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UNiVERSITA' ITALIANE NEL MONDO - TERZA MISSIONE - ALL'ATENEO DI PADOVA "L'ESAEDRO DELLA RICERCA" RACCONTA LE SCOPERTE SCIENTIFICHE DEL DIPARTIMENTO BENI CULTURALI AL TERRITORIO...E NON SOLO

(2023-05-04)

Con l'obiettivo della "terza missione"  - uno dei tre mandati delle università italiane, per valorizzare la didattica e la ricerca, introdotta da INVALSI nel 2010 - gli atenei italiani, attraverso processi di interazione diretta dell'Università con la società civile e il tessuto imprenditoriale, stanno profondamente evolvendo il proprio rapporto con i territori, le istituzioni locali e non solo.

Peculiare l'iniziativa del Dipartimento dei Beni culturali dell'università' di Padova attraverso l'Esaedro della ricerca" mirata ad avvicinare la società' del territorio, della Regione, dell'Italia, dell'Europa...e non solo, agli sviluppi della ricerca in materia di Beni Culturali. (vedi: https://youtu.be/PT6L58kHMJ8 )

L'iniziativa:
Fino al 12 maggio il video-documentario “Esaedro della ricerca. Il Dipartimento dei Beni Culturali si racconta al pubblico con sei video” è visibile in Sala della Gran Guardia di Padova (martedì-venerdì, ore 9.30-12.30 e 16.00-19.00). L’esposizione prevede l’installazione di 6 monitor da 40-50 pollici con diffusori sonori direzionali passivi, che consentiranno l’ascolto in simultanea delle sei sezioni del video, diffuse in loop; un ulteriore monitor proietterà l’intero video-documentario con la traduzione in Lingua Italiana dei Segni.
Durante il periodo di esposizione del video-documentario sono previsti 28 incontri con il pubblico, supportati da altri contributi audiovisivi all’interno della stessa sede dell’esposizione – Sala della Gran Guardia in piazza dei Signori da martedì a venerdì negli orari 11.45 e 18.15 – in cui i ricercatori del dipartimento racconteranno le loro scoperte scientifiche.
Il programma della settimana prevede:
Martedì 9 maggio
Ore 11:45        Paola Dessì    “Musica per la cappella degli Scrovegni”
Ore 18:15        Caterina Previato e Jacopo Turchetto            “Vivere sul Delta del Po in età romana: il sito di San Basilio tra terra, fiume e mare”
Mercoledì 10 maggio
Ore 11:45        Maria Rosa Valluzzi e Luca Sbrogiò            “Diagnostica sperimentale e analisi strutturali per la conservazione dei siti archeologici”
Ore 18:15        Camilla Cavicchi        “Musica nell'antico regno del Benin”
Giovedì 11 maggio
Ore 11:45        Giovanna Valenzano “          Arte e scienza nella cappella Scrovegni”
Ore      18:15  Silvia Paltineri          “Nuove scoperte archeologiche nel Polesine: San Basilio fra Etruschi, Greci e Veneti”
Venerdì 12 maggio
Ore      11:45  Simone Dilaria e Arturo Zara            “L'industria della pietra: uso e commercio delle risorse lapidee del Veneto in età romana”
Ore      18:15  Concerto del Concentus Musicus Patavinus            "Passaggi: l'uomo, la musica, il viaggio"


L’ingresso è gratuito.
Per informazioni e prenotazioni (richiesta per le scuole e per gruppi superiori a 10 persone), scrivere a terzamissione.dbc@unipd.it

«Il documentario è articolato in sei sezioni lunghe mediamente 8 minuti, che spiegano le sei “anime” del Dipartimento: archeologia, studi sul modo greco, storia dell’arte, del cinema e della fotografia, della musica e, infine, le scienze applicate ai beni culturali, da cui il titolo “Esaedro della ricerca” – dice Maria Stella Busana coordinatrice del progetto di Terza Missione del Dipartimento del dipartimento dei Beni Culturali –. I capitoli sono legati da uniformità stilistica, ma, allo stesso tempo, ogni singola sezione è dotata di autonomia narrativa al fine di poter essere fruibile anche singolarmente. Tutti i testi sono sottotitolati in inglese, per raggiungere un pubblico internazionale, ed è stata realizzata anche una traduzione in Lingua dei Segni Italiana, per garantire una maggior inclusività».

Il progetto Esaedro della ricerca e le conferenze aperte al pubblico

Dopo un’introduzione che spiega il significato di questo misterioso solido, costituito da sei “facce”, il video inizia con il racconto delle ricerche svolte dalle sei “anime” del Dipartimento dei Beni Culturali.
La sezione di Grecistica studia i testi, la società, la storia e la tradizione della cultura greca antica, dagli albori fino alla sua ricezione nelle culture contemporanee. Al centro dei progetti di ricerca del gruppo di Grecistica sta lo studio del potere e della sua comunicazione attraverso svariati media, quali un’ampia articolazione di testi (sia letterari sia documentari) ma anche attraverso le arti visive e tenendo conto degli sviluppi sociali e del ruolo della religione.
A cavallo fra passato e presente, la ricezione di testi e personaggi antichi in età moderna e contemporanea permette di studiare la costruzione di tradizioni culturali, anche nell’aspetto della revisione ideologica del passato per i fini della propaganda politica. Infine, i contatti storici fra l’Italia e la Grecia nel corso dell’età moderna hanno favorito intensi e proficui scambi culturali fra i due paesi, grazie in particolare ai rapporti della Repubblica di San Marco con il Levante greco e alla presenza dei tanti dotti e studenti greci attivi all’Università di Padova. Lo studio dei testi documentari (iscrizioni e papiri) consente di immergersi nella vita quotidiana delle comunità antiche, e di conoscere, spesso nei minimi dettagli, le vicende di città e di persone alle prese con le circostanze più disparate. Un esempio rivelatore del potenziale storico dei testi documentari è offerto dal progetto di ricerca sui papiri di Tebtynis, in Egitto, luogo dove si sono salvati e conservati fino ai nostri giorni la maggior parte dei papiri antichi. I risultati delle ricerche del gruppo di Grecistica presentano varie forme di diffusione, in relazione alle tematiche affrontate e alle metodologie adottate. La prima forma è costituita dall'edizione, cartacea o digitale, dei testi documentari antichi e dei testi moderni, manoscritti o a stampa. Un’altra forma di diffusione è la pubblicazione di saggi e monografie, che offrono lo spazio necessario alla discussione sistematica delle fonti e alla loro interpretazione all’interno di un quadro storico-culturale complesso. Infine, la collaborazione con le discipline archeologiche storico-artistiche e con le arti visive rende possibile l’elaborazione di materiale fotografico e audiovisivo attraverso il quale si riesce a trasmettere, a livello interdisciplinare, un'immagine ricca e variegata della vita delle comunità antiche, in tutte le sue sfaccettature.
Segue la sezione dedicata alle ricerche di Area scientifica. Nel corso degli ultimi anni il supporto delle indagini scientifiche alla Ricerca nel campo dei Beni Culturali ha dimostrato la sua enorme rilevanza, fornendo importanti parametri analitici per lo studio delle caratteristiche, sia tangibili che intangibili, dei siti e dei manufatti di interesse storico-artistico ed archeologico.
Per questo, all’interno del Dipartimento dei Beni Culturali, l’anima di Scienze ha una fondamentale importanza ed è strettamente connessa con le altre cinque anime, specialmente laddove i progetti di ricerca affondano le proprie radici nelle epoche più remote della Storia e necessitano quindi di studi e di analisi molto specifici, sia in loco che in laboratorio. I ricercatori di quest’anima, infatti, si destreggiano quotidianamente tra l’archeometria dei materiali, la diagnostica ed il rilievo non invasivi, l’architettura e lo studio delle proprietà strutturali degli edifici e dei contesti di interesse culturale.
Tutte le attività svolte dall’Area Scientifica del Dipartimento si potrebbero suddividere in quattro momenti cruciali, generalmente connessi alle varie fasi di studio di un contesto o un manufatto di interesse culturale: la ricerca preliminare, costituita da tutte le attività propedeutiche all’esecuzione di uno studio scientifico su un bene culturale, la ricerca sul campo, ovvero tutte le indagini diagnostiche operate direttamente sul bene culturale in esame, e le analisi di laboratorio, ovvero tutte le attività di caratterizzazione di materiali. Infine, vi sono le indagini sperimentali e la divulgazione al pubblico, che prevedono la ricostruzione di contesti o di manufatti del passato al fine di validazione di analisi scientifiche ma anche in ottica di divulgazione al grande pubblico. Questo documentario permetterà allo spettatore di compiere un viaggio virtuale tra tutte queste fasi della ricerca scientifica, accompagnato dai ricercatori del Dipartimento dei Beni Culturali impegnati quotidianamente in questo settore.
A queste tematiche saranno dedicati due incontro con il pubblico: Il calcestruzzo romano: uno sguardo alle tecniche edilizie del passato per pianificare i materiali costruttivi del futuro (Michele Secco) e Diagnostica sperimentale e analisi strutturali per la conservazione dei siti archeologici (Maria Rosa Valluzzi, Luca Sbrogiò).

La sezione successiva riguarda l’Archeologia. Per capire come viene attuata la ricerca in ambito archeologico occorre dimenticare l’idea stereotipata dell’archeologo quale esploratore di mondi perduti e cacciatore di tesori, incarnato dal personaggio di Indiana Jones. Gli archeologici di oggi non partono infatti all’avventurosa ricerca di qualche prezioso oggetto, ma si occupano della ricostruzione del percorso storico dell’Uomo attraverso ogni testimonianza materiale disponibile, affrontando orizzonti culturali, tematici e cronologici sempre più estesi: dalla preistoria, all’età classica, al medioevo fino all’età moderna.
Attraverso lo studio dei resti materiali del passato, gli archeologi ricostruiscono: le relazioni dell’Uomo con l’ambiente e il territorio; le dinamiche di sviluppo degli insediamenti, dai villaggi alle città; le forme del costruire e l’architettura antica; il quadro delle infrastrutture; l’organizzazione della produzione, dalle materie prime all’artigianato; l’economia e la numismatica; l’evoluzione delle strutture sociali e delle forme politiche; la cultura artistica, l’ideologia, le manifestazioni religiose e del sacro, le necropoli e i rituali funerari e molto altro ancora.
La ricerca archeologica, indipendentemente dalla fase storica affrontata, applica metodologie comuni e condivise. Fondamentali per la ricostruzione del passato sono: lo scavo stratigrafico, che permette di riconoscere le tracce sepolte dall’azione del tempo; il rilievo digitale di architetture e materiali; l’analisi spaziale informatizzata attraverso i sistemi definiti GIS; la classificazione dei manufatti, svolta presso i Laboratori di Archeologia a Ponte di Brenta; l’approccio sperimentale, soprattutto per ricostruire le antiche tecniche produttive; le indagini bio-archeologiche sui resti umani, animali e vegetali; lo studio delle immagini e del loro significato nel contesto culturale e sociale del tempo.
Tali metodologie sono applicate in diversi contesti geografici e culturali, estesi a tutto il Mediterraneo: in Italia (Fondo Paviani, San Basilio di Ariano nel Polesine, Aquileia, Pompei, Nora, Castelseprio, Monselice) e all’estero (Arbe in Croazia, Gòrtina a Creta, Hatra in Iraq). Non mancano poi progetti di carattere territoriale, dedicati ad esempio allo studio delle centuriazioni romane, alle strade della Cappadocia o alle antiche frontiere in Africa settentrionale.
Archeologia non è solo ricerca specialistica, ma anche didattica svolta in aula, in laboratorio e nei cantieri archeologici. Archeologia è anche diffusione dei risultati, comunicazione al pubblico, valorizzazione dei reperti e delle aree archeologiche. Le soluzioni in tal senso sono le più varie, dalle più tradizionali alle più innovative, come ad esempio le ricostruzioni virtuali basate sui risultati delle ricerche. Gli incontri con il pubblico propongono un vero e proprio viaggio nel tempo e nello spazio: si va infatti dalla pre-protostoria fino al medioevo e dall’Italia settentrionale al Mediterraneo all’Africa, fino al Medio Oriente. Questo viaggio sarà l’occasione per conoscere le nuove scoperte degli archeologi del Dipartimento dei Beni Culturali, che nei loro incontri toccheranno vari temi di ricerca:
- i commerci attraverso lo studio delle monete (Michele Asolati, Uno snodo viario e commerciale alla foce del Po: monete, sigilli, insegne dei pellegrini tra il VI e il XIII secolo)
- la produzione tessile (Margarita Gleba, Il filo del passato: approcci interdisciplinari allo studio dei tessuti archeologici; Maria Stella Busana, Le origini romane del grande distretto tessile del Veneto)
- gli insediamenti e le città come luoghi di incontro e di relazione fra diverse culture (Jacopo Bonetto, Archeologia e nuove scoperte a Nora (Sardegna): dialogo tra culture nel Mediterraneo globalizzato; Michele Cupitò, Pianura padana e Mediterraneo Orientale nella tarda età del bronzo. Nuove scoperte da Fondo Paviani; Silvia Paltineri, Nuove scoperte archeologiche nel Polesine: San Basilio fra Etruschi, Greci e Veneti)
- gli insediamenti, le città e l’architettura antica fra ricerca, tutela e valorizzazione (Massimo Vidale, Archeologi italiani al lavoro per la salvaguardia di Hatra (Iraq); Andrea Ghiotto, La domus di Tito Macro ad Aquileia: dallo scavo alla valorizzazione).
Gli archeologi accompagneranno poi il pubblico alla scoperta dei paesaggi antichi, sia vicini (Caterina Previato e Jacopo Turchetto, Vivere sul Delta del Po in età romana: il sito di San Basilio tra terra, fiume e mare) che lontani (Paola Zanovello, Vivere ai confini: insediamenti e agricoltura lungo il limes romano in Algeria).
Un incontro è dedicato infine al mondo delle immagini e del mito (Monica Salvadori, Vivere con il mito nella casa romana).

La Storia dell’arte abbraccia un periodo di tempo molto ampio che parte dalla fine del mondo antico, attraversa tutto il Medioevo e l’Età moderna, per arrivare al Contemporaneo, dal Novecento fino ai nostri giorni. Non meno ampia è l’area geografica di interesse che dall’Italia e dal continente europeo, si allarga anche a realtà extraeuropee, dalle Americhe al Mediterraneo Orientale, alla Cina e ai paesi africani.
Occuparsi di storia dell’Arte significa dedicarsi ad un patrimonio straordinario costituito in primo luogo dalle opere, intese come prodotti materiali e intellettuali, che devono essere indagate attraverso l’analisi di aspetti specifici del linguaggio artistico, come lo stile e l’iconografia, e studiate all’interno di una ricostruzione storica, supportata anche dalla ricerca delle fonti e dei documenti d’archivio. Le opere d’arte, infatti, sono testimonianze della creatività umana nel suo sviluppo storico e, come tali, vanno considerate in relazione al contesto originario, allargando lo sguardo alle vicende critiche, politiche, economiche, culturali, nell’ambito delle quali sono state generate e cui fanno riferimento.
Le ricerche promosse all’Interno del Dipartimento dei Beni Culturali riguardano spesso complessi monumentali, chiese, palazzi o ville, studiate anche attraverso la storia dell’architettura e della decorazione dello spazio, che comprende affreschi, mosaici, dipinti e sculture. Ma anche le opere più piccole sono argomento di studio, sia gli oggetti d’uso quotidiano, che i preziosissimi libri miniati, gli avori, l’oreficeria.
Le brevi conferenze proposte spaziano dall’Arte Medievale (Giovanna Valenzano, Arte e scienza nella cappella Scrovegni), all’Arte Moderna (Barbara Maria Savy, Un raro mito ovidiano: le “trasformazioni di Scilla” in Villa Bassi Rathgeb; Marsel Grosso, Nelle stanze segrete di principi e cardinali: Venere nei quadri di Tiziano; Alessandra Pattanaro, Cambio d’attribuzione: un autore possibile per il ciclo antoniano del Santuario del Noce a Camposampiero), dalla Storia critica e collezionistica (Priscilla Manfren, Propaganda, stereotipi e arte coloniale nell’Italia fascista) all’Arte Contemporanea (Guido Bartorelli e Giovanni Bianchi, Proporre mostre d’arte di ricerca (e non meramente commerciali).

La ricerca sulla Musica a Padova è animata da musicologhe che si avvalgono della collaborazione di studiose e studiosi anche internazionali, giovani o affermati. La molteplicità degli interessi di ricerca portati avanti offre risultati di indagine e studio che coprono il periodo storico dall’Antichità a tutta l’Età moderna, secondo metodi condotti in prospettiva antropologica, storica o sistematica e analitica. Le ricerche condividono il concetto di bene musicale, materiale e immateriale, intorno al quale gravitano i principi di eredità culturale, di conservazione del bene e degli ecosistemi sonori, antichi e moderni, dei cinque continenti.
Alcuni contenuti delle ricerche verranno presentati in tre incontri con il pubblico. Silvia Tessari parlerà di Musica bizantina: antiche notazioni e viaggi di codici e sarà l’occasione per illustrare, in un viaggio da Cipro all’Italia meridionale, le forme di notazione della musica sacra appartenente al mondo bizantino (IV-XV secolo), assieme alla storia di codici e di scribi/cantori; Paola Dessì parlerà di Musica per la Cappella degli Scrovegni, dove verranno presentati i primi risultati di una ricerca in corso che mira a valorizzare la dimensione musicale della cappella, dalla presenza della musica nel ciclo pittorico giottesco, all’esecuzione di musiche scritte per la cappella dal musico teorico Marchetto da Padova, il “Giotto” della musica degli inizi del Trecento, sino alla ricostruzione sonora degli spazi che divenivano teatro musicale durante i riti liturgici in essa celebrati; Camilla Cavicchi con Musica nell'antico regno del Benin si incentrerà sulla musica nel ricco e potente regno del Benin (XII-XIX secolo), che produsse alcuni dei più straordinari capolavori dell’arte scultorea africana, oggi dispersi nei grandi musei europei. La mini-conferenza illustrerà le testimonianze di esploratori europei e le tracce del passato musicale di queste popolazioni, ancora visibili sulle sculture. A chiusura degli incontri, il 12 maggio alle 18.15 il Concentus Musicus Patavinus si esibirà con un repertorio sul tema “Passaggi: l’uomo, la musica, il viaggio” con un repertorio sul tema del viaggio di musici, studenti, pellegrini e missionari nei secoli XVI e XVII.

Il video-documentario si chiude con la sezione di Cinema, introdotta da una spiegazione generale di cosa significhi fare ricerche nel mondo degli audiovisivi. La narrazione si articola poi in cinque diversi paragrafi. Il primo, intitolato Precinema, spiega l’importanza degli studi sul periodo storico che anticipa l’invenzione del cinematografo (dicembre 1895) e gli studi realizzati grazie all’esistenza a Padova del Museo del Precinema e della Collezione Minici Zotti. Il secondo Cinema e fotografia racconta il rapporto fondamentale tra fotografia e cinema, attraverso lo studio di autori e autrici che si sono cimentati con entrambi i linguaggi, fino a raccontare come i materiali cine-fotografici agiscano sia come fonte sia come agente di storia. Oppure di ricerche volte al recupero di materiali perduti e racconti visivi non ancora incisi nell’immaginario collettivo (come i filmati sulle due Guerre mondiali) o, ancora, di progetti di ricerca interdisciplinari su genere cinematografici e autori del cinema, della fotografia, della televisione e della multimedialità. Il terzo Cinelands spiega un ampio ventaglio di linee di ricerca che interrogano, con approcci multidisciplinari, le relazioni tra cinema, media, il territorio e nozioni di paesaggio. Le ricerche mostrano come i territori e le loro identità plurali siano narrate attraverso le immagini audiovisivi, concorrendo alla modulazione dei paesaggi e anche delle dinamiche economiche, turistiche, storico-sociali, come accade col “film for turism”. Il quarto Archivi spiega le ricerche d’archivio atte a identificare le trasformazioni dei paesaggi urbani del Novecento nei film di famiglia, quegli Home Movies che rilevano oggi la loro testimonianza sociale, storico e culturale, mantenendo intatta la loro forma intima ed emozionale. Il quinto Corpi parlanti narra come il cinema e la fotografia siano stati strumenti importanti per comprendere come i corpi siano luoghi sensibili, dove si imprimono e segni del tempo, dei contesti socio-culturali. Oggi si avverte la necessità di monitorare e interpellare i nuovi regimi di visibilità dei corpi prodotti dai nuovi media e dalle odierne rappresentazioni per immagini.
Gli incontri con il pubblico dedicati a queste  tematiche sono: Vacanze a Hogwarts: il cinema come veicolo di promozione turistica (Giulia Lavarone), che affronta il tema del cinema e delle serie televisive come veicolo di promozione turistica attraverso esempi nazionali e internazionali, evidenziandone potenzialità e criticità; L'Homo Cinematographicus si espande: scopi della ricerca sul cinema come fonte (non solo) di storia (Mirco Melanco), dove si parla della ricerca sul cinema come fonte e agente di storia; "Queste ragazze inseguono la cronaca": appunti per una storia del fotogiornalismo italiano al femminile del secondo dopoguerra(Romina Zanon), che muovendo dall'analisi dell'articolo di Mario Dondero prenderà in esame gli sguardi al femminile del fotogiornalismo italiano del secondo dopoguerra.


Esaedro della ricerca è stato finanziato nell’ambito della prima edizione del Bando di Ateneo per i Progetti di Terza Missione (2022), che ha impresso un’importante spinta perché la ricerca svolta nei Dipartimenti, ma anche le attività dei Centri e delle Aree dell’Ateneo, si traduca sempre più in iniziative che abbiano significative ricadute sul territorio e sulle comunità.
Il progetto Esaedro della ricerca ha avuto come partner il Comune di Padova, che ha messo a disposizione la Sala della Gran Guardia per l’esposizione delle sei sezioni dello stesso e una serie di incontri con il pubblico. Il progetto ha avuto anche il patrocinio dell’ENS (Ente Nazionale per la protezione e l’assistenza dei Sordi ETS APS) – sezione Padova: la fruizione dei video è infatti garantita anche a persone con disabilità uditiva in quanto è disponibile una traduzione in Lingua dei Segni Italiana, realizzata dalla dott.ssa Rita Sala.
La realizzazione del video-documentario è stata affidata alla ditta AVILab s.r.l., professionisti della cinematografia documentaria, capaci di trasformare il linguaggio scientifico disciplinare in un racconto divulgativo esteticamente rilevante.(04/05/2023- ITL/ITNET)

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