezza.
Il richiamo di Mons. Felicolo a "non smettere mai di avere l’entusiasmo e la speranza di sentirsi  parte attiva di un possibile cambiamento." e' di felice auspicio.
Nel frattempo, buona lettura: il volume  sara' in libreria il 30 ottobre. (11/10/2026-ITL/ITNET)

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