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AMBIENTE - MORTE ORSA AMARENA - FED. PRO NATURA PUGLIA : NESSUNA GIUSTIFICAZIONE. PREOCCUPA DIFFONDERSI SEGNALAZIONI ALLARMISTICHE NEI CONFRONTI DEL LUPO IN PUGLIA

(2023-09-04)

La morte dell’Orsa Amarena, celebre per le sue pacifiche incursioni dei centri abitati abruzzesi in cerca di cibo per i suoi cuccioli, ha scosso l’intera Italia.
Il plantigrado, simbolo del Parco Nazionale d’Abruzzo, era uno degli ultimi 60 esemplari al mondo di orso bruno marsicano ancora viventi. Stessa sorte, la morte per mano umana, era toccata ad uno dei cuccioli di Amarena, Juan Carrito, che a gennaio 2023 era stato investito, perdendo la vita, lungo la SS17 all’altezza di Castel di Sangro.
Amarena è stata uccisa a fucilate a San Benedetto dei Marsi (L’Aquila) da un allevatore 56enne del posto. Dalle cronache dei giornali si apprende che l’uomo avrebbe sparato solo per istinto, avendola trovata a vagare sui campi di sua proprietà, pur sapendo che l’animale era ormai diventato un’icona della possibile convivenza tra uomo e orso. Se l’uomo avesse avvisato le Guardie del Parco o i Carabinieri Forestali per ricevere assistenza, così come abitualmente fa l’intera popolazione del posto, si sarebbe potuta evitare la tragedia." Così Teresa Ferrara della Federazione pro natura Sezione Puglia in merito alla morte dell'Orsa Amarena.
“Mai un orso - prosegue la nota della Federazione Pro Natura della Puglia - ha rappresentato in Abruzzo un qualunque pericolo per l'uomo, neanche quando si è trovato a frequentare i centri abitati. L'atto violento compiuto nei confronti del plantigrado non ha alcuna giustificazione”, ha spiegato il presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, ricordando
che da decenni sono in corso collaborazioni tra Ente parco ed Università per migliorare la coesistenza tra uomo e orsi.
La morte di un animale appartenente ad una specie strettamente protetta, da sempre in via di estinzione e con lunghi tempi generazionali (3-5 anni), rappresenta un fatto di per sé molto grave per gli equilibri dell’intera comunità ecologica del Parco. Trattandosi di una giovane femmina in età riproduttiva (i marsicani vivono fino a 40 anni), l’evento non può che scuotere ulteriormente le coscienze di chi si prodiga per la conservazione della specie.

La Federazione Nazionale Pro Natura, che auspica una giusta condanna all’autore del gesto, sta valutando la possibilità di costituirsi parte civile nell'eventuale processo che seguirà alle indagini.

Ogni anno in media muoiono in media 2,5 orsi bruni marsicani *, molti dei quali per mano umana. E nell’arco di una sola settimana, 9 lupi, 5 grifoni e 2 corvi imperiali sono stati sterminati a maggio, sempre in Abruzzo, per avvelena-mento, alimentando una diffusa “paura del lupo” che da alcuni anni ha contagiato anche la Puglia. Nella nostra regione si susseguono segnalazioni allarmistiche di presunti attacchi di lupi ad allevamenti di bestiame, quasi sempre infondate, in quanto basate su informazioni frammentarie ed inattendibili che non sono accertate dagli esperti".

Inoltre " Non giovano alla fauna selvatica anche le continue deroghe alle norme vigenti della Regione Puglia, che hanno ammesso la caccia di storni e cinghiali. È evidente che l’Ente regione non sta brillando per le politiche ambientali:
istituisce parchi che rimangono sulla carta, vorrebbe affidare le preziose dune sabbiose alla gestione privata e concede alle doppiette di sparare a specie selvatiche.

La politica continua a sottovalutare l’importanza fondamentale della tutela di quella fauna e quella flora che il legislatore ha definito "protette". A nostro avviso le Leggi continuano ad essere troppo “leggera” nei confronti di chi si macchia del reato di uccidere un orso o un lupo. A colui che ha ammazzato l’Orsa Amarena, che attualmente risulta indagato dopo le denunce del Parco, potrebbero essere applicate due pene differenti: la Legge 157/1992 di tutela della fauna o il 544 bis del Codice penale.
Il Codice penale, raramente applicato, prevede per “l’uccisione di animali” una pena che va dai 4 mesi ai 2 anni: una condanna che riteniamo “leggera” perché ancora oggi il reato di uccisione di animali, per crudeltà o senza necessità, fa parte dei cosiddetti “delitti contro il sentimento per gli animali”, ovvero dei reati puniti perché qualcuno nutre compassione per gli animali. Vale a dire che, se questo sentimento di pietà nell’uomo si azzerasse, secondo la legge italiana il reato non sussisterebbe.

La Legge 157/1992, che contempla più specificatamente l’uccisione di specie particolarmente protette, è paradossal-mente ancora più “leggera”, nonostante i danni ecosistemici che ogni perdita comporta.
Prevede la reclusione da 2 a 8 mesi e un’ammenda massima di 2065 euro. Il reato è, per altro, suscettibile di oblazione, il che significa che chi lo subisce potrebbe pagare solo la metà del massimo della sanzione pecuniaria ed evitare la reclusione.

Si capisce quanto urgenti siano diventate le modifiche alle norme in vigore: è necessaria non solo una loro armonizza-zione, ma anche un inasprimento delle misure in caso di uccisione di specie protette e a  rischio di estinzione. Urge una reale inversione di marcia, affinché non passi più il concetto antropocentrico per cui la vita di un animale non umano vale meno di un decimo di quella di un essere umano". (04/09/2023-ITL/ITNET)

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