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ECONOMIA ITALIANA... CRISI MATERIE PRIME - ISPI : CONFERENZA "VERSO UNA NUOVA MAPPA GEOPOLITICA" IL 7 GIUGNO

(2022-05-23)

Il conflitto in Ucraina ha fatto impennare i prezzi di molte commodities, da quelle minerarie a quelle agricole. I timori per una possibile scarsità di prodotti alimentari hanno riportato al centro del dibattito proposte per aumentare la produzione nazionale e/o per accorciare le filiere produttive. Il rischio di una crescente frammentazione a livello produttivo e commerciale è stato descritto da diversi analisti come una possibile fine della globalizzazione, almeno per come l’abbiamo conosciuta.
Stiamo davvero andando incontro ad una ridefinizione degli equilibri geopolitici, basati sul controllo di materie prime chiave? Cosa possono fare l’Italia e l’Europa per ridurre la loro dipendenza da alcuni Paesi fornitori? Gli attuali strumenti di politica industriale e controllo del mercato sono sufficienti per tutelare la nostra sicurezza in tema di approvvigionamenti?

A dare voce agli interrogativi che molti pongono sono gli esperti dell'ISPI che dialogheranno il prossimo 7 giugno ( 7 giugno 2022, ore 17.30 - 18.30) in un incontro - in zoom  - a cui prenderanno parte :

Alberto BOMBASSEI, Presidente Emerito, Brembo

Angelo DI GREGORIO, Professore e Direttore, CRIET - Centro di Ricerca sull’Economia del Territorio, Università degli Studi di Milano-Bicocca

Ugo LOESER, Amministratore Delegato e Direttore Generale, Arca Fondi Sgr

Fabio MARAZZI, Osservatorio Reshoring; Studio Marazzi e Associati

Modera: Ugo TRAMBALLI, Senior Advisor, ISPI; Editorialista, Il Sole 24ore

Per assistere iscrizione www.ispi.it.

Sull'argomento segnaliamo un precedente incontro del 13 maggio scorso "Friendshoring: obiettivo filiere amiche"

Le catene di fornitura globale negli ultimi anni hanno vissuto periodi di forte stress a causa della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina e della pandemia. Attualmente, l’invasione russa dell’Ucraina sta provocando interruzioni delle forniture di alcuni beni e contribuendo  a generare ulteriori aumenti dei prezzi delle materie prime.

Il conflitto ucraino, in effetti, non comporta solo immani sofferenze alla popolazione ma a livello economico porta, da un lato, all’occupazione militare di (parte) delle regioni maggiormente produttive del Paese e dall’altro al blocco dei porti dai quali la transita la maggior parte delle esportazioni Ucraine, creando una minore disponibilità di beni precedentemente esportati dall’Ucraina nei mercati esteri. In questo caso, inoltre, è possibile affermare che, rispetto a quanto avvenuto nel periodo pandemico, i prodotti maggiormente colpiti sono solo in parte prodotti finiti o prodotti semilavorati ma in larga parte materie prime, alcune delle quali essenziali per alcune filiere produttive.

Reshoring e conflitto ucraino, quali conseguenze?
La rilocalizzazione delle produzioni è un trend in atto ormai da alcuni anni, sebbene non abbia ancora una dimensione adatta al recupero di tutte le produzioni precedentemente delocalizzate. Tuttavia, è facile prevedere che il conflitto ucraino unitamente alla ripresa del Covid in Cina e ai relativi lockdown, possano favorire ulteriori progetti di rientro delle produzioni. Oltre al reshoring, il ritorno a rapporti internazionali simili a quelli esistenti durante la guerra fredda potrà supportare il nearshoring e probabilmente favorire il friendshoring, cioè lo spostamento di produzioni da Paesi considerati non più affidabili o che non condividono valori comuni con l’Occidente a Paesi (anche in via di sviluppo) che abbiano una politica di relazioni internazionali simili a quelle occidentali.

Se consideriamo ad esempio i pacchetti di sanzioni statunitensi, in particolare per quanto concerne le restrizioni alle esportazioni, è possibile notare che comprendono eccezioni per Paesi “partner” che applicheranno sanzioni simili. Pertanto, la tendenza a privilegiare i Paesi partner per quanto concerne il tema sanzioni potrebbe trasformarsi in un trattamento ancora più favorevole a livello commerciale.

Se consideriamo l’Asia, gli effetti della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, (nonostante la ripresa delle importazioni Statunitensi dalla Repubblica Popolare che, nel 2021 hanno superato i livelli 2019), hanno finora portato a un forte aumento dell’import statunitense dal Vietnam (cresciuto del 100% dal 2017) e un aumento dell’import dalla Thailandia e Corea del Sud che dura ormai da alcuni anni. Le produzioni attualmente realizzate in Cina e nei Paesi dell’Estremo Oriente e dirette ai Paesi occidentali non verranno totalmente abbandonate a favore del reshoring. Tuttavia, le imprese europee ad esempio aumenteranno i progetti di nearshoring in Turchia e nei Paesi del Nord Africa a scapito dell’estremo Oriente e in misura minore continueranno a rilocalizzare nei Paesi di origine parte delle produzioni precedentemente realizzate in estremo Oriente. In effetti, la rilocalizzazione massiccia delle produzioni nei Paesi di origine sembra ancora difficile anche a fronte degli alti costi energetici in Europa che stanno rallentando anche progetti di rilocalizzazione già avviati.

Riteniamo, pertanto che, l’adozione di piani energetici sostenibili, efficaci e che abbiano come obiettivo l’autonomia energetica e il calo dei costi energetici possa essere un altro elemento che favorisce la rilocalizzazione delle produzioni oltre ai necessari interventi di policy legati al supporto degli investimenti, alla semplificazione, alla creazione di politiche di appalto pubblico che dovrebbero favorire i propri Paesi e per lo meno, nel caso dell’Europa, i produttori UE.

Il miglioramento delle infrastrutture fisiche e digitali resta sempre rilevante per diversi Paesi sviluppati tra cui l’Italia e le politiche a supporto della formazione tecnica sono altresì uno strumento al fine di incrementare il pool di lavoratori che le aziende fanno sempre più fatica ad assumere.

Verso un reshoring agricolo in USA e UE
Sebbene la rilocalizzazione della produzione di materie prime possa sembrare, per certi versi un ossimoro, per alcune materie prime agricole sarebbe possibile immaginare la sostituzione di almeno una parte dell’import dall’Ucraina e Russia, con l’aumento delle produzioni domestiche. Le misure europee che consentono la semina di 4 milioni di ettari aggiuntivi nell’Unione sembrano andare in questa direzione. La quota riservata all’Italia di 200.000 ettari rappresenta una sfida ambiziosa, dato che le condizioni di mercato precedenti al conflitto non sembrerebbero favorire una crescita così ampia delle superfici coltivate. Tuttavia, nuove misure quali un ampliamento degli accordi di filiera al fine di stabilizzare il livello dei prezzi potrebbero contribuire alla crescita della produzione e al reshoring di parte della produzione agricola precedentemente importata.

Negli Stati Uniti l’Amministrazione Biden ha recentemente annunciato una serie di misure volte a sostenere il settore agricolo anche a fronte delle problematiche connesse alla guerra oltre a problematiche già presenti ed esacerbate dal conflitto, quali l’aumento dei costi dei fertilizzanti importati.

Per quanto concerne l’aumento della produzione agricola, tra le altre, l’amministrazione Biden sta lavorando al fine di:

-      Aumentare il numero di contee ammissibili alla c.d. ”assicurazione sul doppio raccolto”.

Il doppio raccolto consente agli agricoltori di seminare un secondo raccolto negli stessi campi, nello stesso anno, contribuendo a incrementare la produzione, ma ciò non è esente da rischi e alcuni agricoltori che praticano il double cropping non possono ottenere la c.d. crop insurance. L'amministrazione Biden-Harris sta cercando di espandere la double cropping insurance a un massimo di 681 contee aggiuntive, portando il numero totale di contee in cui questa pratica si qualifica la crop insurance a ben 1.935, consentendo a più agricoltori americani di avere la sicurezza finanziaria di cui hanno bisogno per avviare o espandere la pratica del double cropping.

-      ridurre i costi per gli agricoltori aumentando l'assistenza tecnica per l'agricoltura di precisione, basata sulla tecnologia e altri strumenti di gestione dei nutrienti.

  Il Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti ha a disposizione programmi di assistenza alla pianificazione e alla condivisione dei costi per aiutare gli agricoltori americani nella gestione dei nutrienti. L'amministrazione Biden-Harris sta lavorando per aumentare la conoscenza da parte degli agricoltori di questi strumenti, semplificare il processo di candidatura e dare priorità alle approvazioni delle domande per espandere l'accesso a questi programmi critici.

  Per quanto concerne i fertilizzanti che, anche negli Stati Uniti hanno visto forti aumenti dei prezzi, il Presidente Biden ha annunciato lo scorso 11 maggio che l’investimento Federale (attraverso il Dipartimento dell’Agricoltura) nell’aumento della produzione di fertilizzanti, passerà da 250 milioni di Dollari a 500 milioni di Dollari. I fondi saranno utilizzati per lo sviluppo di un programma di sussidi volti a fornire i finanziamenti “mancanti” per la creazione di nuova capacità produttiva di fertilizzanti negli Stati Uniti. Le domande di finanziamento potranno essere presentate durante l’estate 2022 e si prevede che i primi fondi verranno allocati a fine 2022. (23/05/2022-ITL/ITNET)

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