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CULTURA ITALIANA NEL MONDO - GERMANIA - L'EUROPA RISCOPRE "GUIDO RENI (1575 - 1642). IL DIVINO" ALLO STÄDEL MUSEUM DI FRANCOFORTE

(2022-11-21)

L'Europa riscopre un dei più' importanti pittori del barocco italiano in una grande mostra: "Guido Reni (1575–1642)" allo 
Städel Museum dal 23/11/2022 al 5/3/2023. Una mostra, a cura di  Bastian Eclercy, responsabile dei dipinti italiani, francesi e spagnoli prima del 1800, dello Städel Museum, che riunisce 130 preziose opere, tra dipinti, disegni e incisioni, di un pittore che  fu tra i più affermati e celebrati in tutta Europa, ambito dai più importanti mecenati, tra cui il Papa Borghese Paolo V, il Duca di Mantova e la Regina d'Inghilterra.

Relegato in secondo piano  nell'Ottocento a favore del  suo contemporaneo rivale Caravaggio, non ha occupato finora  il posto che gli spetta nell'Olimpo degli artisti. Per la prima volta in oltre trent'anni, il Museo Städel, in collaborazione con il Museo Nacional del Prado di Madrid, riunisce più di 130 offrendo una nuova prospettiva sull'arte di Guido Reni.
Il pittore era profondamente religioso e anche superstizioso, di enorme successo ma fu irrimediabilmente dedito al gioco d'azzardo, come ci informa una autorevole biografia contemporanea.

Durante la sua vita, Reni fu spesso definito "Il divino" ("Il divino") in riferimento alla sua fama di "star" dell'artista che, consapevole delle sue capacità, si comportava occasionalmente come una diva. Ma la definizione fa anche riferimento ai i  temi  da lui trattati: Reni è il pittore del divino per eccellenza i cui dipinti hanno influenzato profondamente l'iconografia religiosa  europea ed il senso della bellezza estetica collegato alla spiritualità nell'arte europea.
L'enorme impatto della sua arte si riflette nelle innumerevoli variazioni delle sue raffigurazioni, ad esempio, delle teste di Cristo e Maria, con i loro volti e lo sguardo rivolti verso il cielo, le cui riproduzioni circolano ancora oggi nelle immagini dei libri di preghiera della cattolicità.
Tuttavia,è  stata proprio questa ricezione imitativa che ha contribuito ad offuscare l'immagine di Reni pittore, oscurando le effettive qualità e altri aspetti affascinanti della sua arte,  le cui riproduzioni circolano ancora ampiamente oggi nei libri di preghiera. In effetti, questa impareggiabile storia della ricezione imitativa servì solo a offuscare l'immagine di Reni, oscurando le effettive qualità e altri aspetti affascinanti della sua arte.

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Fu uno dei più grandi pittori del ‘600, figlio del musicista Daniele. Seguì inizialmente le orme paterne, ma lasciò gli studi musicali preferendo la pittura di cui imparò i primi rudimenti nella bottega del fiammingo Denijs Calvaert, con cui studiavano anche Albani e Domenichino. Fu tra i primi a entrare nell’Accademia dei Carracci, già nel 1582, quando era ancora la semplice Accademia del Naturale.

Nel 1598 è già un pittore affermato: in quell’anno realizzò l’Incoronazione della Vergine e santi  per la chiesa di San Bernardo (Bologna, Pinacoteca Nazionale) e vinse la gara per gli affreschi allegorici in onore della venuta di Clemente VIII sulla facciata del Palazzo del Reggimento, l’odierno palazzo comunale, già perduti nell’800.

Nel 1601 giunse a Roma, dove imparò a coniugare il classicismo emiliano con le nuove idee caravaggesche, dipingendo diversi capolavori: il Martirio di santa Cecilia (Basilica di Santa Cecilia in Trastevere), la Crocifissione di san Pietro per l’Abbazia delle Tre Fontane (Pinacoteca Vaticana), il Martirio di sant’Andrea e Eterno in gloria (San Gregorio al Celio), la decorazione della Sala delle Nozze Aldobrandine e della Sala delle Dame del Palazzo Apostolico Vaticano, quella per la Cappella Paolina in Santa Maria Maggiore. Dal 1610 continuò ad alternare soggiorni a Bologna, Roma e Napoli, dipingendo opere di grande importanza per la storia dell’arte come la Strage degli innocenti e il Sansone (Bologna, Pinacoteca Nazionale); l’affresco dell’Aurora per il Casino Rospigliosi Pallavicini, al tempo di proprietà di Scipione Borghese (Roma); l’Atalanta e Ippomene (Napoli, Museo di Capodimonte). (21/11/2022-ITL/ITNET)

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