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CULTURA ITALIANA NEL MONDO - REGNO UNITO - ALL'ESTORICK 13 OPERE DI TINO STEFANONI DIALOGANO CON I CAPOLAVORI DEL FUTURISMO ITALIANO NEL REGNO UNITO

(2026-10-21)

La Estorick Collection presenta un nuovo intervento espositivo nelle sale della sua collezione permanente, dedicato a Tino Stefanoni dal 28 ottobre al 20 dicembre 2026.
Tredici opere, attentamente selezionate, dialogano con i capolavori del museo italiano nel Regno Unito, mostran-do punti di contatto e inattese relazioni con le opere del Futurismo italiano, di Carlo Carrà, Giorgio Morandi, Giorgio de Chirico, Ottone Rosai.

Dai segnali stradali alle cose della quotidianita' ai paesaggi, il percorso rivolto a Tino Stefanoni alla Estorick Collection, dal titolo Between Vision and Memory, fa emergere come la sua ricerca artistica rappresenti un unicum nel panorama dell’arte italiana del secondo Novecento, ponendosi al bivio tra arte concettuale, minimalismo e pittura metafisica.

Il progetto dedicatogli dalla Estorick rappresenta non solo un fondamentale momento di riconoscimento del valore dell’opera di Tino Stefanoni nel contesto internazionale, ma segna anche l’inizio di un percorso di mostre e retrospettive che si succederanno in Italia nel 2027, in occasione del decimo anniversario dalla scomparsa dell’artista e del novantesimo anno dalla sua nascita.

La mostra è  curata da Ilaria Bignotti in collaborazione con Archivio Tino Stefanoni e M77 Gallery, Milano.

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Tino Stefanoni nasce a Lecco il  6 luglio 1937, dopo aver frequentato il liceo artistico della Scuola Beato Angelico, segue i corsi del Politecnico di Milano.

Il suo primo riconoscimento è del 1967, aggiudicandosi il Premio San Fedele, riservato a giovani pittori.
Nel 1968 tiene la prima esposizione personale alla Galleria Apollinaire di Milano, con un saggio di Pierre Restany. Nel 1970 viene invitato al Padiglione Sperimentale della XXXV Biennale Internazionale d'Arte di Venezia. Da allora, le sue opere sono state esposte in numerose gallerie, musei e spazi pubblici.

Le prime opere sono superfici bianche a rilievo, espressioni del minimalismo concettuale, ispirate dall'atmosfera artistica milanese dell'epoca. L'artista le definisce "bolle di sapone", rimarcandone una componente originale che mescola realtà e fantasia. Disegna oggetti semplici: camice, matite, tenaglie, tubetti di colore, penne; isolandoli nello spazio e riducendoli a icone l'artista li rende immobili, osservandoli con stupore filosofico.

Partecipa al clima artistico degli anni '80, al citazionismo, pur non praticandolo in modo asettico, trasferendo nella pittura evocazioni e ricordi; dialogando con l'antico, con ironia e commozione. I suoi paesaggi semplificati, ricerche metafisiche, reali e virtuali assieme, si inseriscono lungo la strada tracciata da Carlo Carrà, ma facendo scomparire ogni traccia di realismo.

L'ultimo filone della sua produzione è fatto di sinopie***, dove il colore viene quasi annullato su tavolozze bianche. La sua impronta artistica è di matrice concettuale, nella quale la pittura è un oggetto per la mente.
Muore a Lecco, il 2 dicembre 2017.

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La sinòpia era in origine un pigmento naturale bruno-rossastro; prendeva il suo nome dall'antica città di Sinope in Anatolia, ed era ampiamente utilizzata nella pittura nell'antichità e nel medioevo.

Un altro uso artistico del pigmento era quello per il disegno preparatorio di una pittura ad affresco o di un mosaico, tanto che il disegno stesso fu detto sinopia. Viene eseguita sul muro o sull'arriccio. Una volta completata questa fase, il disegno viene progressivamente ricoperto con l'ultimo strato di intonaco.

Della sinopia si è fatto largo uso fino ai primi anni del Cinquecento, quando è stata gradualmente sostituita dal graffito (segni ottenuti premendo sul contorno del disegno preparatorio) e dallo spolvero (disegni eseguiti su cartoni, poi forati lungo i contorni e spolverati con polvere di carbone in modo da far apparire linee punteggiate sulla parete).(21/10/2026-ITL/ITNET)

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